I mali dell’educazione di Stato


rifiutiI danni che derivano da un sistema di educazione statale sono in primo luogo dovuti al fatto che in tutte le strutture pubbliche è implicita l’idea di permanenza.

Può anche essere che queste tentino di render sicuro tutto ciò che si conosce di vantaggioso per la società, diffondendolo. Se procurano i benefici più rilevanti nei primi momenti della loro attività, diventeranno inevitabilmente sempre meno utili con il tempo.

Ma descriverle come inutili significa render conto dei loro demeriti in modo assai debole. Esse di fatto limitano i voli della mente, fissandola su credenze fondate su errori assodati. A proposito delle università e delle strutture intensive finalizzate allo studio, spesso è stato osservato che la conoscenza colà insegnata è indietro di un secolo rispetto a quella esistente tra i membri più liberati e meno propensi ai pregiudizi della loro stessa comunità politica.

Ma l’educazione pubblica ha sempre speso le sue energie nel sostegno al pregiudizio; ai suoi allievi insegna non la forza d’animo per mettere alla prova ogni proposizione, ma l’arte di difendere quelle idee cui capita di essere consolidate.

Questo tratto è presente in ogni tipo di struttura pubblica; persino nella meschina istituzione della scuola domenicale si insegna principalmente a venerare superstiziosamente la Chiesa di Stato e a inchinarsi a ogni uomo con una bella giacca. Tutto ciò è direttamente contrario ai veri interessi dell’umanità. Prima che si possa cominciare a esser saggi, è necessario disimparare tutto questo.

In secondo luogo, l’idea di un’educazione statale è fondata su una mancanza d’attenzione per la natura della mente. Tutto ciò che un uomo fa per se stesso è fatto bene; tutto ciò che i suoi vicini o il suo Paese intendono fare per lui è fatto male. La nostra saggezza starebbe nell’incitare gli uomini ad agire da sé, e non a tenerli in uno stato di eterna fanciullezza. Chi impara perché desidera imparare ascolterà le istruzioni che riceve, giudicandone il senso. Chi insegna perché desidera insegnare metterà entusiasmo ed energia nella sua professione. Ma nel momento in cui le istituzioni politiche cominciano ad assegnare a ogni uomo il suo posto, ognuno adempirà alla sua funzione in modo passivo e indifferente.

Il complesso di questo orientamento dell’educazione statale è fondato su un presupposto che è stato ripetutamente confutato nel corso di quest’opera, ma che ci è ritornato addosso in un migliaio di forme: l’idea che la verità incondizionata sia inadeguata allo scopo di illuminare l’umanità. In terzo luogo, il progetto di un’educazione statale dovrebbe essere uniformemente scoraggiato in considerazione della sua ovvia alleanza con il governo statale. Si tratta di un’alleanza dalla natura molto più formidabile di quella, più antica e molto contestata, tra Chiesa e Stato. Prima di mettere una macchina tanto potente a disposizione di un agente tanto ambiguo, ci conviene considerare bene cosa stiamo facendo. Se anche fosse possibile supporre che gli agenti del governo non si propongano un obiettivo che ai loro occhi appare non solo innocuo ma anche meritorio, il male nondimeno si verificherà. Le loro idee come istitutori di un sistema educativo non mancheranno di essere simili alle loro idee nella sfera politica: gli elementi sui quali viene costruita la difesa della loro condotta politica saranno gli stessi su cui verranno fondate le loro istruzioni come istitutori.

Non è vero che alla nostra gioventù debba essere insegnato a venerare la costituzione, per quanto eccellente; i giovani devono esser portati ad amare la verità; la costituzione va amata solo sino a quando corrisponderà alle deduzioni non influenzate della verità. Se il sistema dell’educazione statale fosse stato adottato quando il dispotismo trionfava, siamo a ogni modo convinti che non avrebbe potuto soffocare per sempre la voce della verità.
Ma si sarebbe però rivelato il più formidabile e incisivo strumento suggerito dall’immaginazione per quello scopo. Eppure, nei Paesi dove prevale in genere la libertà, si può ragionevolmente presumere che siano presenti errori importanti, e che un’educazione statale tenda il più direttamente possibile a perpetuare gli stessi errori e a formare le menti sulla base di un unico modello.