Illuminati e subito pentiti


Reagendo ai limiti e ai danni dell’attivismo immediatista, di cui alcuni gruppuscoli sono un’espressione esemplare, ha trovato la soluzione in una sorta di atarassia, scevra da quelle turbolenze che disturbano l’oggettività di un’analisi dei fenomeni scientificamente fondata.

Nel caso specifico, oggetto dello studio sono però i fenomeni sociali, ambito in cui i presupposti metodologici scelti sottendono, teoricamente, quel materialismo volgare che Marx stigmatizzava nelle Tesi su Feurbach, vedi in particolare la Prima. Niente di male, altri hanno percorso questa strada, per esempio Althusser.

Segnato dal suo “peccato originale” militante, si formula una particolare versione di materialismo volgare, dove la veste scientifica della “teoria delle catastrofi” maschera una concezione squisitamente escatologica o teleologica, che sconfina in una visione apocalittica, condita con un malcelato fanatismo.

Come i talmudisti nelle sacre scritture cercano i “segni” della prossima venuta del Messia, c’è persino chi cerca nella scienza la conferma del Comunismo.

In questa concezione, la progettualità politica (il programma) e la prassi rivoluzionaria si risolvono nella banalizzazione del concetto di “rovesciamento della prassi”, scadendo in un ingenuo ottimismo scientista. A questo proposito è significativo ricordare che; “l’intero sistema della produzione sarebbe già utilizzabile così com’è, con la sua estesa socializzazione, la sua razionalità e la mancanza, al suo interno, delle categorie di valore (il prodotto diventa merce solo quando lascia il ciclo produttivo ed entra nel mercato)”.

Una volta chiarito l’equivoco sulle quali si è soffermata la mia attenzione, ma questo avviene per le elaborazioni di qualsiasi centro intellettuale degno di questo nome, a prescindere da surrettizie etichette.

A ben vedere, c’è qualcosa che rappresenta una versione più raffinata del materialismo volgare di Lotta Comunista, proponendo il medesimo atteggiamento contemplativo nei confronti del mondo. Tanto, lavora la vecchia talpa, figlia legittima dell’astuzia della ragione di Hegel.

Ogni tanto capita da noi qualche professorino attirato dalla qualità di quello che crede il “nostro” lavoro, un centro intellettuale degno di questo nome!, ignaro delle sue radici, che invece affondano nella storia della libertà della rete.

Poi, in genere dopo qualche settimana, constatato che da noi si lavora duramente, si chiacchiera poco e soprattutto si producono robusti anticorpi contro il virus dell’individualismo e possibilità politiche, se ne va sbattendo la porta.

L’aspetto curioso è che se ne va sempre con motivazioni assai poco originali, copiate di sana pianta da quelle che sono le critiche di chi difende un sistema e vuole aiutarlo a rigenerarsi, convogliando la massa in nuovi recinti.