Impiastro appariscente

La grande marmellata contemporanea si espande. Ogni individuo irriducibile, ogni idea ribelle, ogni esperienza singolare si sta sbriciolando, sciogliendo, liquefacendo, per finire mescolato con composti di origine diversa, altrimenti inassimilabili. Il risultato è questo impiastro appariscente quanto stucchevole, appiccicoso quanto insulso, in grado di far combaciare preghiera e bestemmia, ordine e rivolta. Fa capolino un po’ dappertutto, nei nostri piatti come nei nostri pensieri.

Sebbene non sia null’altro che mercificazione, adulterazione e recupero, ci viene spacciato come una novità da non perdere, come un superamento da acclamare, come un oltre da sognare.

Purtroppo in quest’epoca geneticamente modificata c’è chi alla sopravvivenza si ritrova ad offrire la squallida prostituzione del culo e del cuore. Ieri rivoluzionari che volevano cambiare il sistema, oggi liberi professionisti che campano sfruttando la rivolta altrui. Senza pudore, con disinvoltura, nella certezza che tutti gradiscano la loro putrida marmellata. Una certezza forse comprensibile vista la diffusione della servitù volontaria, ma infondata.

È finita come doveva finire, dopo che i guastafeste lasceranno le sale, saranno gli stessi organizzatori a decretare la fine di una rivoluzione diventata palesemente una farsa.

È ora che qualcuno gli ricordi la differenza fra la ricerca della sovversione dell’esistente e la questua della sovvenzione dell’esistente.

È ora che tutti i rivoluzionari del sistema, dai reduci affabulatori ai mitopoietici galoppini dell’industria culturale, passando per i dissociati rimembranti per convenienza, imparino a lasciar perdere per sempre quella rivolta che non fa più parte della loro vita.