Erosione

«Gli errori che abbiamo commesso da cavernicoli» dice il signor Whittier, «sono gli stessi che continuiamo a commettere.» E dunque forse è il nostro destino quello di combatterci e odiarci e torturarci a vicenda…

Il signor Whittier, in sedia a rotelle, si porta al bordo del proscenio, con le mani chiazzate, il cranio pelato. Le pieghe del viso flaccido sembrano penzolare dagli occhi troppo grandi, quegli occhi annebbiati, acquosi é grigi. L’anellino che gli fora una narice, gli auricolari del lettore ed adagiati in spire sulle rughe e sulle pieghe del collo di carne secca. Sul palco, al posto di un riflettore, il frammento di un film in bianco e nero: la testa del signor Whittier tappezzata di eserciti da cinegiornale in marcia. La bocca e gli occhi, persi nelle ombre di stivali e baionette che gli serpeggiano sulle guance.

Dice: «Forse la sofferenza e l’infelicità sono il vero senso della vita».

Considerando che la terra è un impianto di lavorazione, una fabbrica.
Immaginate una macchina per levigare le pietre: un cilindro pieno d’acqua e sabbia che gira e gira. Considerando che la vostra anima vi viene gettata sotto forma di brutta pietra, materia prima o risorsa naturale, petrolio greggio, un minerale. E i conflitti e il dolore altro non sono che la sostanza abrasiva che ci consuma, che leviga le nostre anime, ci rifinisce, ci insegna e ci perfeziona, vita dopo vita. Considerando che siete stati voi a scegliere di entrarci, e di rifarlo ancora, coscienti che questa sofferenza è la ragione unica del vostro venire al mondo. Il signor Whittier, con i suoi troppi denti stipati in una mascella angusta, le sopracciglia come arbusti secchi, le orecchie da pipistrello che si spiegano ampie percorse da eserciti di ombre in marcia, il signor Whittier dice: «L’unica alternativa, è che siamo tutti eternamente stupidi».

Combattiamo guerre. Combattiamo per la pace. Combattiamo la fame. Adoriamo combattere. Combattiamo e combattiamo e combattiamo, con le armi o con la bocca o col denaro. E il pianeta continua a non migliorare nemmeno un po’ rispetto a com’era prima di noi. Chino in avanti, con le mani a ghermire i braccioli della sedia a rotelle, mentre gli eserciti da cinegiornale gli marciano in faccia, con quei tatuaggi mobili di mitragliatrici e carri armati e artiglieria, il signor Whittier dice: «Forse viviamo esattamente nel modo in cui siamo tenuti a vivere, Forse questo pianeta fabbrica sta lavorando le nostre anime… com’è giusto che sia».