Le Decisioni non sono Conclusioni

Molta gente confonde le decisioni con le conclusioni. Ma le decisioni non sono conclusioni. Esistono quattro differenze concettuali tra una decisione e una conclusione.

1. Decidere significa scegliere una opzione tra un certo numero di opzioni. Se esiste solo un’unica opzione non possiamo scegliere e non abbiamo nulla da decidere. Scegliere significa preferire. Ogni preferenza è determinata da una priorità. Ogni decisione è quindi determinata da una priorità. Le conclusioni sono un’altra cosa. Non possiamo scegliere una conclusione in linea con le nostre priorità. Esiste soltanto una giusta conclusione alla quale dobbiamo arrivare usando i dati alla nostra portata, il pensiero logico e il sapere tecnico, non le priorità. I dati, il raziocinio e la conoscenza determinano una sola conclusione giusta, alla quale dobbiamo attenerci anche se ne preferiremmo una diversa.

2. Una conclusione può essere giusta o sbagliata, (2+2=5), mai buona o cattiva. Una decisone può essere buona o cattiva, mai giusta o sbagliata. Non esistono decisioni sbagliate, ma solo decisioni cattive, e non esistono conclusioni cattive, ma solo conclusioni sbagliate.

3. Coloro che prendono delle decisioni sono responsabili del risultato che ne deriva, perché avrebbero potuto prendere una decisone differente – avendo priorità differenti – e quindi ottenere un risultato differente. Coloro invece che arrivano a una conclusione non sono responsabili dei suoi risultati. Non possono arrivare a una conclusione diversa ma ugualmente giusta. Sono responsabili soltanto di arrivare alla conclusione giusta, non dei suoi risultati.

4. I dati determinano le conclusioni, ma non determinano le decisioni. Dati identici obbligano persone differenti ad arrivare ad un’identica conclusione, ma tali persone possono prendere decisioni differenti sulla base di differenti priorità.

Per chiarire ulteriormente la differenza tra decisione e conclusione proviamo a paragonare la domanda di Amleto “Essere o non essere?” con il ragionamento di un medico: “Amputare o non amputare?” Amleto ha due opzioni e deve decidere quale scegliere. Sapere e logica non lo possono aiutare, perché non stabiliscono cosa sia ‘bene’ per lui. Dal suo lato, il medico deve risolvere il suo dilemma con l’aiuto del suo sapere medico e del raziocinio logico, che lo porteranno alla giusta conclusione medica. Se questa conclusione dovesse avere conseguenze ‘cattive’, non si può farne responsabile il medico. Il medico è responsabile soltanto della correttezza della sua conclusione diagnostica.

Immaginiamo un paziente che soffra di un tumore alla gamba. Analizzando i dati clinici il medico giunge alla diagnosi di tumore maligno e dice al suo paziente: “Un’amputazione può prolungare la Sua vita, altrimenti Lei morirà presto.” Associando quindi il pensiero logico ai dati della scienza medica un medico può trarre una sola conclusione medica, la diagnosi. Se questa fosse sbagliata ciò è dovuto a un errore dei dati tecnici o del ragionamento clinico, ma non alle priorità del medico.

I dati clinici determinano la conclusione del medico, ma non la risposta del paziente a quella conclusione. Il paziente – non il dottore – decide come rispondere alla diagnosi del medico.

La stessa conclusione medica potrà portare pazienti differenti a prendere decisioni differenti dovute a differenti priorità. Alcuni decidono che è meglio morire piuttosto che vivere una vita da disabili, altri decidono di vivere da disabili piuttosto che morire. Quale di queste decisioni è quella buona?

Può la stessa diagnosi portare a due decisioni opposte, tutte due buone?
Possono due decisioni opposte essere ugualmente ‘buone’?
Per quanto possa sembrare sorprendente, la risposta è: Sì.

Il motivo è semplice: pazienti differenti hanno priorità differenti, alcuni preferiscono essere disabili invece di morire, mentre altri preferiscono la morte alla disabilità. Entrambe le decisioni sono buone agli occhi di chi le prende, perché sono determinate da priorità differenti, non da fatti, da scienza o da pensiero logico. Persone differenti hanno priorità differenti, e non esiste una priorità assoluta che possa darci una scala di priorità.

C’entra tutto ciò con la Politica?
In Politica si prendono decisioni o si tirano conclusioni?
I politici ‘decidono’ o ‘concludono’ una politica?
In Politica, la gente vota.
Votare significa scegliere.

Chiunque decida le politiche – Re, dittatore, presidente, primo ministro, capo oppure normale cittadino – sceglie una opzione tra un numero di opzioni. Non è possibile decidere una conclusione. Il rispondere alla domanda “Cosa bisogna fare?” è sempre una decisione, mai una conclusione.

Le decisioni sono determinate da priorità, non da dati, da sapere o da pensiero logico. Gli stessi fatti, lo stesso sapere e lo stesso pensiero logico possono portare a decisioni differenti dovute a priorità differenti.

In Politica si prendono decisioni, non si arriva a delle conclusioni. Decidiamo su dei temi politici, non arriviamo a delle conclusioni su di questi.

Coloro che prendono delle decisioni sono responsabili per le conseguenze che ne seguono, perché potrebbero aver preso delle decisioni differenti – basate su priorità differenti – ed ottenere dei risultati differenti.

Di solito, i politici le cui decisioni hanno prodotto risultati indesiderati tentano di sfuggire le loro responsabilità dicendo: “Non ho avuto altra scelta”, spacciando così le loro decisioni per conclusioni. Ma essi hanno votato. Votare significa scegliere, e non si può scegliere una conclusione.