Il Contratto Sociale


seduti sul mondoL’anarchismo è basato su una concezione sostanzialmente ottimistica della natura umana: se gli individui hanno una tendenza naturale verso il bene comune, non c’è nessuna necessità di uno stato che faccia da arbitro fra di loro. Al contrario, lo Stato ha in realtà degli effetti perniciosi sulle relazioni sociali. Per questo gli anarchici rigettano le teorie politiche basate sull’idea di contratto sociale. Queste teorie si basano su un’idea molto negativa della natura umana. Secondo Hobbes gli individui sono sostanzialmente egoistici, aggressivamente competitivi e individualisti, e nello stato di natura sono impegnati in una guerra di tutti contro tutti in cui l’egoismo individuale li spinge naturalmente al conflitto con gli altri. Secondo questa teoria, la società nello stato di natura è caratterizzata da un estrema conflittualità: non esiste alcun legame comune tra gli individui, c’è invece un continuo stato di guerra tra di loro, una lotta continua per le risorse. Per porre fine a questa guerra permanente, gli individui si incontrano per sottoscrivere un contratto per stabilire una qualche forma di autorità. Si accordano a sacrificare parte della loro libertà in cambio di una qualche forma di ordine, in modo da poter perseguire i propri scopi individuali più pacificamente e in maniera più conveniente. Si accordano sulla creazione di uno Stato che abbia autorità sulla società e che sia in grado di fungere da arbitro tra le volontà in conflitto e rafforzare la legge e l’ordine.

L’estensione dell’autorità dello Stato può variare dallo Stato liberale, il cui potere è in teoria temperato dalle regole delle leggi, fino allo Stato assoluto – il Leviatano – sognato da Hobbes. Benché i modelli possano variare, gli anarchici comunque sostengono che il risultato della teoria del contratto sociale sia il medesimo: la giustificazione della dominazione statale, sia che essa sia regolata da leggi, sia che essa si imponga con la forza bruta. Per gli anarchici ogni forma di potere dello Stato e’ un’imposizione di forza. La teoria del contratto sociale è un abile manovra che legittima la dominazione politica – Bakunin la chiama una “diceria insensata”. Egli espone così il paradosso principale della teoria del contratto sociale: se in uno stato di natura gli individui si trovano come selvaggi primitivi, com’è possibile che essi improvvisamente abbiano l’intuizione di unirsi per formare un contratto sociale? Se non esistono legami comuni nella società, nessun elemento comune tra gli uomini, allora su che cosa può basarsi un contratto sociale? Come Nietzsche, gli anarchici sostengono che non esista alcun accordo e che lo Stato fu imposto dall’alto e non dal basso. Il contratto sociale tenta di mistificare le origini brutali dello Stato: guerra, conquista, conflitto, sottomissione e non accordo razionale. Per Kropotkin lo Stato è una violenta disgregazione di una società armoniosamente funzionante e un’imposizione su di essa. La società non ha alcun bisogno di un “contratto sociale”. Essa ha già il proprio contratto con la natura, ed è governata da leggi naturali.

L’Anarchismo può essere inteso come una lotta tra l’”Autorità naturale” e l’”Autorità artificiale”. Gli anarchici non respingono ogni forma di autorità, come viene loro attribuito dai vecchi luoghi comuni. Al contrario, essi dichiarano la loro assoluta obbedienza all’autorità incarnata in quella che Bakunin chiama “legge naturale”. Le leggi naturali sono essenziali per l’esistenza umana, secondo Bakunin – esse ci circondano, ci forgiano e determinano il mondo fisico nel quale viviamo. Ma questa non è una forma di schiavitù perché queste leggi non sono esterne all’uomo: “queste leggi non sono in relazione estrinseca a noi, ci appartengono totalmente, esse costituiscono la nostra natura, il nostro essere dal punto di vista fisico, intellettuale e morale”. Esse sono ciò che costituisce l’uomo, la sua essenza. L’uomo è parte integrante della società naturale, organica, secondo Kropotkin. L’Anarchismo, quindi, è basato sulla nozione specifica di essenza umana. La moralità ha le sue basi nella natura umana, non in una fonte esterna: “l’ideale della giustizia e del bene, come tutte le cose umane, deve avere le proprie radici nell’animalità propria dell’uomo”.

L’autorità naturale è opposta irrimediabilmente all’”autorità artificiale”. Per autorità artificiale, Bakunin intende il “potere”: il potere politico racchiuso in istituzioni come lo Stato e nell’apparato legislativo creato dall’uomo. Questo potere è esterno alla natura umana ed è un’imposizione su di essa. Esso ostacola lo sviluppo delle caratteristiche morali innate nell’uomo e le sue capacità intellettuali. Sono queste capacità, secondo gli anarchici, che libereranno l’uomo dalla schiavitù e dall’ignoranza. Per Bakunin, quindi, le istituzioni politiche sono “ostili e fatali per la libertà delle masse, perché impongono loro un sistema di leggi esterne e quindi dispotiche”.

In questa critica dell’autorità’ politica, il potere (autorità artificiale) e’ esterno al soggetto umano. Il soggetto umano e’ oppresso da questo potere, ma resta incontaminato perché la soggettività umana e’ creazione del proprio elemento naturale, opposto al sistema della politica. Quindi l’anarchismo e’ basato su una chiara e manichea divisione tra autorità artificiale e naturale, tra potere e soggettività, tra Stato e società. Inoltre, l’autorità’ politica e’ fondamentalmente repressiva e distrugge il potenziale umano. La società umana, secondo gli anarchici, non può svilupparsi finché le istituzioni e le leggi che la trattengono nell’ignoranza e nella servitù, come dei lacci che la legano, non siano del tutto eliminate. L’anarchismo deve, inoltre, supporre un “luogo” per questa resistenza: un luogo morale e razionale, un luogo incontaminato dal potere che opprime l’uomo, e da cui può sorgere la ribellione contro il potere. Questo luogo e’ la soggettività umana. L’essenza umana, con le sue caratteristiche morali e razionali, e’ uno stato di pienezza che giace sopito nell’uomo, e verrà pienamente realizzato quando il potere politico che lo opprime sarà spazzato via. E’ da questo luogo di pienezza inespressa che nascerà la rivoluzione contro il potere. L’innata moralità e razionalità umane attaccheranno il potere politico, che e’ per natura irrazionale e immorale. Secondo la teoria anarchica, la legge naturale prenderà il posto dell’autorità politica, l’uomo e la società rimpiazzeranno lo Stato. Per Kropotkin l’anarchismo può pensare oltre le categorie dello Stato, oltre le categorie del potere politico assoluto, perché ha una solida base di partenza. Il potere politico ha un avversario esterno ad esso da cui può essere criticato e un’alternativa da cui può essere rimpiazzato. Kropotkin riesce a tratteggiare una società nella quale lo Stato non esiste e non e’ necessario, una società regolata non dal potere politico e dall’autorità, ma dagli accordi comuni e dall’azione cooperativa.

Una tale società e’ possibile, secondo gli anarchici, grazie alla natura essenzialmente cooperativa dell’uomo. Contrariamente all’approccio Darwinista, che insiste sull’innata competitività degli animali – la sopravvivenza del più forte – Kropotkin trova un’istintiva cooperazione e un istinto sociale negli animali, e in particolare negli esseri umani. Questo istinto Kropotkin lo definisce “aiuto reciproco” e dice: “L’aiuto reciproco e’ il fatto predominante della Natura”. Kropotkin applica questa scoperta alla società umana. Egli sostiene che il principio naturale ed essenziale della società umana e’ l’aiuto reciproco, e che l’uomo e’ naturalmente cooperativo, socievole ed altruistico, e non competitivo ed egoistico. Questo e’ il principio organico che governa la società, ed e’ da questo che derivano le nozioni di moralità, giustizia e etica. La moralità, secondo Kropotkin, si evolve partendo dalla necessità istintiva di riunirsi in tribù, in gruppi – e dalla naturale tendenza verso la cooperazione e la mutua assistenza. Questa socievolezza e la capacità di aiuto reciproco e’ il principio che tiene unita la società, fornendo una base comune sulla quale la vita quotidiana può svolgersi normalmente. Per questo la società non ha bisogno dello Stato: essa possiede i propri meccanismi di regolazione, le proprie leggi naturali. Il principio dell’aiuto reciproco sostituirà naturalmente quello dell’autorità’ politica. Uno stato di “anarchia”, una guerra di “tutti contro tutti”, non si scatenerà una volta abolito lo Stato. Per gli anarchici, lo stato di “anarchia” esiste adesso: il potere politico crea il disagio sociale, non lo previene. Quello che viene invece impedito dallo Stato e’ il funzionamento naturale ad armonico della società.

Per Hobbes, la sovranità dello Stato è un male necessario. Non c’è alcun tentativo di fare dello Stato un feticcio: lo Stato non scende dal cielo, preordinato dal volere divino. Esso è pura sovranità, puro potere, ed e’ costituito sugli spazi vuoti della società, e precisamente allo scopo di prevenire la guerra permanente insita nello stato di natura. Il contenuto politico dello Stato e’ indifferente, a patto che esso plachi l’irrequietezza della società. Esso può essere una democrazia, un’assemblea sovrana o una monarchia, non importa: “qualsiasi forma del potere, purché essa sia abbastanza sviluppata da proteggerli, serve allo scopo”. Come gli anarchici, Hobbes e’ convinto del fatto che l’aspetto esteriore del potere sia ininfluente. Sotto ogni maschera ci deve essere un potere puro, assoluto. Il pensiero politico di Hobbes e’ centrato attorno al desiderio di potere, visto semplicemente come antidoto al disordine, e sotto il quale le sofferenze individuali siano incomparabilmente minori rispetto a quelle sofferte in stato di guerra. Per gli anarchici invece, poiché la società si regola da sola seguendo le proprie leggi naturali e poiché c’è un’etica naturale che spinge alla cooperazione, lo Stato e’ un male “non necessario”. Invece che prevenire uno stato di guerra permanente tra gli uomini, lo stato genera proprio questa guerra: lo Stato è basato sulla guerra e sulla conquista, invece che sulla ricerca delle soluzioni. L’anarchismo può guardare oltre lo Stato, perché parla con la prospettiva di un punto di vista fondamentale: la socievolezza naturale degli esseri umani. E dunque l’anarchismo concepisce un’alternativa allo Stato. Hobbes, d’altra parte, non ha questo punto di partenza: non esiste un’alternativa allo Stato. La società, secondo Hobbes, è caratterizzata da differenze e antagonismi. In effetti, non esiste neanche una società di cui parlare: la società è uno spazio vuoto. Essa deve essere costruita artificialmente nella forma dello Stato assoluto. Mentre l’anarchismo si basa sulla legge naturale, Hobbes si può basare solo sulla legge dello Stato. Al centro del paradigma anarchico c’è la pienezza di senso della società, mentre al centro del pensiero di Hobbes non c’è altro che vuoto e conflitto.