L’innocenza sarebbe davvero quanto di peggio potrebbe capitarci.

«In un mondo in cui battersi per la libertà è un crimine, l’innocenza è forse quanto di peggio può capitare all’uomo»

È una frase che potrebbe essere stata scritta da un buon numero di persone.
Dall’insorto tunisino che oggi viene braccato e incarcerato dal nuovo regime democratico.
Dal rifugiato che ha attraversato il Mediterraneo e devasta i CIE in Italia.
Dal partigiano siriano che, malgrado la sanguinosa repressione, non arretra e va alla ricerca dei responsabili del regime, pistola alla mano.
Tutti sanno che la loro lotta contro il potere li rende ineluttabilmente criminali, colpevoli del crimine di voler vivere liberi.
Anche qui, dove l’inno all’innocenza continua a stregare tante persone, ci sono colpevoli.
Il potere e i media evitano di parlarne, cercano di nasconderli, di seppellirli nelle galere più profonde, oppure di renderli inoffensivi isolandoli socialmente.
In mancanza di altro, non c’è più alcuna remora, e i colpevoli vengono dichiarati «barbari», «asociali», «nevrotici», «canaglia senza coscienza».
Tutti devono ansiosamente sprangare la porta davanti a questi moderni cosacchi che non temono né dio né legge.
Eppure… eppure non tutti si bevono queste approssimazioni utili solo al potere.
Eppure, alcuni sanno riconoscere la ribellione degli altri, perché sono essi stessi colpevoli di ribellione.
La mia ribellione non è forse uguale a quella di un altro, ma riesce comunque a tessere legami tra di noi; legami che possono essere un terreno fertile per la lotta libertaria contro questo mondo basato sul denaro e sul potere.

Ricordiamoci del prigioniero che di recente è stato liberato dal carcere di Lantin da quattro compagni.
Proprio come i suoi complici, questo evaso non è certo innocente.
È stato dichiarato colpevole di rapinare i templi del denaro, lo si dichiara oggi colpevole del crimine di fuggire dalla tortura della reclusione democratica, come molti altri fuggiti prima di lui negli ultimi anni e che in tal modo sono insorti contro la Giustizia di questa società.
I nostri pensieri volano subito al processo che si annuncia imminente, quello dell’evasione dalla prigione di Ittre nel 2008, quando il nostro compagno Nordin Benallal prese il volo: ennesimo atto di guerra del suo rifiuto di questa società e delle sue galere.
Oggi la Giustizia, che non perdona e non dimentica mai, vuole prendersi la sua rivincita dispensando pene ancora maggiori contro di lui e il suo presunto complice…
Forza e coraggio a tutti e due, e a tutti coloro che non abbassano la testa davanti a secondini e giudici.
Colpevoli sono anche quelli che a mezzanotte hanno bruciato cinque automobili dei secondini nel parcheggio della prigione di Ittre.
Colpevoli di non rassegnarsi davanti ai tanti maltrattamenti in questo carcere; colpevoli di aver armato i propri cuori e le proprie mani per andare a scovare il nemico; colpevoli di combattere il carcere con atti concreti.
Il loro attacco ha messo la rabbia addosso a molte persone e non verrà dimenticato molto presto.
Davanti a tanta colpevolezza, noi anarchici non gridiamo all’innocenza.
Non offriremo scuse.
Non invocheremo circostanze attenuanti.
Anche noi siamo colpevoli del crimine di insorgere qui ed ora, contro tutto ciò che consideriamo un ostacolo sul cammino verso la libertà, verso un mondo in cui non ci siano più padroni né schiavi, né ricchi né poveri, né oppressori né oppressi.
Anche noi siamo colpevoli di sputare in faccia a tutti i difensori di questa società, dai secondini passando per i padroni, fino ai politici di ogni risma.