EURO: da alternativa a business della povertà


euro-dollaroIl motivo dell’istituzione dell’euro era che, in base agli accordi assunti nel 1995 con la istituzione della Organizzazione Mondiale per il Commercio, avrebbe dovuto instaurarsi una concorrenza tra le monete di pagamento internazionale, con la conseguente fine del monopolio del dollaro statunitense. Gli USA si erano avvantaggiati per più di mezzo secolo della funzione del dollaro come moneta di pagamento internazionale, poiché ciò aveva consentito di stampare molti, ma molti, più dollari di quanti fosse necessario per i pagamenti interni. Nel 1995 si credeva che quel tipo di business monetario si aprisse anche per l’Europa.

All’inizio degli anni ’90 sembrava essersi costituito un solido asse franco-tedesco, che si assunse il ruolo di leadership nel nuovo ed ipotetico business della moneta unica europea alternativa al dollaro. La sinergia tra la potenza nucleare francese e la potenza finanziaria tedesca avrebbe dovuto costituire la base di un nuovo equilibrio planetario del dopo-guerra fredda. Alla metà degli anni ’90 circolava infatti, in parte della sinistra comunista, l’espressione “imperialismo europeo”, a significare questo apparente ruolo di nuovo dominio finanziario della UE a guida franco-tedesca.

Il primo Paese ad adottare l’euro, al posto del dollaro, come moneta di pagamento del petrolio, era stato l’Iraq di Saddam Hussein, che però venne immediatamente invaso dagli Stati Uniti nel 2003. Gli USA avevano quindi lasciato istituire l’euro in base ad una semplice valutazione: i vincoli finanziari imposti dalla moneta unica avrebbero ostacolato lo sviluppo economico dell’Unione Europea, la quale, al momento di andare a riscuotere i vantaggi dell’euro come moneta di pagamento alternativa, si sarebbe trovata di fronte all’alt imposto di forza dagli stessi Stati Uniti.

Finché il presidente francese è stato Chirac, la Francia ha cercato di contrastare la pretesa statunitense di non rispettare gli accordi presi in sede WTO; e vi sono tracce di questo contrasto nella propaganda del cinema americano dei primi anni 2000, dove il personaggio del cattivo o dell’antipatico era spesso un francese. Con la presidenza Sarkozy invece il calo di brache nei confronti degli Stati Uniti è stato totale, al punto che la Francia ha accettato persino di farsi reintegrare a tutti gli effetti nella NATO.

Anche il governo tedesco della Merkel ha accondisceso a questa situazione di sudditanza, accompagnata peraltro da molti privilegi per le multinazionali tedesche; così che il mitico asse franco-tedesco si è praticamente spappolato. Oggi Paesi come l’Italia o la Spagna potrebbero anche chiedere conto a Germania e Francia di questa loro ignominiosa ritirata, e quindi dell’essere stati trascinati in un’impresa senza più vantaggi come l’euro, fonte soltanto di vincoli finanziari, che hanno di fatto trasformato l’Europa in una colonia del Fondo Monetario Internazionale; il quale, guarda caso, ha la sua sede centrale a Washington.

Si è verificato infatti negli anni un rovesciamento della funzione dell’euro: da business monetario che era, oggi è diventato un mero vincolo di “stabilità finanziaria”, ricalcato sui moduli da sempre imposti al terzo mondo dal FMI. L’Europa viene cioè “terzomondizzata” tramite lo strumento dell’euro, e diventa una terra di conquista per i business della povertà come il finanziamento ai consumi, con la conseguente spoliazione del ceto medio. I Paesi europei ad economia più debole non possono più svalutare le loro monete per sostenere le esportazioni, mentre i titoli di Stato di questi stessi Paesi sono vittima delle speculazioni dei cosiddetti “Mercati”, pseudonimo che indica in realtà le agenzie di rating, anch’esse, per pura coincidenza, tutte statunitensi. Le provocazioni delle agenzie di rating possono mettere in ginocchio la finanza pubblica degli Stati, e non in base a cause economiche oggettive, ma per i vincoli finanziari che gli stessi Stati hanno accettato di imporsi.

Ma Italia e Spagna non possono chiedere conto a Francia e Germania della loro ignominiosa ritirata, perché quella stessa ritirata l’hanno iniziata proprio Italia e Spagna. Nel 2003 l’Italia del governo Berlusconi e la Spagna del governo Aznar furono infatti le prime a rompere la solidarietà europea, avallando l’invasione statunitense dell’Iraq. Quindi nessuno ha le carte in regola per poter criticare gli altri, a meno di non cominciare facendo autocritica seria sul proprio passato, qualcosa cioè che non è alla portata di un ceto politico colonizzato come il nostro.