Il giustizialismo di sinistra

pecoreIl giustizialismo di sinistra non nasce ovviamente con Grillo. Il giustizilismo di sinistra oggi non si ferma a Grillo. Grillo è però il padrone del più grande partito, non proprio di sinistra, del fronte giustizialista. Un fronte vasto che va da Repubblica al Fatto Quotidiano, da Ingroia a Grasso, dalla Lega degli inizi dell’ultimo decennio del secolo scorso, all’Idv della fine del primo decennio del Duemila. Più che un fronte, un universo culturale, un universo dove spesso accadono collisioni e scontri, più caos che cosmo.

Il vantaggio di Grillo è di non essere un giustizialista di sinistra, ma soltanto un giustizialista. In altre parole può criticare con la stessa durezza il PDL e il PD, bombardare con le stesse armi Siena e il Pirellone, opporsi con demagogia all’amnistia, strizzando l’occhio agli elettori leghisti, ma anche alla grazia per Berlusconi, eccitando i “democratici” delusi da Napolitano. Insomma – gli va senz’altro riconosciuto – è il più coerente fra i manettari, coerenza che è stata indubbiamente premiata alle elezioni.

Le domande prima di andare avanti che dobbiamo porci sono: perché in Italia è nato questo singolare fenomeno del “giustizialismo di sinistra”? la sinistra non dovrebbe essere quella che di fronte al poverello che ruba la mela e al gendarme che lo conduce al gabbio tenendolo per un orecchio si schiera con il povero ladruncolo? come è possibile che in questo dannato Paese sia nata una sinistra amica della feccia giudiziaria?

A partire dal 1990, con il crollo del Muro di Berlino, la sinistra italiana prende una sbandata madornale. Il PCI si conferma, nonostante la presa di distanze di 20 anni prima, ancora una forza stalinista. Infatti, crollato il socialismo reale, crede che sia crollato l’intero orizzonte comunista, e così si suicida. Soppravvivono solo quelli che con corenza dicevano che “no, quello mica è vero comunismo”, i trotskisti (oggi per la prima volta nella storia hanno pure un partito presente alle elezioni su quasi tutto il territorio, il PCL), la sinistra comunista, ma soprattutto gli anarchici, che come nel resto del mondo, tornano lentamente protagonisti della vita politica e delle proteste di massa. Ovviamente i veri rivoluzionari, sapendo che quello non era vero comunismo, non hanno avuto alcun danno.

Ma la stragrande maggioranza della sinistra italiana ne è uscita a brandelli. E’ lì che comincia una crisi culturale devastante e la ricerca irrazionale di una nuova identità. Questa nuova identità nel resto del mondo ha preso le forme più disparate: i Verdi già da fine anni ’80, il Partito dei Pirati, le sinistre plurali e in molte regioni del mondo, lo abbiamo già detto, gli anarchici. Solo in Italia però si impone questo bizzarro fenomeno del “giustizialismo di sinistra”.

Come mai? Beh sicuramente perché la borghesia italiana è una borghesia corrotta, feudale, mafiosa. Perché proprio in quegli anni abbiamo Craxi, mani pulite e poi… fatale… Berlusconi.

Insomma già dal ’92 invece che ripensare ad un movimento rivoluzionario adeguato ai giorni nostri, è stato troppo facile innamorarsi dei giudici; sono d’altronde i mesi della morte di Falcone e Borsellino. Il PCI-PDS insomma passa da Lennin a Di Pietro, il cui nome viene osannato in Piazza San Giovanni da centinaia di migliaia di persone in un tripudio di bandiere rosse (quelle nuove con la Quercia, ma anche tanti di quelle vecchie con la Falce e il Martello).

Il giustizialismo di sinistra è stato un vero e proprio tumore, che si è infettato lentamente, fino ad esplodere, venti anni dopo, con la più grande delle sue metastasi: il movimento 5 stelle.

tratto da: Contributo al dibattito sul grillismo