Eliminare i mostri neri: l’auto e la TV

00Se dovessi identificare dei responsabili (nonché dei simboli) del degrado sociale, ambientale nonché politico ed economico e pure culturale della nostra epoca, le invenzioni tecnologiche che hanno reso possibile il nostro “sviluppo” e che sono entrate nelle nostre vite dal dopoguerra fino ad oggi diventando parte del nostro pensare, del nostro agire, del nostro vivere, queste due entità sarebbero proprio la televisione e l’automobile.

Entrambi mezzi di trasporto se vogliamo, la prima trasporta immagini e audio in ogni capo del mondo, l’altra trasporta persone e cose a velocità sostenute ma comunque ridotte in rapporto con le dimensioni fisiche del nostro pianeta.

La televisione ha eliminato la conversazione nelle famiglie, a cena e dopo cena, ha letteralmente imbambolato intere generazioni, ipnotizzato a suon di film, telefilm, serie, pubblicità sempre più accanita, per non parlare delle ultime porcherie come le fiction, i reality show e gli stupidi telequiz con veline sempre più nude e prosperose.
Questo lo sanno tutti, ma pochi riescono a vivere senza TV, perché ne siamo tutti drogati e influenzati, talmente tanto che dentro di noi pensiamo: «l’ha detto la televisione», limitando sempre di più la nostra capacità critica e di approfondire argomenti rilevanti. Negli ultimi anni ad ogni modo la televisione è peggioratacosì tanto che molti se ne stanno accorgendo e cominciano a tenerla spenta più spesso.

In realtà quello che dovrà accadere è la completa liberazione dalla televisione di tutte le famiglie … e sarà una scelta propria e del tutto naturale. La televisione sarà sostituita dalla rete web, che invece non consente di ricevere informazioni solo passivamente ma permette un’interazione attiva e la completa libertà di esprimersi. Solo spengendo le televisioni potremo avviare un vero cambiamento.

Mentre con la TV il processo di alienazione è già cominciato e siamo già a buon punto, con l’auto, soprattutto in Italia, siamo davanti a un grosso scoglio duro da abbattere. Ad ogni modo sarà inevitabile anche la sconfitta dell’automobile e forse molto più prossima di quanto crediamo.

Il rendimento utile di un motore a benzina è al massimo dello 0.3, questo significa che oltre il 70% dell’energia introdotta nella macchina, tramite il carburante, è sprecato e disperso in atmosfera sotto forma di calore. Sarebbe quindi più giusto parlare di caldaie con le ruote piuttosto che di automobili, dato che la loro funzione principale è quella di riscaldare l’aria.
Ma non solo le auto sono inefficienti, inquinano tantissimo, fanno rumore e creano caos nelle strade delle città sovraffollate.

Le auto richiedono parcheggi, strade, ponti, incroci, semafori, benzinai, meccanici. Anche pensando ad un’ipotetica auto che andasse ad acqua frizzante mantenendo buone prestazioni e con un inquinamento atmosferico completamente azzerato, non risolveremo comunque il problema del traffico nelle grandi città. Le macchine occupano tantissimo spazio e non rappresentano assolutamente il mezzo più efficace per muoversi nelle città, anche se prescindiamo dal problema rumore e smog restano comunque i limiti fisici di ingombro e di spazio nelle strade.

Il traffico è l’esempio clou di un sistema che non funziona, di un sistema che è arrivato alla sua saturazione, alla sua fine, alla sua obsolescenza perché non rappresenta più un metodo vantaggioso né razionale, sotto vari punti di vista (ambientale, economico, sociale, visivo, pratico e della salute). Il traffico aumenta la confusione, il rumore, lo stress, l’inquinamento atmosferico. Inoltre muoversi in macchina isola le persone tra di loro, chiusi nei loro abitacoli confortevoli, e spesso le mette l’una contro l’altra per questioni assurde.
Per ultimo non dimentichiamo l’aspetto più importante, e cioè i morti e gli invalidi dovuti a incidenti stradali. Non è pensabile in una società civile dover rischiare la vita tutte le mattine per andare a lavoro.

Tutte queste motivazioni fanno concludere che le auto non sono e non saranno mai il mezzo più efficace per spostarsi, specialmente nelle grandi città.

Questa non è un’opinione personale, è un dato di fatto.