E’ finita la morte

è finita la morte“Non ci sarò più. E allora? Allora non succederà niente. E dove andrò a finire quando non ci sarò più? E’ la morte? Possibile? No, no, non voglio … E’ la morte, sì, la morte. E nessuno di loro lo sa e non vogliono saperlo, non vogliono sentirne parlare. Giocano.”

La rabbia lo soffocava. Si sentì addosso un tormento atroce, un peso insopportabile. Non era possibile che tutti, sempre, fossero stati condannati a un simile tremendo orrore. Si risollevò…

Piangeva sulla propria impotenza, sullo propria orribile solitudine, sulla crudeltà della gente, sulla crudeltà di Dio, sull’assenza di Dio.
Non aspettava nessuna risposta, e pianse sull’assenza di una risposta, sull’impossibilità di una risposta…

E all’improvviso comprese chiaramente che ciò che lo tormentava e non voleva abbandonarlo, se ne stava andando via di colpo, tutt’insieme…

“E il dolore?” si chiese. “Dov’è andato? Dove sei dolore?”

E la morte? Dov’è? Cercò la sua solita paura della morte e non la trovò. Dov’era? Ma quale morte? Non c’era nessuna paura, perché non c’era neanche la morte. Invece della morte c’era la luce. “Ah, è così!” esclamò ad un tratto a voce alta. “Che gioia!”.

Per lui tutto si era compiuto in un attimo e il significato di quell’attimo non cambiò più. Per i presenti la sua agonia durò ancora due ore.

“E’ finita!” disse qualcuno su di lui. Egli sentì quelle parole e le ripetè nel suo animo.

“E’ finita la morte” disse a se stesso.
“Non c’è più”. Aspirò l’aria, a metà dei respiro si fermò, si distese e morì.