Fine dell’ideologia liberista


system worksNon saremo di certo noi a difendere quelle oramai logore e svuotate di senso democrazie parlamentari che molto prima della trovata dei “governi tecnici” avevano abdicato al dominio della politica in favore dell’economia e della finanza.

Ma quello che si sta consumando nel vecchio continente è un vero e proprio golpe, un colpo di stato che ha portato in sella ai governi tecnocrati di banche d’affari o istituzioni monetarie centrali, che evidentemente non si fidavano più dei politici a libro paga.

Un azzeramento anche formale dell’autonomia del politico, nonostante fossero rimasti in pochi nei palazzi del potere a non decantare le virtù d’organizzazione della società da parte del Dio Mercato; necessario almeno nel nostro paese a dare l’ultima mazzata a quelle sacche di resistenza che tenevano in vita gli ultimi istituti di garanzie sociali che vanno sotto il nome welfare: dalla sanità al mercato del lavoro, dalle pensioni all’istruzione, e cosi via.

La ricetta salvifica che ci ripropongono è sempre la stessa: un neoliberismo in salsa imperialista, dove lo Stato diventa evanescente, privatizza anche l’aria, lasciando le sorti delle moltitudini alla naturale regolamentazione di un darwinismo sociale che ci mette tutti contro tutti. A tutto vantaggio di ristretti club come quello di Davos, dove siedono 200 plurimiliardari che detengono la ricchezza di oltre il 40 per cento della popolazione povera del pianeta.

E’ evidente nella carne viva della gente quanto la strombazzata propaganda neoliberista e il turbo capitalismo finanziario abbiano fallito. E invece chi ci propongono come taumaturghi ai quali affidarsi per superare il guado di una recessione che sta colpendo solo le classi lavoratrici e i pensionati?
Proprio quelle vecchie classi egemoni padri e dell’economia della deregulation, del laissez-faire, ai manager della finanza che hanno razziato e impoverito le nazioni, dilatato la forbice delle disuguaglianze, avvallato il disastro sociale.

Insomma, ai procuratori del Capitale. Gli stessi che hanno vorticosamente alimentato il debito interno degli stati per salvare banche e imprese, che giocando in borsa hanno smarrito la funzione originaria di produrre merci e beni, ovvero per salvare se stessi, che ora presentano a noi altri il conto da pagare.

Ma come, mercati e piazze della finanza sostenute dagli sporchi soldi pubblici di Stato?
Quelli che se finiscono ad un cassintegrato, ad un precario, ad una vedova con pensione di reversibilità fanno parlare di assistenzialismo?
E che fine ha fatto l’ideologia dell’autosufficienza?
Della libera concorrenza?
Della giungla che si autoregolamenta?

Niente, i dotti economisti che affollano i salotti della politica si abbandonano a prediche sulla ineluttabilità dei sacrifici. Prediche che arrivano anche dal colle più importante di Roma e addirittura dalle secrete vaticane, buoni a parlare di ricchezza spirituale e bravi a proteggere dietro lo scudo dei concordati quella materiale.

Ecco allora che il rivoluzionario governo italiano non tocca vitalizi, superstipendi, attività commerciali di Santa Romana Chiesa, ma toglie l’orizzonte della pensiona a milioni di persone, soprattutto giovani. Impoverisce le famiglie con nuove tasse e accise, con effetti inflazionistici devastanti. Fa a brandelli le ultime testimonianze di stato sociale. Applicando la massima del comico d’inizio secolo Ettore Petrolini, “il denaro si prende dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono tanti”. Mentre i ricchi rimangono gli unici “socialisti”, applicando la regola aurea del capitalismo, ovvero quella della socializzazione delle perdite, di contro la strenua difesa del profitto tutto privato e magari anche eluso al fisco.

Si metteranno anche a posto i conti, così facendo, ma si trascurano gli effetti di una pericolosa de socializzazione di massa, che alimenterà ancor più una guerra tra poveri, con rigurgiti razziali e una concorrenza spietata per la sopravvivenza che porta, già oggi, ad accettare un qualunque lavoro a qualunque compenso, senza garanzie e sicurezza di alcun genere.

Per chi si rifiuta, le mense della Caritas, a dio piacendo. Per chi si ribella, i gendarmi e le patrie galere. In ogni caso, di fronte al rigor mortis del capitalismo e alle unghiate delle bestia ferita quasi a morte, non può e non deve mancare il coraggio di una risposta e di una proposta radicale e conflittuale.
L’unica possibile via d’uscita dal grande campo concentrazionario che ci stanno costruendo giorno dopo giorno tutt’attorno.

Fuori da un dominio totale al quale saremo altrimenti destinati.


3 commenti

  • marina fun

    bell’articolo, un sunto ben fatto e realistico

  • UUUUUhhhh quante contraddizioni in questo articolo!!!! chi ha scritto questo articolo intriso di vecchia ideologia massimalista stantia ed ammuffita, fa volutamente molta confusione confidando sul fatto che i piu non capiscono di cosa si stia parlando.

    Un articolo truffa, anzi fuffa. Liberismo e libertarismo sono ben altro rispetto al complottismo che ne viene fuori da questo scritto.

    Non è da “insane” come sito, ma è insane come articolo. Voto totale 3 meno meno.

  • UUUUUhhhh quante contraddizioni in questo articolo!!!! chi ha scritto questo articolo intriso di vecchia ideologia massimalista stantia ed ammuffita fa volutamente molta confusione confidando sul fatto che i piu non capiscono di cosa si stia parlando.
    Un articolo truffa, anzi fuffa. Liberismo e libertarismo sono ben altro rispetto al complottismo che ne viene fuori da questo scritto.
    Non è da “insane” come sito, ma è insane come articolo.