L’ideale politico del professore (Pt 1)


0000000000000Scusami Gennà, ma tu parli parli e alla fine non hai detto niente dice il dottor Palluotto.


Come sarebbe a dire che non ho detto niente?
Volevo dire che alla fine di tutta la tua dissertazione politica tu non ci hai fatto capire
quale siano in parole povere le tue idee politiche.


Il dottor Palluotto, professò, vorrebbe sapere voi per chi avete votato suggerisce Saverio.


Ed io l’avevo capito. Voi qua per forza volete schedarmi, e già perché logicamente voi dite
che, in una discussione politica, un povero dio come può fare a parlare con uno se prima non
ha capito se questo qui è  fascista o è comunista. Non `e vero, Vittò?

Ma che c’entra questo ribatte il dottor Palluotto. A me non me ne frega assolutamente
niente di sapere per chi hai votato. Io volevo umilmente farti osservare che nella tua conferenza
politica di poco fa, tu hai sostanzialmente fatto due asserzioni: hai detto che il potere, qualsiasi
sia l’ideale scelto come mezzo di affermazione, altro non `e che il manifestarsi di un istinto
di sopraffazione da parte di una minoranza nei confronti della collettività, e poi hai criticato qualsiasi iniziativa rivoluzionaria contro il potere, predicando la moderazione riformistica.

Ora a me sembra, correggimi se sbaglio, che consigliare il prossimo a disinteressarsi della politica, in quanto corsa al potere, e nello stesso tempo invitarlo a rallentare ogni spinta rivendicativa, equivalga tutto sommato a fare un discorso qualunquista che, guarda caso, coincide propriocon i “desiderata” dei signori che detengono il potere. A questo punto professore io ti chiedo: giù la maschera e dicci da che parte stai. Quali sono le tue vere idee politiche?

E se ti confessassi che io, Gennaro Bellavista, un’idea politica non ce l’ho? E se ti dicessi:
Vittorio mio, l’unica idea politica che mi viene in mente certe volte `e quella di restare chiuso
in casa a pensare? Mi crederesti sì o no?


E no che non ti crederei.

E forse avresti ragione. Comunque io adesso vorrei proporvi una cosa: siccome tempo ne
abbiamo e parlare ci piace, cerchiamo di fabbricarci, di comune accordo, un ideale politico che
vada bene per tutti.

Secondo me non ci riusciremo mai.

E va bene, e allora vorrà dire che ci avremo provato. Ma vediamo almeno dove andiamo a
finire. Dunque iniziamo con una domanda: che cosa pensate che un ideale politico debba volere
sopra ogni altra cosa?

Be’, risponde il dottor Vittorio secondo me su questo non ci sono dubbi: il bene primo
`e la giustizia sociale. In fondo che cosa `e lo stato? Un ente la cui ragione di essere `e dovuta al
fatto che gli uomini sono ancora dei grandissimi figli di puttana.“Homo homini lupus diceva Hobbes. Ora ragioniamo: se `e l’egoismo a creare lo stato, `e chiaro che primo obiettivo di questo stato debba essere il controllo di questo egoismo, ovvero il raggiungimento di una giustizia sociale.

Sono perfettamente d’accordo con il dottore sull’ importanza della giustizia sociale, dico
io ma veramente vorrei ricordare anche qualche altro bene fondamentale a cui, secondo il mio
parere, uno stato dovrebbe tendere. E parlo, mi avrete già capito, della libertà individuale. Il
termine libertà purtroppo è vago, dato il grandissimo uso che tutti ne fanno, però se vogliamo
collegarci a quanto detto proprio in questo momento dal dottor Vittorio e cioè ai motivi che
determinano la nascita dello stato, ci accorgiamo che lo stato nasce coercitivo cioè ha come
primo obiettivo la limitazione della libera volontà degli esseri umani…


Si ma solo per disciplinarne gli impulsi predatori, cioè per evitare che si commettano atti
ingiusti verso gli altri.

D’accordo, ma dal momento che la valutazione morale di questi atti `e affidata allo stato
e che questo stato in ogni caso è costituito da esseri umani cioè da quei lupi di cui parlava
Hobbes, non possiamo non tenere in grandissimo conto la libertà individuale…


Vedo con piacere, dice Bellavista che siete subito giunti al nodo del problema: giustizia
e libertà, collettivismo e individualismo.

Ma perchè non diciamo che ci piacciono tutte e due, giustizia e libertà, e non ne parliamo
più propone Saverio.


Perché pare che tutte e due, Savè, non si possono avere risponde Salvatore. E allora
uno si deve decidere: vuole mangiare in silenzio o preferisce la libertà di morirsi di fame?

Ma questo secondo me, dice Luigino dipende dal carattere della persona.Io per esempio se fossi un’antilope e dovessi scegliere tra la foresta vergine insieme con i serpenti ed i leoni, ed il giardino zoologico dove tutti i giorni viene il guardiano a portarmi da mangiare, io non avrei dubbi: foresta vergine.


Si va bene Luigi, interviene Saverio però tu renditi conto che a Napoli noi siamo quasi
tutti disoccupati e che il Comune, che poi sarebbe il nostro giardino zoologico, già tiene venticinquemila
dipendenti e che ha detto che non ne può assumere più. Così noi, ogni mattina, ci
dobbiamo buttare tutti insieme nella foresta vergine. E siamo tanti Luigì. E allora sai che ti
dico? Che un poco di giardino zoologico, magari a turno, in fin dei conti non ci dovrebbe fare
tanto male.

Signori, un po’ di attenzione per favore! interrompe il professore. Vorrei raccontarvi
quello che diceva a questo proposito un grandissimo pensatore contemporaneo: Bertrand
Russell. Dunque il grande vecchio sosteneva che al mondo esistono due tipi di beni: i beni
materiali ed i beni spirituali, e due tipi di impulsi corrispondenti: gli impulsi possessivi e gli
impulsi creativi. I beni materiali sono caratterizzati dal fatto di essere finiti nella loro quantità.
In altre parole, secondo Russell, se io adesso mi bevo tutto il vino che sta in questa bottiglia,
voi qua rimanete tutti a bocca asciutta, e quindi il vino è un bene materiale.


Pure secondo me dice Saverio.

I beni spirituali sono invece caratterizzati dall’essere illimitati nella quantità. Se a me piace
Beethoven, io sono in grado di farmene una scorpacciata senza per questo togliere a nessuno
di voi la possibilità di apprezzarlo nella stessa misura. Anzi più io sento Beethoven e più può
essere che lo sentite pure voi. Affermata quindi la superiorità qualitativa dei beni spirituali
sui beni materiali, Russell fa subito una considerazione di fondamentale importanza ai fini dei
nostri discorsi: l’uomo non può essere disponibile ad alcun impulso creativo se prima non ha
soddisfatto il suo bisogno base di beni materiali.


Se non sbaglio, professò, interviene Salvatore questo vostro amico vuole dire che a
stomaco vacante Beethoven si sente una schifezza?

Precisamente. Ma purtroppo la faccenda è molto più complessa di quello che si pensa:
che cosa vuol dire “bisogno base di beni materiali”? Qual `e la giusta misura di beni che a ciascuno compete? In un mondo in cui tutti hanno la macchina, un povero cristo che non ce l’ha, giustamente si sente povero. Quindi quando parliamo di giusta distribuzione di beni materiali, dobbiamo riferirci non alla dotazione necessaria e sufficiente per la sopravvivenza fisica dell’essere umano ma bensì alle condizioni medie di vita di quel paese in quel momento storico.Insomma sembra che l’uomo, signori miei, sia disponibile ad evolversi in senso spirituale solo quando è riuscito a superare quello che lui ritiene essere il suo livello consumistico di base.

Ora noi in questi ultimi secoli abbiamo visto affermarsi sostanzialmente due modelli politico-economici: il capitalismo ed il comunismo. Sarebbe interessante analizzare, alla luce delle considerazioni adesso fatte, quali siano i limiti di questi modelli politici. Il capitalismo,inventato da un signore che si chiamava Adamo Smith, `e un modello di sviluppo basato sulla libera concorrenza che ascrive al proprio passivo due colpe fondamentali: primo, non garantisce la giustizia sociale, secondo, distoglie l’umanità dai beni spirituali.

Il motore, di cui si serve il capitalismo per portare avanti il sistema, usa come carburante l’egoismo dell’uomo, ovvero l’unica risorsa energetica attualmente presente in ogni parte della terra. In mancanza di senso civico e di amore evangelico il capitalismo fa appello all’ avidità dell’uomo e inventa la religione del profitto. I canoni di questa religione sono abbastanza semplici: l’uomo s’identifica col suo conto bancario. Il merito gli viene riconosciuto con il potere o con i contanti. Siamo in piena spirale consumistica. L’uomo `e obbligato a produrre sempre di più per poter comprare quello che ha prodotto in eccedenza. Non esiste tregua. Non c’`e spazio per una pausa, per la ricerca di un bene spirituale. L’impulso creativo non riesce a svilupparsi proprio perchè l’uomo `e troppo distratto dalla ricerca del denaro necessario a sostenere le spese della sua prossima villeggiatura.

Ma che cosa `e successo? Perchè un tempo eravamo felici con meno? La risposta `e semplice: il
consumismo ha alzato il suo prezzo. Il livello minimo di benessere di oggi è più alto. Domani lo
sarà ancora di più e tu uomo dovrai soffrire sapendo di non possedere nemmeno un televisore
a colori.


Dite a me professò? risponde Salvatore. Io non tengo nemmeno il secondo canale, e
quando è  il mercoledì, che ci sta il film sul secondo, dobbiamo andare da mia cognata che sta
nel vicolo appresso.

E veniamo al comunismo continua imperterrito il professore. Qui ci troviamo
di fronte ad un regime che finora per raggiungere l’obiettivo per cui `e nato, la giustizia sociale,
`e dovuto ricorrere alla forza, cioè alla cosiddetta dittatura del proletariato. E come tutti i fenomeni
di potere assoluto, siano essi costituiti da un partito politico o da un’azienda industriale,
pretende l’uniformità della base. Perchè, signori miei, non ci facciamo illusioni, dove regna il
potere assoluto non esiste l’individuo e quindi non esiste la libertà.

Ma secondo me dice il dottor Vittorio dovremo prima accordarci sul significato della
parola libertà.

Vittò ti ripeto pari pari le parole di Russell: un ideale politico deve avere come massimo
obiettivo l’individualità L’uomo politico non deve pensare al popolo come massa uniforme ma
come tanti esseri umani diversi: uomini, donne, bambini. Uomini che pensano, che sono diversi
perchè d queste diversità di pensiero nasceranno le idee del futuro Individualismo significa vita,
uniformità significa morte. Ora invece chi comanda sa che `e tanto più facile comandare quanto
più è uniforme la base. La omogeneità dei sudditi li rende prevedibili. E come una cattiva
giustizia sociale produce un’imperfetta distribuzione dei beni materiali, così una mancanza di
libertà individuale costringe le menti in spazi sempre più ristretti, né più né meno, dice Russell,
come un tempo usavano fare i cinesi con i piedi delle donne. Morale: anche con il comunismo
gli impulsi creativi si vanno a far benedire seppure per motivi completamente diversi da quelli
del mondo occidentale.

Scusami Gennà, ma io penso che tu qua commetti uno sbaglio grossolano. L’Oriente ha
in grandissimo conto il bene spirituale e ciò te lo dimostra sia l’impegno con il quale il mondo
comunista ha affrontato fin dall’ inizio il problema dell’istruzione, sia il fatto che nelle fabbriche e negli uffici l’incentivazione `e esclusivamente morale. In pratica non è la sete del maggior guadagno che spinge l’operaio comunista a lavorare meglio ma la consapevolezza di servire la collettività. Questo `e il vero miracolo comunista.

Vittorio mio, a prescindere che su questi miracoli io non metterei le mani sul fuoco, qui
facciamo a non capirci. Io per libertà intendo principalmente la libertà di pensiero e fino a
prova contraria la ritrovo in parte solo nei regimi a democrazia parlamentare.
Ma sempre in una economia capitalista.


Sissignore, ma benedetto Iddio, perché non tentare di giungere ad un regime democratico
che, retto da una pluralità di partiti, limiti attraverso leggi opportune il cinismo del capitale e
nel contempo spinga gli uomini, attraverso tutti i canali d’influenza e cioè attraverso i giornali,
il cinema e la televisione, alla ricerca dei beni spirituali.


Sempre dopo i beni materiali, non `e vero professò? chiede Salvatore.


Ovviamente, dal momento che la recettività dell’uomo all’impulso creativo è massima
quando l’uomo stesso si `e liberato delle sue schiavitù materiali.

(continua….)