I padroni sono tali finché esistono persone che si fanno serve.

Che cosa gliene viene in tasca alle folle, concretamente, anche in termini di giustizia sociale, il fatto di stare a difendere il sistema, o l’etichetta di partito, o le parole di un capo a loro estraneo, comunque qualcosa di esterno?

A consultare la storia di questo sistema di nome stato, mi pare di vederci solo ingiustizie causate proprio dalle ‘locali corporations’ fintamente in guerra tra loro, ma a cui la massa aderisce per farsi però la guerra davvero, la guerra tra poveri.

Allora, visto che ai servi non viene in tasca altro che il dissidio tra le parti, non posso fare a meno di pensare all’indottrinamento compiuto dal sistema anche per mezzo dell’esaltazione della guerra proposta in mille salse e ovunque, al fine di addestrare anche mentalmente i bimbi la massa adulta alla loro esclusiva guerra.

La guerra del pianerottolo.

Infatti il sistema si regge sulla pratica della competizione feroce, mica sulla pratica della solidarietà.

Insomma, osservando la storia da una prospettiva alta e lunga, mi pare di capire (al di là di altre voci che lo affermano) che l’unica cosa di cui le folle hanno ‘goduto’ sia, oltre alla condizione di sudditi devoti con tutto il nefasto che comporta, un conflitto perenne tra le etichette, una lotta autolesionista per far andare al potere questo o quel padrone, e che per tale scopo la folla sia stata pedagogizzata con una serie infinita di elementi violenti, autoritari e divisori. Le folle dovrebbero smetterla di essere tali, dovrebbero sganciarsi dalle loro convinzioni più profonde, dai loro partiti, dalle loro suddivisioni artificiose, dalle ‘specializzazioni certificate’, oppure la smettano di cantare ‘el pueblo unido…’ solo per darsi un tono da internazionaliste, perché, a vedere poi nel concreto, esattamente come per i criminali delle ostie, le folle non aspettano altro di vedere una ‘divisa di un altro colore’ per maturare l’idea di farla fuori, in nome e per conto del loro capo.