Crisi ecologica e autoritarismo


uppercutOltre alle riforme di stampo neoliberista sul lavoro e sull’istruzione, e il conseguente peggioramento delle condizioni di vita per noi e l’arricchimento per chi è già ricco, viviamo anche nell’epoca della crisi ecologica: il sistema di produzione capitalistico, con il suo progetto di trasformare tutto il possibile in una fonte di lucro, non sta facendo altro che attaccare le basi stesse della vita biologica.

Una crescita infinita in un sistema ecologico a risorse finite è semplicemente impossibile e pretenderla significa volere produrre un ecocidio di dimensioni inimmaginabili.

Siamo ben consci che la crisi ecologica ha radici profondamente sociali, le stesse da cui trae origine l’attuale crisi che sta comprimendo i salari, tagliando i servizi e aumentando l’inflazione. Le conseguenze più dirette della crisi ecologica le viviamo nella nostra quotidianità: consumo del suolo, cementificazione selvaggia, inquinamento delle acque, peggioramento della qualità dell’aria (e conseguente aumento di alcune patologie).

Ma vi sono anche conseguenze più a lungo termine: effetto serra e riscaldamento globale, desertificazione e deforestazione. Le soluzioni del così detto “capitalismo verde” sono dei palliativi nel migliore dei casi e degli elementi peggiorativi nel peggiore: basti vedere l’esemplare vicenda dei biocarburanti che hanno portato ad ulteriore deforestazione da un lato e sottrazione di risorse per l’alimentazione dall’altro. La devastazione ambientale è connaturata all’attuale sistema di produzione.

Anche in questo campo, è necessario pensare a soluzioni che portino a pratiche radicalmente diverse nell’approcciarsi all’ecosistema, bisogna comprendere che esso non è un serbatoio infinito di risorse ma è l’ambiente in cui viviamo e che ci rimetteremo noi a distruggerlo.