MORTE ACCIDENTALE DI UN ANARCHICO

In omaggio alla grande Franca Rame, riportiamo questo testo, altre parole sono superflue.

PROLOGO
teat18Con questa commedia vogliamo raccontare un fatto veramente accaduto in America nel 1921. Un anarchico di nome Salsedo, un emigrante italiano “precipitò” da una finestra del 14° piano della questura centrale di New York. Il commissario della polizia dichiarò trattarsi di suicidio. Fu condotta una prima inchiesta e quindi una super-inchiesta da parte della magistratura e si scoprì che l’anarchico era stato letteralmente scaraventato dalla finestra dai poliziotti durante l’interrogatorio. Al fine di rendere più attuale e quindi più drammatica la vicenda, ci siamo permessi di mettere in opera uno di quegli stratagemmi ai quali spesso si ricorre nel teatro. Cioè a dire: abbiamo trasportato l’intera vicenda ai giorni nostri e, invece che a New York l’abbiamo ambientata in una qualunque città italiana… facciamo conto Milano. E’ logico che, per evitare anacronismi, siamo stati costretti a chiamare commissari i vari sceriffi, questori gli ispettori e così via. Avvertiamo ancora che, qualora apparissero analogie con fatti e personaggi della cronaca nostrana, questo fenomeno è da imputarsi a quella imponderabile magia costante nel teatro che, in infinite occasioni, ha fatto sì che perfino storie pazzesche completamente inventate, si siano trovate ad essere a loro volta impunemente imitate dalla realtà!

PRIMO TEMPO
Una normale stanza della questura centrale. Una scrivania, un armadio, qualche sedia, una macchina da scrivere, un telefono, una finestra, due porte.

COMMISSARIO – (Sfogliando degli incartamenti rivolto ad un indiziato che se ne sta seduto tranquillo) Ah, ma non è la prima volta che ti travesti allora. Qui dice che ti sei spacciato due volte per chirurgo, una volta per capitano dei bersaglieri… tre volte vescovo… una volta ingegnere navale… in tutto sei stato arrestato vediamo un pò… due e tre cinque… uno, tre… due… undici volte in tutto… e questa è la dodicesima…
INDIZIATO – Sì, dodici arresti… ma le faccio notare signor commissario che non sono mai stato condannato… ho la fedina pulita io!
COMMISSARIO – Beh… non so con che razza di gabole tu ce l’abbia fatta a scantonare… ma ti assicuro che stavolta la fedina te la sporco io… puoi giurarci!
INDIZIATO – Beh, la capisco commissario: una fedina immacolata da sporcare, fa un pò gola a tutti…
COMMISSARIO – Sì, fai lo spiritoso… Qui la denuncia dice che ti sei fatto passare per psichiatra, professore già docente all’università di Padova… Lo sai che per millantato credito c’è la galera?
INDIZIATO – Sì, per il millantato credito messo in piedi da uno sano… ma io sono matto: matto patentato… guardi qua il libretto clinico: sono stato ricoverato già sedici volte… e sempre per la stessa ragione: ho la mania dei personaggi, si chiama “istriomania” viene da istriones che vuol dire attore. Ho l’hobby di recitare delle parti insomma, sempre diverse. Soltanto che io sono per il teatro verità, quindi ho bisogno che la mia compagnia di teatranti sia composta da gente vera… che non sappia recitare… d’altra parte io non ho mezzi,, non potrei pagarli… ho chiesto sovvenzioni al ministero dello spettacolo ma siccome non ho appoggi politici…
COMMISSARIO – Appunto, così ti fai sovvenzionare dai tuoi attori… gli tiri il collo…
INDIZIATO – No, non ho mai tirato bidoni a nessuno io…
COMMISSARIO – Ancora un pò: s’è fatto pagare addirittura ventimila lire per una visita…
AGENTE – (che sta alle spalle dell’indiziato) Ammazza che carabinata!
INDIZIATO – E’ la normale tariffa di uno psichiatra che si rispetti… per uno che ha studiato per sedici anni la stessa materia!
COMMISSARIO – Appunto ma tu, quando mai hai studiato?
INDIZIATO – Io, per vent’anni ho studiato, in sedici manicomi diversi… su migliaia di matti come me… giorno per giorno… e anche di notte… perché io, a differenza dei normali psichiatri, dormivo con loro… magari di piedi con altri due, perché mancano sempre i letti.
Ad ogni modo, s’informi, e vedrà se non gli ho fatto una diagnosi più che perfetta a quel povero schizofrenico per il quale mi hanno denunciato.
COMMISSARIO – Anche le ventimila lire erano perfette!
INDIZIATO – Ma commissario… sono stato costretto per il suo bene!
COMMISSARIO – Ah, per il suo bene? fa parte della terapia?
INDIZIATO – Sicuro… se non gli carabinavo le ventimila, lei crede che quel poveraccio e soprattutto i suoi familiari sarebbero stati soddisfatti? Se gli avessi chiesto cinquemila avrebbero immancabilmente pensato :”Dev’essere uno che vale poco: forse non è un vero professore, sarà appena laureato, un principiante”. Invece così, dopo la sparata gli è mancato il fiato e hanno pensato: ma chi è questo? Il padreterno?… sono andati via felici come una pasque… e piangevano di commozione.
COMMISSARIO – Per la miseria, come la sai raccontare bene…
INDIZIATO – Ma non sono frottole commissario… perfino Freud dice… la parcella salata è il più efficace dei toccasana tanto per il medico che per l’ammalato!
COMMISSARIO – E ci credo, ad ogni modo dai un’occhiata alla carta di presentazione e al suo ricettario… se non sbaglio c’è scritto: Professore ANTONIO RABBI. Psichiatra. Già docente all’università di Padova… avanti.. me la conti adesso!?
INDIZIATO – Prima di tutto, io, professore lo sono davvero… professore di disegno… ornato, mano-libera alle serali del Sacro Redentore…
COMMISSARIO – E va bene… complimenti! Ma qui dice: Psichiatra!
INDIZIATO – Bravo, ma dopo il punto! La conosce lei la sintassi e la punteggiatura? Osservi bene: Professore Antonio Rabbi. Punto. Poi c’è maiuscolo P.psichiatra! Ora guardi che non è mica millantato un titolo dire: “io sono psichiatra”. E’ come dire “io sono psicologo, botanico, erbivoro, artritico”. La conosce lei la grammatica e la lingua italiana? Si? Beh, allora dovrebbe saperlo che se uno scrive archeologo è come se scrivesse bergamasco… mica vuol dire che ha fatto gli studi!
COMMISSARIO – Si, ma quel “già libero docente all’università”?
INDIZIATO – Ecco, mi spiace, ma stavolta è lei che millanta: m’ha detto che conosce la lingua italiana e la sintassi e la punteggiatura, e poi salta fuori che non sa neanche leggere corretto…
COMMISSARIO – Cosa non so…
INDIZIATO – Ma non ha visto la virgola dopo il già?
COMMISSARIO – Eh, sì… c’è una virgola… ha ragione non ci avevo fatto caso.
INDIZIATO – Ah, ho ragione!.. “non ci aveva fatto caso”. E lei col fatto che non ci fa caso, ti sbatte in galera un innocente?
COMMISSARIO – Ma è proprio matto (senza rendersi conto ha cominciato a dargli del lei)… cosa c’entra la virgola!
INDIZIATO – Niente, per uno che non sa la lingua italiana e la sintassi!… Che poi mi deve dire che titolo di studio ha … e chi l’ha promossa lei… Mi lasci finire!… La virgola è la chiave di tutto, si ricordi! Se dopo il “già” c’è la virgola, tutto il senso della frase cambia di colpo.
Dopo la virgola, dovete prender fiato… breve pausa intenzionale… Poiché: “sempre la virgola impone diversa intenzionalità”.
Quindi si leggerà: “Già, e qui ci sta bene anche una smorfietta di sarcasmo… E se poi ci vuol fare un mugugno ironico sfottente, meglio ancora! Allora… ecco la lettura corretta della frase: Già (fa una smorfia e un risolino di testa)… libero docente all’università, altra virgola, di Padova… come a dire: dai non sparar frottole… ma a chi la racconti, chi ti crede… solo i fessi ci cascano!
COMMISSARIO – Così io sarei un fesso?
INDIZIATO – No, lei è solo un pò sgrammaticato… Se vuole posso darle qualche lezione. Le faccio un prezzo buono… Direi di cominciare subito… c’è molto lavoro da fare: mi dica i pronomi di tempo e di luogo.
COMMISSARIO – La smetta di sfottere! Comincio a credere che lei sia davvero uno con la mania di recitare ma sta recitando perfino di essere matto… invece è più sano di me… scommetto!
INDIZIATO – Non saprei.. certo il vostro è un mestiere che porta a molte alterazioni psichiche… Faccia un pò vedere l’occhio? (gli abbassa la palpebra con il pollice)…
COMMISSARIO – Ma insomma! Vogliamo andare avanti con ‘sto verbale?
INDIZIATO – Se vuole scrivo io a macchina, sono dattilografo patentato: quarantacinque battute al minuto…
COMMISSARIO – Stia fermo o le faccio mettere le manette!
INDIZIATO – Non può! O la camicia di forza o niente. Sono matto,e se lei mi mette le manette: articolo 122 del codice penale: “chi impone in veste di pubblico ufficiale strumenti di contenzione non clinici o comunque non psichiatrici ad un menomato psichico così da procurargli crisi del suo male, incorre in reato punibile da cinque a quindici anni e perde anche la pensione e il grado”.
COMMISSARIO – Ah, vedo che te ne intendi anche di legge!
INDIZIATO – Sulla legge? Tutto so! E’ venti anni che studio legge!
COMMISSARIO – Ma cos’hai trecento anni? Dove l’hai studiata legge?
INDIZIATO – In manicomio! Sapesse come si studia bene là dentro! C’era un cancelliere paranoico… che mi dava lezioni. Che genio! So tutto: diritto romano, moderno, ecclesiastico… il codice giustiniano… federiciano… longobardo… greco-ortodosso.. Tutto! Provi ad interrogarmi?”
COMMISSARIO – Non ho tempo… Figurati! Qui, però, non c’è nel tuo curriculum che tu abbia fatto il giudice… e nemmeno l’avvocato?!
INDIZIATO – Ah no, l’avvocato non lo farei mai… a me non piace difendere, è un’arte passiva, a me piace giudicare… condannare… reprimere… perseguitare! Io sono uno dei vostri… caro commissario. Diamoci pure del tu!
COMMISSARIO – Attento matto… vacci piano a sfottere…
INDIZIATO – Come non detto…
COMMISSARIO – Allora, ti sei già fatto passare qualche volta per giudice, o no?
INDIZIATO – No, purtroppo non ne ho ancora avuto l’occasione: Ah, come mi piacerebbe: il giudice è il meglio di tutti i mestieri! Prima di tutto non si va quasi mai in pensione… Anzi, nello stesso momento in cui un uomo comune, un lavoratore qualsiasi, a cinquantacinque sessant’anni è già da sbattere via perché comincia ad essere un pò tardo, un pò lento di riflessi, per il giudice, invece, comincia il bello della carriera. Per un operaio alla catena o alla trancia dopo i cinquant’anni è finito: combina ritardi, incidenti, è da scartare! Il minatore a cinquantacinque anni ha la silicosi… via, scartato, licenziato, svelto, prima che scatti la pensione… così anche per l’impiegato in banca, a una certa età comincia a sbagliare i conti, non si ricorda più i nomi delle ditte, dei clienti, il tasso di sconto, la casella della Biam, e quella della SA.SIS. Via a casa… sloggiare… sei vecchio… rincoglionito! Invece per i giudici no, per i giudici è tutto l’opposto: più sono vecchi e rinco… svaniti, più li eleggono a cariche superiori, gli affidano cariche importanti… assolute! Vedi dei vecchietti di cartone tutti impaludati: cordoni, mantelline di ermellino, cappelloni a tubo con le righe d’oro che sembrano tante comparse del fornaretto di Venezia, traballanti, con delle facce da tappi della val Gardena… con due paia d’occhiali legati con le catenelle, che se no li perdono… non si ricordano mai dove li hanno appoggiati. Ebbene ‘sti personaggi, hanno il potere di distruggere o salvare uno come e quando vogliono: danno certe condanne all’ergastolo così come uno dice: “Beh, forse domani piove… “. Cinquant’anni a te… a te trenta… a te solo venti… perché non dimentichiamocelo, da noi… c’è ancora il reato di vilipendio se uno dice male della magistratura… da noi e nell’Arabia Saudita!
Ah, sì, sì… il giudice è il mestiere, il personaggio che chissà cosa non pagherei per riuscire a recitare almeno una volta nella vita. Il giudice di cassazione, dell’ordine superiore “eccellenza… s’accomodi, silenzio, in piedi entra la corte… oh, guardi ha perso un osso… è suo? No, è impossibile, io non ne ho più!”.
COMMISSARIO – Allora, vogliamo piantarla con ‘sta ciance? Mi hai stordito. Su, seduto lì, e stai zitto! (lo spinge verso la sedia).
INDIZIATO – (Reagendo isterico) Ehi, giù le mani o ti mordo!
COMMISSARIO – A chi mordi?
INDIZIATO – A te! Ti mordo sul collo a anche sul gluteo! Gniam… E se reagisci pesante c’è l’articolo 122 bis: provocazione e violenza ai danni di menomato irresponsabile e indifeso. Da sei a nove anni con la perdita della pensione!
COMMISSARIO – Seduto o perdo la pazienza! (All’agente) E tu cosa fai lì impalato? Sbattilo sulla sedia!
AGENTE – Aì; ma dottore: lui morde!
INDIZIATO – Certo; mordo! Grrr grrr… e vi avverto che ho la rabbia. Me la sono beccata da un cane… un bastardone rabbioso che mi ha morsicato mezza chiappa. però lui è morto e io sono guarito. Sono guarito ma sono ancora velenoso: Maggrruuiim! Uhuouuoh!
COMMISSARIO – Ma porco giuda, ci voleva pure il matto velenoso! Insomma mi fai stendere ‘sto verbale, sì o no? Dai, fai il bravo! Poi ti lascio andare… Te lo prometto!…
INDIZIATO – No, mi cacci via signor commissario. Sto così bene con lei… nella polizia… mi sento difeso: fuori nella strada ci sono tanti pericoli… la gente è cattiva, vanno in macchina, suonano i clacson, frenano col cigolio… fanno gli scioperi. Ci sono gli autobus e le vetture del metrò con le portiere che si chiudono di scatto… frii gnach… schiacciato… Mi tenga qui con lei… l’aiuto a far parlare gli indiziati… e i sovversivi… io sono capace di fare le supposte di glicerina con la nitro…
COMMISSARIO – Basta insomma… m’hai scocciato!
INDIZIATO – Commissario, mi tenga qui con lei o i butto dalla finestra… a che piano siamo? Al terzo…? Beh, quasi regolamentare, mi butto! Mi butto, e quando sono sotto, ormai morente, sfracellato sul selciato che rantolo… Perché io sono duro a morire… e rantolo moltissimo… arrivano i giornalisti e gli racconto, sempre col rantolo, che siete stati voi a buttarmi giù! Mi butto!
COMMISSARIO – Per favore: piantala! (Alla guardia) Spranga la finestra (esegue).
MATTO – E io mi butto dalla tromba delle scale (va verso la porta).
COMMISSARIO – Per dio! Adesso basta davvero! Seduto, (lo scaraventa sulla sedia) Tu chiudi la porta a chiave… togli la chiave…
INDIZIATO – E buttala dalla finestra… (La guardia stordita va verso la finestra).
COMMISSARIO – Sì, buttala, NO mettila nel cassetto… chiudi il cassetto a chiave… togli la chiave… (l’agente esegue meccanicamente).
INDIZIATO – Mettila in bocca e ingoiala!
COMMISSARIO – No, no, e poi no… a me non m’ha mai preso nessuno per il sedere… (all’agente) dammi sta chiave (apre la porta) Fuori, vattene… e buttati pure dalle scale… fai come ti pare… vado fuori io da matto.
INDIZIATO – No commissario… lei non può! non faccia l’abusivo… non spinga così… la prego… perché mi vuol far scendere? … Non è la mia fermata!
COMMISSARIO – Fuori! (C’è riuscito, accosta la porta) Oh, finalmente!
AGENTE – Signor commissario devo ricordarle che c’è la riunione dal dottor Bellati… e siamo già in ritardo di cinque minuti.
COMMISSARIO . Perché, che ore sono? (Guarda l’orologio). Ma per la miseria… quel disgraziato m’ha fatto perdere la trebisonda… Andiamo, sbrigati…
(Escono da sinistra e, sulla destra, si riaffaccia alla stessa porta dalla quale era uscito, il matto)
MATTO – Si può.. commissario… disturbo? non si arrabbi sono solo venuto a riprendere i miei documenti… Non mi risponde? su, non mi terrà mica il broncio… facciamo la pace… Ah, ma non c’è nessuno qua! Beh, me li prendo da solo… Il mio libretto clinico… il mio ricettario… ehi qui c’è anche la denuncia… Beh, la stracciamo va… e non parliamone più! E questa denuncia per chi è? (Legge) “Furto aggravato… ” Capirai, in una farmacia… niente, niente… sei libero (Straccia) Liberi tutti! (si sofferma a considerare un foglio in particolare) No, tu no… sei una carogna… tu ci resti… tu vai dentro… (lo stende per bene sul tavolo quindi apre l’armadio pieno di scartoffie) Tutti fermissimi… è arrivata la giustizia! Oeu, mica saranno tutte denunce? E io brucio tutto… al gran falò! (prende l’accendino… si accinge a bruciare un pacco di fogli, legge sul frontespizio): “Istruttoria in corso” (poi su di un altro pacco): “…decreto di archiviazione di istruttoria… “. (In quel mentre squilla il telefono. Tranquillo il matto risponde): pronto, qui l’ufficio del commissario Bertozzo. Chi parla? No, mi spiace, ma se lei non mi dice chi parla io non glielo passo…! Che è… il commissario… proprio lei in persona? ma no… ma?? Che piacere… il commissario definestra! No, niente, niente… e da dove telefona… e già, che stupido, dal quarto piano… e da dove se no?! Come chi sono? Hai sentito Bertozzo, il terrore dei sovversivi, qui, chiede chi sono… Indovina? Non hai tempo? Andiamo, per un collega si deve sempre avere tempo… avanti: o indovini o il Bertozzo io non te lo passo! Chi sono? Anghiari? (quasi fra sé) Sono l’Anghiari? E si hai indovinato… sono proprio io commissario Pietro Anghiari. Bravo. Beh, che ci faccio qui a Milano… vuoi sapere troppo. piuttosto dimmi, che cos’hai bisogno dal Bertozzo? No, lui non può venire al telefono, dì a me. Un giudice superiore? Lo mandano apposta da Washington? Sì,voglio dire, da Roma. ogni tanto mi dimentico che c’è la trasposizione… Ah, sarebbe una specie di “revisore”. Certo, evidentemente al ministero non sono d’accordo sulle motivazioni date dal giudice che ha archiviato l’inchiesta. Ma ne sei sicuro? Ah, non solo “si dice”… mi pareva bene… prima gli va a meraviglia e poi ci ripensano… ah sarebbe per via dell’opinione pubblica che preme… Ma fammi piacere… L’opinione pubblica… ma chi preme… Appunto, il Bertozzo è qui che sghignazza. (Ride spostando la cornetta) Ah, ah! e fa gesti scurrili… ah,ah! (finge di chiamare) Bertozzo, il nostro amico del quarto piano dice che tu ti puoi permettere di sghignazzarci sopra perché non ci sei di mezzo… ma per lui e il suo capo son rogne… ah,ah… ha detto di grattartele con cura! ah, ah.. no stavolta sono io che rido! No, perché mi farebbe davvero piacere che il capo questore ci andasse di mezzo… eh sì, è la verità, puoi anche dirglielo… “il commissario Anghiari ci avrebbe piacere… a anche il Bertozzo è d’accordo con me, senti come ride (allontana la cornetta) Ah, ah! Sentito? E chi se ne frega se ci sbattono al cesso… Sì, gli puoi riferire anche questo: Anghiari e Bertozzo se ne strafregano… (emette un terribile pernacchio) Prett… sì, è stato lui che ha fatto il pernacchio. Ma non ti scaldare, d’accordo che sei tanto amico del questore di Ustica e Ventotene… ma non c’è mica bisogno di prendersela a sto modo…! Ecco, bravo, ne riparleremo a quattr’occhi. Allora, cos’hai bisogno dal Bertozzo, che documenti? Sì, detta che prendo nota: la copia del decreto di archiviazione della morte dell’anarchico… va bene e poi te la fa avere…e anche le copie dei verbali.. sì, sì è tutto qui nell’archivio… E beh, ci credo dobbiate prepararvi bene tu e l’ex guardiano dell’isola. Se il giudice che arriva è appena appena una carogna come dicono… come, dove lo dicono? A Roma. Io vengo di lì, no? E il fatto che vi stanno preparando ‘sto servizio è in giro da quel dì! Certo che conosco il giudice! Malipiero, si chiama. Mai sentito nominare? Beh, lo sentirai. E’ uno che s’è fatto una cosa come dieci anni di confino… domanda un pò al tuo capo dei bagnini penali se magari… no, a pensarci bene forse è meglio non chiederglielo… Gli potrebbe venire un colpo e allora non ci si diverte più… Ah, ah! Oeu, ma come sei permaloso dirimpettaio del quarto piano mio… uno manco si può divertire un pò in ‘sta polizia musona.
D’accordo, ti faremo sapere subito tutto quanto. Ti saluto… aspetta, aspetta! Ah, ah, c’è il Bertozzo che ha detto una cosa molto spiritosa… se non t’arrabbi te la dico… non t’arrabbi? E va bene allora te la dico: ha detto che… ah, ah…. che dopo ‘sta visita del giudice revisore ti spediranno nel sud, magari a Vibo Valentia Calabrese… dove c’è il palazzo della questura che è a un piano solo e l’ufficio per il commissario è nel seminterrato… ah, ah.. hai capito l’antifona: nel seminterrato… Ah, ah! Ah,ah, t’è piaciuta? Non t’è piaciuta? Beh, sarà per un’altra volta. (Finge di ascoltare alla cornetta) Va bene… glielo riferisco subito. Bertozzo, il fra non molto calabrese commissario qui presente, ha detto che appena ci incontra a tutti e due ci dà un cazzotto sul muso! Ricevuto, passo, prree! (pernacchio) da parte di tutti e due e chiudo! (il matto abbassa il ricevitore quindi si gettta subito alla ricerca del materiale) “Al lavoro signor giudice, il tempo stringe”. Ah, un’occasione come questa per dimostrare a me stesso e al mondo intero che i miei studi sono approfonditi, che sono degno di entrare nella categoria dei “superiori” infallibile e sacri… dove la trovo più? Dio come sono emozionato! E’ come se dovessi dare un esame, più di un esame di laurea maxima! Se riesco a convincerli che sono un vero giudice revisore… se non smarrono, per la miseria, sono in cattedra! Ma guai se sgarro! Vediamo un pò, prima di tutto trovare la camminata: (ne prova una leggermente claudicante) no, questa è quella del cancelliere. Camminata artritica ma con dignità! Ecco, così, col collo un pò torto… da cavallo da circo in pensione… (prova e ci rinuncia). No, meglio ancora la “scivolosa” con lo scatto finale (esegue) Mica male! E la “ginocchia di budino”? (esegue) oppure quella rigida a saltabecco (esegue: passi brevi veloci alternando tacco-punta).
Accidenti, gli occhiali? No, niente occhiali. l’occhio destro un pò socchiuso… ecco, così, lettura di sguincio, poche parole… un po’ di tosse: ohcc, ohcc! No, niente tosse… qualche tic? Beh vedremo sul posto, se sarà il caso. Fare mellifluo, voce nasale?! Bonario con scatti all’improvviso, di testa: “No caro questore, lei deve smetterla, lei non è più direttore di un penitenziario fascista… se lo rammenti ogni tanto!”. No, no è meglio un tipo al contrario: freddo, staccato, tono perentorio, voce monocorde, sguardo triste un pò da miope… che adopera gli occhiali, ma usa una lente sola: così (esegue facendo la prova, sfoglia alcune carte). Ma tu guarda! Porco boia: eccoli qua i documenti che cercavo! Ehi, calma… cos’è sta sbragata? Rientrare subito nel personaggio… prego! (con tono perentorio) ci sono tutti? Vediamo: decreto di archiviazione del tribunale di Milano… Ah, c’è l’inchiesta sugli anarchici del gruppo romano… col Ballerino in testa… Bene!
(Caccia tutto dentro la cartella, ma prima si assicura che sia vuota, la capovolge e la scuote). Un momento, è che se per caso, c’è rimasto dentro ancora qualche vetrino… non si sa mai, con le borse della giustizia! Verificare sempre prima dell’uso!
(A questo punto dopo che il matto ha preso da un attaccapanni un soprabito scuro e un cappello nero, entra il commissario, non lo riconosce così bardato, ha un attimo di perplessità).
COMMISSARIO – Buon giorno, desidera? Chi cerca?
MATTO – Niente commissario, sono tornato a riprendere i miei documenti…
COMMISSARIO – Ah, ancora lei? fuori!!
MATTO – Per favore, se è nervoso per i fatti suoi, perché se li viene a sfogare su di me?
COMMISSARIO – Fuori! (lo accompagna, spingendolo, alla porta).
MATTO – Ma per dio! Siete tutti nevrastenici qui dentro? A cominciare da quel matto abusivo che va in giro a cercarla per spaccarle la faccia.
COMMISSARIO – (si arresta un attimo) Chi va in giro a cercarmi?
MATTO – Un tale, col maglione girocollo dolcevita, non glielo ha ancora dato il pugno?
COMMISSARIO – Un pugno a me?
MATTO – Sì, a lei e a un altro suo collega… un certo Angari…Angario…
COMMISSARIO – Anghiari… un commissario di Roma… della politica?
MATTO – E che ne so io?!
COMMISSARIO – E perché dovrebbe venirci a dare un pugno ‘sto tipo “dolcevita”?
MATTO – Per via di un pernacchio.
COMMISSARIO – Un pernacchio?
MATTO – Sì, anzi due, per telefono… e con la risatina carogna ah,ah… Non si ricorda: ah, ah! (Mima l’allontanare della cornetta come faceva prima).
COMMISSARIO – Ma cosa sta dicendo? Cos’è, un altro dei suoi personaggi?
MATTO – Sì, se ne accorgerà che personaggio quando le arriverà il pugno in un occhio… e non gli posso neanche dare torto… al povero dirimpettaio del quarto piano…
COMMISSARIO – A chi?
MATTO – Al suo collega, cosa gli va a dire che spera tanto che lo sbattano in Calabria al seminterrato… lui e il suo capo ex guardia confinaria del fascio?
COMMISSARIO – Chi, il nostro questore? quello che…
MATTO – Che vi dirige e vi guida!
COMMISSARIO – Senta, adesso basta, m’ha fatto perdere già troppo tempo… per favore: se ne vada! Vattene!
MATTO – Per sempre? (accenna bacetti di addio) Bciu, bciu! (moto di rabbia del commissario)… Va bene, d’accordo me ne vado. Ad ogni modo, se vuole un consiglio… proprio perché m’è simpatico, appena incontra il “dolcevita dirimpettaio” lei, si abbassi, mi dia retta (esce).
Il commissario manda un gran sospiro poi va diritto all’attaccapanni (lo vede completamente vuoto).
COMMISSARIO – (rincorrendolo) Ma, ‘sto disgraziato! Quello con la scusa di fare il matto si frega pure i cappotti… Ehi tu (blocca l’agente che sta entrando in quell’istante) Rincorri quel matto… quello c’era qui prima… Sta uscendo con il mio soprabito… il cappello… e forse anche la borsa… certo, anche quella è mia! Presto, prima che se la batta!
AGENTE – Subito commissario… (si arresta sulla porta, parla rivolgendosi all’esterno, al di là delle quinte) Sì dottore… il commissario è qui… s’accomodi. (Rivolto al commissario che sta armeggiando alla ricerca dei fogli stracciati dal matto).
COMMISSARIO – Ma dove sono andate a finire le denuncie?…
AGENTE – Dottor Bertozzo, c’è qui il commissario della politica che la desidera.
(il commissario Bertozzo solleva la testa dalla scrivania, si alza e gli va incontro, verso la quinta di destra).
COMMISSARIO – Oh, carissimo… proprio un secondo fa parlando di te con un matto che mi diceva… ah, ah… pensa un pò… che appena tu mi avessi incontrato… mi avresti dato… (dalla quinta spunta un braccio rapidissimo. Il Bertozzo si ritrova letteralmente scaraventato a terra, ha ancora la forza di terminare la frase).
COMMISSARIO – … un pugno! (e crolla).
(dalla porta si affaccia il matto che grida).
MATTO – Gliel’avevo detto di abbassarsi!

Buio: stacco musicale sul buio, probabilmente una marcia grottesca tipo ingresso dei “comici”. Il tempo necessario per il cambio di scena.

PRIMO TEMPO: SCENA SECONDA
Si riaccende la luce e ci troviamo in un ufficio molto simile al primo. I mobili più o meno sono gli stessi, sono disposti solo diversamente. sulla parete di fondo campeggia il ritratto del presidente, piuttosto grande, Ben evidente il riquadro di una finestra spalancata. In scena c’è già il matto, in piedi impalato, faccia alla finestra, porge le spalle all’ingresso da dove entra dopo alcuni istanti un commissario con giacca sportiva e maglione giro collo.

COMM. SPORTIVO – (Sottovoce all’agente che se ne sta immobile a lato della porta). E quello chi è? Che vuole?
AGENTE – Non so dottore. è entrato con una tale boria… manco fosse il padreterno. Dice che vuol parlare con lei e con il questore.
COMM. SPORTIVO – (Che non ha mai smesso di massaggiarsi la mano destra). Ah, vuol parlare? (Si avvicina al matto con fare piuttosto ossequioso). Buon giorno, desidera? M’hanno detto che cercava di me.
MATTO – (Lo squadra impassibile, fa appena il cenno con la mano a sollevare il cappello). Buon giorno. (Sofferma il proprio sguardo sulla mano che il commissario continua a massaggiarsi). Cosa s’è fatto alla mano.
COMM. SPORTIVO – Ah , niente… chi è lei?
MATTO – Non s’è fatto niente? E allora perché si massaggia? Così, per darsi un contegno? una specie di tic? (Il commissario comincia a spazientirsi).
COMM. SPORTIVO – Può darsi… le ho chiesto con chi ho il piacere?!
MATTO – Una volta ho conosciuto un vescovo che si massaggiava come lei… un gesuita.
COMM. SPORTIVO – Sbaglio o lei..!?
MATTO – Certo che si sbaglia! Sbaglia di sicuro se cerca di insinuare che io abbia voluto alludere alla proverbiale ipocrisia dei gesuiti… io, se non le spiace, tanto per cominciare, ho studiato dai gesuiti, e con questo? Lei ha forse qualcosa da obbiettare?
COMM. SPORTIVO – (Impacciato, stordito). No, per carità… non… ma ecco…
MATTO – (Cambiando tono all’istante). Però quel vescovo di cui le dicevo, quello sì, era proprio un ipocrita… un bugiardone… infatti si massaggiava sempre una mano…
COMM. SPORTIVO – Senta, ma lei…
MATTO – (Senza manco considerarlo). Lei dovrebbe andare da uno psicanalista… quel massaggiarsi in continuazione, è oltretutto sintomo di insicurezza… senso di colpa… e insoddisfazione sessuale. Ha forse difficoltà con le donne?
COMM. SPORTIVO – (Perdendo le staffe). Ah, ma allora! (Sferra un pugno sul tavolo).
MATTO – (Indicando il gesto). Impulsivo! Ecco la controprova! Dica la verità, non è un tic… lei ha dato un pugno a qualcuno non più di un quarto d’ora fa, confessi!
COMM. SPORTIVO – Ma chè, confesso? Piuttosto, mi vuole dire una buona volta con chi ho l’onore… e mi faccia il piacere di togliersi il cappello… fra l’altro!
MATTO – Ha ragione (Si toglie il cappello con studiata lentezza). Ma mi creda non lo tenevo in capo per villania… è solo per quella finestra spalancata, soffro le correnti d’aria… specie alla testa. Lei no? Senta non si potrebbe chiuderla?
COMM. SPORTIVO – (Secco). No, non si può!
MATTO – Come non detto: Sono il professore Marco Maria Malipiero, primo consigliere della corte di cassazione…
COMM. SPORTIVO – Giudice? (E si sente quasi mancare).
MATTO – Già… già… libero docente all’università di Roma. Sono due i “già” e dopo il secondo “già” c’è la virgola, come sempre.
COMM. SPORTIVO – (Frastornato). Capisco.
MATTO – (Ironico aggressivo). Cosa capisce?
COMM. SPORTIVO – Niente, niente.
MATTO – Appunto… (Di nuovo aggressivo). Cioè: niente affatto! Chi l’ha informata del fatto che io sarei dovuto arrivare per la revisione dell’inchiesta e dell’archiviazione?
COMM. SPORTIVO – (Ormai alle corde). Ma, veramente… io…
MATTO – Attento a non mentire. E’ una cosa che mi innervosisce tremendamente… Anch’io ho un tic… e mi prende quì sul collo… appena qualcuno mi dice delle frottole… guardi come mi vibra… guardi! Allora, lo sapeva o no della mia venuta?
COMM. SPORTIVO – (Degluttendo imbarazzato). Sì, lo sapevo… Ma non lo si aspettava così presto… ecco…
MATTO – Già, ed è per questo che il consiglio superiore ha deciso di anticipare… Abbiamo anche noi i nostri informatori e così vi abbiamo presi in contropiede! Dispiaciuto?
COMM. SPORTIVO – (Ormai nel “pallone”). No, s’ immagini… (Il matto indica il proprio collo che vibra)… cioè sì… moltissimo. (Gli indica una sedia). Ma s’accomodi, mi dia pure il cappello (Lo afferra e poi ci ripensa)… O forse preferisce tenerselo?
MATTO – Per carità se lo tenga pure lei… tanto non è nemmeno mio.
COMM. SPORTIVO – Come? (Poi va verso la finestra). Vuole che chiudiamo la finestra?
MATTO – Niente affatto. Non si scomodi. Mi faccia chiamare piuttosto il Questore… vorrei che si cominciasse al più presto.
COMM. SPORTIVO – Senz’altro… ma non sarebbe meglio se si andasse da lui nel suo ufficio… è più comodo.
MATTO – Già, ma è in questo, di ufficio, che è successo il fattaccio dell’anarchico, vero?
COMM. SPORTIVO – Sì, è qui…
MATTO – (Spalancando le braccia). E allora! (Si siede, estrae dalla borsa alcuni documenti, ci rendiamo conto che ha con sé anche un’altra borsa enorme, dalla quale estrae un sacco di carabattole: una lente, una pinza, una graffettatrice, una mazza di legno da giudice… un codice penale. Vicino alla porta il commissario sta parlando sottovoce all’orecchio dell’agente).
MATTO – (Continuando a mettere in ordine gli incartamenti). Preferirei, commissario, che, in mia presenza, si parlasse sempre a voce alta!
COMM. SPORTIVO – Sì, scusi (Rivolto all’agente). Prega il signor Questore di venire qui al più presto, se può…
MATTO – Anche se non può! (Il commissario si corregge succubo).
COMM. SPORTIVO – Sì, anche se non può.
AGENTE (Uscendo). Signorsì…
COMM. SPORTIVO – (Osserva per un attimo il giudice che sta ordinando gli incartamenti. Con delle puntine ne ha affissi più di uno sulla parete di lato sulle ante delle finestre sull’armadio. Di colpo si ricorda qualcosa). Ah, giusto… i verbali! (Afferra il telefono e compone il numero).
Pronto, mi passi il commissario Bertozzo… dove è andato? Dal signor questore? (Abbassa la cornetta e si accinge a riformare un altro numero. Il matto lo interrompe).
MATTO – Scusi se mi permetto dottore…
COMM. SPORTIVO – Dica, signor giudice.
MATTO – Il commissario Bertozzo di cui lei si sta preoccupando, ha qualche cosa a che vedere forse con la revisione dell’inchiesta?
COMM. SPORTIVO – Sì… ecco, cioè… siccome lui ha l’archivio con tutta la documentazione…
MATTO – Ma non occorre… ho già qui tutto io con me… perché procurarne un’altra copia? A che serve?
COMM. SPORTIVO – Ha ragione non serve.
(Dall’esterno si sente arrivare la voce adirata del questore che entra come una catapulta. Alla sue spalle l’agente lo segue imbragato).
QUESTORE – Ma dico, commissario, cos’è ‘sta storia che io devo venire da lei anche se non posso?
COMM. SPORTIVO – No, ha ragione dottore… ma è che siccome…
QUESTORE – Siccome un corno! Cos’è diventato mio superiore tutto a un tratto? L’avverto subito che questo suo modo insolente di comportarsi non mi piace affatto… specie verso i suoi colleghi… andiamo, se adesso arriva addirittura ai pugni in faccia!
COMM. SPORTIVO – Eh, ma vede signor questore… il Bertozzo non le ha detto del pernacchio e del gioco di parole sul “calabrese” seminterrato…
(Il matto fingendo di mettere a posto le sue scartoffie s’è nascosto accovacciandosi dietro la scrivania).
QUESTORE – Ma che pernacchio calabrese! Andiamo, non facciamo i ragazzini… invece di starsene tranquillo… che abbiamo già tutti gli occhi addosso… con quei disgraziati di giornalisti che alludono… mettono in giro un sacco di notizie bastarde… e la smetta di volermi zittire… io parlo come e…
(Il commissario gli indica il finto giudice che simula non partecipare). Ah quello? Per dio! E chi è? Un giornalista? Ma perché non mi ha subito…
MATTO – (Senza sollevare gli occhi dai fogli). No, signor questore, non si preoccupi, non sono un giornalista… non ci saranno pettegolezzi di sorta.. gliel’assicuro.
QUESTORE – La ringrazio.
MATTO – Io capisco e condivido la sua preoccupazione, d’altronde io stesso prima di lei ho cercato di redarguire questo suo giovane collaboratore.
QUESTORE – (Rivolto al commissario). Davvero?
MATTO – Questo giovane che ho notato di indole piuttosto irascibile ed insofferente e che ora, dai loro discorsi, scopro essere allergico perfino al pernacchio calabrese, che , detto fra noi, è uno dei più blandi specie se confrontato con quello sorrentino o capuano! Lei se ne intende? (Se lo tira appresso confidenziale il questore lo segue attonito).
QUESTORE – No, io veramente…
MATTO – (Parlandogli quasi all’orecchio). Mi dia retta dottore… le parlo come ad un padre… questo ragazzo ha bisogno di un buon psichiatra… Tenga, lo porti da questo mio amico… è un genio (Gli ha messo in mano un biglietto da visita). Professore Antonio Rabbi… già libero docente… Ma faccia caso alla virgola.
QUESTORE – (Che non sa come liberarsi). Grazie, ma se mi permette, io…
MATTO – (Cambiando tono all’improvviso). Ma senz’altro, le permetto senz’altro… S’accomodi… e diamo inizio… A proposito il suo collaboratore l’ha informata del fatto che io…?
COMM. SPORTIVO – No, mi scusi ma non ne ho avuto il tempo… (Rivolto al questore). Il professor Marco Maria Malipiero, è il primo consigliere della corte di cassazione…
MATTO – Per carità, lasci perdere quel: “primo consigliere…” non ci tengo… dica pure “uno dei primi…” mi basta!
COMM. SPORTIVO – Come preferisce.
QUESTORE – (Che ha difficoltà a riprendersi dal botto). Eccellenza… io non so proprio…
COMM. SPORTIVO – (Gli viene in aiuto). Il signor giudice è qui per condurre una revisione d’inchiesta sul caso…
QUESTORE – (Con uno scatto inaspettato). Ah, ma certo, certo, la aspettavamo!
MATTO – Vede, vede come è più sincero il suo superiore? Gioca a carte scoperte lui! Impari! Ma certo è un’altra generazione, altra scuola!
QUESTORE – Sì, altra scuola.
MATTO – Guardi, mi permetta di dirglielo immediatamente: lei mi è come dire… quasi famigliare… come se l’avessi già conosciuto… tanti anni fa. Non è che lei per caso è stato al confino?
QUESTORE – (Balbettando). Al confino?
MATTO – Ma cosa dico? Un questore al confino? Ma quando mai?! Veniamo piuttosto a noi!
QUESTORE – A noi!
MATTO – (Fissandolo torvo). Ecco! (Gli punta il dito). Ma no, ma no: è impossibile! Basta con le allucinazioni! (Si strofina gli occhi mentre il commissario velocissimo dice qualcosa all’orecchio del questore che si accascia letteralmente su una sedia. Si accende nervoso una sigaretta). Dunque veniamo ai fatti. Ecco qua secondo i verbali (sfoglia alcune carte) numero… venticinque ventisei ventisette e ventotene… (Il commissario ha un moto di tosse per il fumo che gli va di traverso). La sera del… la data non ci interessa… un anarchico di professione manovratore delle ferrovie, si trovava in questa stanza per essere interrogato circa la sua partecipazione o meno all’operazione dinamitarda alle banche che aveva causato la morte di ben sedici innocenti! E qui sono parole sue testuali signor questore: “Sussistevano sul conto pesanti indizi”! Ha detto così?
QUESTORE – Sì, ma in primo tempo, signor giudice… poi…
MATTO – Siamo appunto al primo tempo… andiamo per ordine: verso mezzanotte l’anarchico, preso da raptus, è sempre lei dottore che parla, preso da raptus si è buttato dalla finestra sfracellandosi al suolo. Ora che cos’è il “raptus”? Dice il Bandieu che il “raptus” è una dorma esasperata di angoscia suicida che afferra individui anche psichicamente sani, se in loro è provocata un’ansia violenta, un’angoscia disperata. Giusto?
QUESTORE-COMM. – Giusto.
MATTO – Allora vediamo, chi, che cosa ha procurato quest’ansia, quest’angoscia: non ci resta che ricostruire l’azione: tocca a lei entrare in scena signor questore.
QUESTORE – Io?
MATTO – Sì, avanti, le spiace recitarmi il famoso ingresso?
QUESTORE – Scusi, quale famoso?
MATTO – Quello che ha determinato il raptus.
QUESTORE – Signor giudice… ci dev’essere un equivoco, non l’ho fatta io quell’entrata, ma un mio vice, un collaboratore…
MATTO – Eh, eh, non è bello buttare la responsabilità sui propri dipendenti, anzi è bruttino… Su, si riabiliti e reciti la parte…
COMM. SPORTIVO – Ma signor giudice è stato uno di quegli espedienti a cui si ricorre spesso… in ogni polizia, così, per fare confessare l’indiziato.
MATTO – Ma chi l’ha chiamata lai? Lasci parlare il suo superiore per piacere! Ma sa che è un bel maleducato? D’ora in poi risponda solo se interrogato… capito? E lei dottore prego, mi reciti quest’entrata, in prima persona.
QUESTORE – D’accordo. Le cose sono andate più o meno così: l’anarchico indiziato si trovava lì, proprio dove è seduto lei. Il mio collabora… cioè io sono entrato con una certa irruenza…
MATTO – Bravo!
QUESTORE – E l’ho aggredito!
MATTO – Così mi piace!
QUESTORE – Caro il mio manovratore, nonché sovversivo… devi piantarla di prendermi in giro…
MATTO – No, no per favore… attenersi al copione (Mostra i verbali). Qui non c’è censura… non ha detto così!
QUESTORE – Beh, sì ho detto: hai finito di prendermi per il sedere!
MATTO – S’è limitato al sedere?
QUESTORE – Sì, glielo giuro.
MATTO – La credo, vada avanti. Come ha chiuso?
QUESTORE – Abbiamo le prove che le bombe alla stazione sei stato tu a metterle.
MATTO – Quali bombe?
QUESTORE – (Abbassando il tono: discorsivo). Sto parlando dell’attentato del venticinque… di…
MATTO – No, risponda con le stesse parole di quella sera. Immagini che sia io il ferroviere anarchico. Su coraggio quali bombe?
QUESTORE – Non fare lo gnorri! Lo sai benissimo di che bombe parlo: quelle che avete messo nei vagoni alla stazione centrale, otto mesi fa.
MATTO – Ma voi le avevate davvero queste prove?
QUESTORE – No, ma come le stava appunto spiegando il commissario prima, si trattava di uno di quei soliti inganni a cui si ricorre spesso noi della polizia…
MATTO – Ah ah… che lenze… (E sferra una manata sulle spalle del questore che resta allocchito).
QUESTORE – Però avevamo dei sospetti… Dal momento che l’indiziato era l’unico ferroviere anarchico di Milano… era facile arguire che fosse lui…
MATTO – Certo, certo è lapalissiano, direi ovvio. Così se è indubbio che le bombe in ferrovia le abbia messe un ferroviere, possiamo anche arguire di conseguenza che al palazzo di giustizia di Roma, quelle famose bombe le abbia messe un giudice, che al monumento al milite ignoto le abbia messe il comandante del corpo di guardia e che alla banca dell’agricoltura, la bomba sia stata messa da un banchiere o da un agrario, a scelta (Si imbestialisce all’istante). Andiamo, signori… io sono qui per fare un’ inchiesta seria non per giocare ai sillogismi cretini! Qui dice (Legge su di un foglio): “L’anarchico non sembrava toccato dall’accusa, sorrideva incredulo”. Chi ha fatto questa dichiarazione?
COMMISSARIO – Io, signor giudice.
MATTO – Bravo, allora sorrideva… ma qui si commenta anche: sono parole vostre… testuali… riprese anche dal giudice che ha archiviato l’inchiesta… “indubbiamente ha concorso nella crisi suicida la paura di perdere il posto… d’essere licenziato”. Ma come, prima sorrideva incredulo, e poi tutto a un tratto ha paura? Ma chi gliel’ha messa ‘sta paura?… Chi è andato giù a piedi giunti a parlargli di licenziamenti in tronco…?
COMMISSARIO – No, glielo giuro per quanto mi riguarda… io…
MATTO – Per favore, non minimizziamo… E che, non sarete mica dei violinisti voi due… andiamo, tutti i poliziotti di ‘sto mondo vanno giù di brutto che è un piacere, e non capisco perché, proprio voi, dovreste essere gli unici ad andarci con la vaselina? Ma è nel vostro diritto che vi comportiate così! Ma che, scherziamo?
QUEST.-COMM. – Grazie signor giudice.
MATTO – Prego. D’altraparte si sa, certe volte è anche pericoloso, uno va a dire a un anarchico: “per te si mette male, chissà i dirigenti delle ferrovie quando gli diremo che sei un anarchico… ti sbattono in mezzo ad una strada… licenziato!” E quello si abbatte… Un anarchico, diciamoci la verità, ci tiene più di tutti al posto… in fondo sono dei piccoli borghesi… attaccati alle loro piccole comodità: lo stipendio fisso tutti i mesi, la gratifica… la tredicesima, la pensione, la mutua, una vecchiaia serena… nessuno più dell’anarchico pensa alla propria vecchiaia credetemi… sto parlando degli anarchici nostrani naturalmente… quei pantofolai di adesso… Niente da fare con quelli di una volta… quelli scacciati di terra in terra… lei se ne intende… di scacciati signor questore? Oh oh ma cosa sto a dire?! Quindi, ricapitolando, voi abbatterete moralmente l’anarchico, lo amareggiate, e lui si butta…
COMMISSARIO – Se mi permette, signor giudice, per onestà, non è avvenuto subito… manca ancora il mio intervento.
MATTO – Già, già ha ragione… prima è successo ancora che lei commissario è uscito, poi è rientrato, e dopo una pausa artistica ha detto… forza commissario, reciti la sua battuta… e immagini sempre che l’anarchico sia io…
COMMISSARIO – Sì, senz’altro: “Mi hanno telefonato adesso da Roma… c’è una bella notizia per te… il tuo amico, padron compagno ballerino ha confessato… ha ammesso di essere stato lui a mettere la bomba alla banca di Milano”.
MATTO – E lui, il ferroviere come l’ha presa?
COMMISSARIO – Beh, male, è diventato pallido… ha chiesto una sigaretta… se l’è accesa…
MATTO – E poi si è buttato.
QUESTORE – No, non subito…
MATTO – Nella prima versione lei ha detto : “subito” è vero?
QUESTORE – Sì, è vero.
MATTO – Per di più sempre lei, parlando con la stampa e alla televisione, ha dichiarato che l’anarchico prima del tragico gesto si sentiva ormai perduto… era “incastrato” ha detto così?
QUESTORE – Sì, ho detto proprio così : “incastrato”.
MATTO – E poi cos’ha dichiarato ancora?
QUESTORE – Che il suo alibi, quello secondo cui avrebbero trascorso il famoso pomeriggio dell’attentato a giocare a carte in un’osteria del naviglio, era crollato, non reggeva più.
MATTO – Quindi che l’anarchico era da ritenersi fortemente indiziato anche per gli attentati alle banche di Milano, oltre che ai treni. E ha aggiunto, per finire, che il gesto suicida dell’anarchico era un “evidente atto di accusa”.
COMMISSARIO – Sì, l’ho detto.
MATTO – E lei commissario ha urlato che quello, da vivo, era un delinquente, un mascalzone! Ma dopo appena qualche settimana, lei signor questore ha dichiarato, ecco il documento, che “naturalmente” ripeto “naturalmente” sul povero ferroviere non pesavano indizi concreti. Giusto? Quindi era del tutto innocente, e anche lei commissario ha persino commentato: “quell’anarchico era una bravo ragazzo”.
QUESTORE – Sì, ammetto… ci siamo sbagliati…
MATTO – Per carità… tutti ci si può sbagliare, ma voi, scusate, l’avete fatta un pò grossa, lasciatemelo dire: prima di tutto fermate arbitrariamente un libero cittadino, poi abusate della vostra autorità per trattenerlo oltre il termine legale, quindi ‘sto povero manovratore me lo traumatizzate andandogli a dire che avete le prove che lui è il dinamitardo delle ferrovie, poi gli create più o meno volutamente la psicosi che perderà il posto di lavoro, poi che il suo alibi del gioco delle carte è crollato, e per finire, mazzata con rintocco: che il suo amico e compagno di Roma si è confessato colpevole della strage di Milano: il suo amico è un assassino schifoso?! Tanto che lui commenta sconsolato “è la fine dell’anarchia” e si butta! Dico, ma siamo matti? A ‘sto punto perché meravigliarci se a uno sfottuto a ‘sta maniera gli prende il raptus?! E no, eh no, mi spiace, ma voi a mio avviso siete colpevoli eccome! Siete totalmente responsabili della morte dell’anarchico! Da incriminare subito per istigazione al suicidio!
QUESTORE – Ma signor giudice, come è possibile?! Il nostro mestiere, lo ha ammesso anche lei, è quello di interrogare gli indiziati, e per poterli far parlare, per forza, ogni tanto, bisogna ricorrere a stratagemmi, trappole, e qualche violenza psichica…
MATTO – Eh, qui non si tratta di “qualche”, ma di una continua violenza! Tanto per cominciare avevate o no le prove assolute che quel povero ferroviere avesse mentito circa il proprio alibi? Rispondete!
QUESTORE – No, non avevamo prove assolute… ma…
MATTO – I “ma” non mi interessano! Esistono ancora o no, due o tre pensionati che convalidano a tutt’oggi il suo alibi?
COMMISSARIO – Sì, ci sono.
MATTO – Quindi avete mentito anche alla televisione e alla stampa dicendo che l’alibi era crollato e che sussistevano pesanti indizi? Dunque le trappole, i tranelli, le frottole non le usate solo per far cascare gli indiziati, ma anche per fregare, per sorprendere la buona fede del popolo credulone e fesso! (Il questore vorrebbe intervenire). Mi lasci terminare per favore: mai sentito dire che il divulgare notizie false o comunque tendenziose è reato grave?
QUESTORE – Ma quel mio collaboratore mi aveva assicurato…
MATTO – Ah, ci riproviamo con lo scaricamento su terzi… e allora mi risponda lei commissario: la notizia che il ballerino anarchico aveva confessato, da dove viene? Mi sono letto tutti i verbali degli interrogatori condotti dalla polizia e dal giudice istruttore di Roma… (Li mostra ai presenti). E non risulta mai che l’anarchico suddetto abbia ammesso anche una sola volta la propria responsabilità nella strage delle banche. E allora? Questa confessione ve la siete inventata voi un’altra volta? Rispondete!
COMMISSARIO – Sì, ce la siamo inventato noi.
MATTO – Oeu, ma che fantasia! Dovreste fare gli scrittori voi due. e forse ne avrete l’occasione, credetemi. In galera si scrive benissimo. Vi sentite abbacchiati eh! E allora vi voglio aggiungere con tutta franchezza che a Roma hanno le prove schiaccianti di colpe gravissime nei vostri riguardi. Che siete ambedue spacciati; e che i ministeri della giustizia e degli interni hanno deciso di scaricarvi, di dare un esempio il più severo possibile per ristabilire un credito che la polizia ha ormai perduto!
QUESTORE – No, è incredibile!
COMMISSARIO – Ma come possono…
MATTO – Sicuro: due carriere rovinate! E’ la politica, cari miei: prima servivate ad un certo gioco… c’era da stangare le lotte sindacali… creare il clima del “ammazza il sovversivo”, adesso invece s’è un pò voltata… la gente sulla morte dell’anarchico defenestrato s’è troppo indignata… vuole due teste… e lo stato gliele dà!
QUESTORE – Proprio le nostre ?!
COMMISSARIO – Appunto!
MATTO – C’è un vecchio detto inglese che dice: “il padrone aizza i mastini contro i villani… se i villani si lamentano del re, il padrone, per farsi perdonare, ammazza i mastini”.
QUESTORE – E voi pensate… davvero… siete convinto?
MATTO – E chi sono io, se non il vostro giustiziere?
COMMISSARIO – Maledetto mestiere!!
QUESTORE – So io, chi mi ha fatto la forca… ah, ma gliela faccio pagare.
MATTO – Certo che saranno in molti a goderne della vostra disgrazia… a sghignazzare soddisfatti.
COMMISSARIO – Già, a cominciare dai nostri colleghi… è quello che mi fa andare in bestia!
QUESTORE – Per non parlare dei giornali.
COMMISSARIO – Chissà come ci sbatteranno!… se li immagina i rotocalchi?
QUESTORE – Chissà cosa non ti tireranno fuori, ‘sti vermi, che prima venivano a leccarci le mani… “Dagli allo sbirro!”
COMMISSARIO – “Era un sadico, un violento!”
MATTO – Per non parlare delle umiliazioni… le ironie…
QUESTORE – E gli sfottò. Tutti che ti volteranno le spalle… manco un posto da guardiano di macchine troviamo più!
COMMISSARIO – Mondo bastardo!
MATTO – No, governo bastardo!
QUESTORE – A ‘sto punto, ci dica lei: cosa ci resta da fare? Ci consigli!
MATTO – E che vi posso dire?
COMMISSARIO – Sì, ci consigli lei!
MATTO – Io, al vostro posto…
QUESTORE – Al nostro posto?
MATTO – Mi butterei dalla finestra!
COMM.-QUEST. – Come?
MATTO – Mi avete chiesto un consiglio… e a ‘sto punto, piuttosto di sopportare una simile umiliazione… Datemi retta, buttatevi! Su, coraggio!
QUESTORE – Sì, va bene, ma che c’entra?!
MATTO – Appunto non c’entra. Si lasci prender dal raptus e si butti! (E li sospinge entrambi verso la finestra).
COMM.-QUEST. – Ma no, aspetti! Aspetti!
MATTO – Ma che “aspetti”? Cosa aspettate? Che ci state a fare su ‘sta terra schifa? Ma è vita questa? mondo bastardo, governo bastardo… Tutto è bastardo! Buttiamoci! (E li trascina con veri e propri strattoni).
QUESTORE – Ma no, signor giudice che fa? Io ho ancora speranza!
MATTO – Non c’è più speranza, siete finiti… volete capirla? Finiti!! Giù!
QUEST.-COMM. – Aiuto! Non spinga… per favore!
MATTO – Non sono io che spingo, è il “raptus”. Evviva il “raptus”liberatore! (Li afferra per la vita e li costringe a montare sul parapetto della finestra).
QUEST.-COMM. – No, no, aiuto! aiuto!
(Entra l’agente che era uscito all’inizio dell’interrogatorio).
AGENTE – Che succede dottore?
MATTO – (Mollando la presa). Ah, ah, niente, non è successo niente… vero commissario? Vero signor questore? Su, tranqullizzi questo suo agente.
QUESTORE – (Scende tremebondo dalla balaustra). Beh, sì, stai comodo… è stato solo…
MATTO -Un “raptus”.
AGENTE – Un “raptus”?
MATTO – Sì, volevano buttarsi dalla finestra.
AGENTE – Anche loro?
MATTO – Sì, ma non lo dica ai giornalisti, per carità!
AGENTE – No, no.
COMMISSARIO – Ma non è vero, era lei signor giudice che voleva…
QUESTORE – Appunto.
AGENTE – Lei voleva buttarsi, signor giudice?
QUESTORE – No, lui spingeva.
MATTO – E’ vero, è vero: io spingevo. E per poco non ci cascano sul serio… erano disperati. Ci vuole un niente quando uno è disperato…
AGENTE – Eh, sì: “un niente”!
MATTO – E, li guardi, lo sono ancora disperati… guardi che facce da funerale!
AGENTE – (Eccitato dalla confidenza del giudice). Sì, con decenza parlando… mi sembrano un pò sulla tazza, come si dice…
QUESTORE – Ma siamo impazziti?
AGENTE – Mi scusi, volevo dire sul water.
MATTO – Su, su con la vita, e tirate l’acqua… come si dice… allegria dottori!
QUESTORE – Eh, parla bene lei… Nella nostra posizione… Le assicuro che c’è stato un momento in cui… quasi, quasi, mi stavo buttando sul serio!
AGENTE – Si stava per buttare? Di persona?
COMMISSARIO – Beh, anch’io!
MATTO – Vedete, vedete dottori. Quando si dice il “raptus”?! E di chi sarebbe stata la colpa?
QUESTORE – Di quei bastardi del governo… e di chi se no… che prima ti sollecitano… “reprimere, creare il clima della sovversione, del disordine incombente”…
COMMISSARIO – “Del bisogno di uno stato forte”. Tu ti butti allo sbaraglio e poi!…
MATTO -No, niente affatto, la colpa sarebbe stata soltanto mia!
QUESTORE – Sua? E perché?
MATTO – Perché non è vero niente, ho inventato tutto io!
QUESTORE – Come sarebbe a dire? Non è vero che a Roma ci vogliono scaricare?
MATTO – No, non ci pensano nemmeno.
COMMISSARIO – E le prove schiaccianti?
MATTO – Mai avute prove.
COMMISSARIO – E la storia del ministro che voleva le nostre teste?
MATTO – Tutta una balla: il ministero vi adora, siete le pupille dei suoi occhi. E il capo della polizia poi, quando sente i vostri nomi si commuove… e chiama la mamma!
QUESTORE – Non scherza vero?
MATTO – Niente affatto! Tutto il governo vi ama! E vi dirò che anche il detto inglese del padrone che ammazza i mastini è falso. Nessun padrone ha mai ammazzato un mastino per dare soddisfazione ad un contadino! Se mai è successo il contrario. E se il mastino muore nella rissa, il Re manda subito telegrammi di cordoglio al padrone. E corone con le bandiere!
(Il commissario fa per prendere la parola, il questore nervoso si secca).
COMMISSARIO – Se non ho frainteso…
QUESTORE – Certo che ha frainteso… Lasci parlare me commissario…
COMMISSARIO – Sì, scusi dottore.
QUESTORE – Non capisco perché lei, signor giudice, abbia voluto montare questa fandonia…
MATTO – Fandonia? Ma no, si tratta di quei normali “trabocchetti” o “inganni” a cui anche la magistratura ricorre qualche volta per dimostrare alla polizia quanto questi metodi siano incivili, per non dire criminali!
QUESTORE – Allora, lei continua a rimanere nella convinzione che se l’anarchico s’è buttato dalla finestra, saremmo stati noi a spingervelo?
MATTO – Me l’avete convalidato voi stesso un momento fa… perdendo la testa!
COMMISSARIO – Ma noi non eravamo presenti nell’attimo in cui s’è buttato. Domandi alla guardia!
GUARDIA – Sì, signor giudice loro erano appena usciti quando quello s’è buttato!
MATTO – Sarebbe come a dire che uno innesca una bomba in una banca, e poi esce, non è colpevole, perché non era presente al momento dello scoppio! Ah, andiamo bene con la logica qui!…
QUESTORE . Ma no signor giudice, c’è stato un equivoco… l’agente si riferiva alla prima versione… noi stiamo parlando della seconda.
MATTO – Ah, già… perché c’è stata una specie di ritrattazione in un secondo tempo.
QUESTORE – Beh, proprio ritrattazione non direi… una semplice correzione…
MATTO – Giusto. Sentiamo: che cosa avete corretto? (Il questore fa cenno al commissario).
COMMISSARIO – Beh, abbiamo…
MATTO – Vi avverto che anche per questa nuova versione ho qui dei verbali. Prego: sentiamo…
COMMISSARIO – Abbiamo corretto l’ora del… come dire… dell’inganno…
MATTO – Come l’ora dell’inganno?
QUESTORE – Sì, insomma, abbiamo dichiarato che il tranello dell’anarchico con relative frottole invece che a mezzanotte gliel’avevamo recitato verso le otto di sera.
COMMISSARIO – Alle 20 insomma…!
MATTO – Ah, avete anticipato tutto di 4 ore, anche il volo dalla finestra! Una specie di orario estivo sviluppato!
COMMISSARIO – No, il volo no… quello è avvenuto sempre a mezzanotte… invariato. C’erano i testimoni.
QUESTORE – Fra gli altri quel giornalista che stava nel cortile, si ricorda? (Il giudice fa cenno di no). Quello che ha sentito i tonfi sul cornicione e al suolo ed è accorso per primo… quello s’è segnato subito l’ora.
MATTO – Va bene… il suicidio è avvenuto a mezzanotte e il saltafossa bidone alle 20… E allora, come la mettiamo con il raptus? Dico… è sul raptus, fino a prova contraria, che si basa tutta la vostra versione del suicidio… Tutti quanti, a cominciare dal giudice istruttore per finire al pubblico ministero, avete sempre insistito sul fatto che quel poveraccio si sarebbe buttato: “causa del raptus improvviso”… e adesso, sul più bello, mi sbattete via il “raptus”.
QUESTORE – No, no… noi non glielo sbattiamo via affatto il “raptus”…
MATTO – E sì che lo sbattete!: mi distanziate il suicidio di addirittura quattro ore dal momento in cui lei o quel suo collaboratore entrate e gli fate lo scherzo gigante del: Abbiamo le prove! E dove mi va a finire così il “raptus” all’improvviso? Dopo quattro ore… hai voglia… avrebbe avuto il tempo di smaltire altro che quella di balla, l’anarchico… potevate anche raccontargli che Bakunin era un pappone e faceva il confidente della polizia e del Vaticano, ed era lo stesso!
QUESTORE – Ma era proprio quello che volevamo, signor giudice!
MATTO – Volevate raccontargli di Bakunin pappone?
QUESTORE – No, volevamo dimostrare che il “raptus” non può essere stato determinato dai nostri inganni, dalle nostre false affermazioni… insomma proprio perché da quel momento all’altro suicidio sono trascorse quattro ore!
MATTO – E già, ha ragione! Ma che bella pensata… che bravo!!!
QUESTORE – Grazie signor giudice.
MATTO – E già, così nessuno può incolparvi di certo: la balla cattiva c’è stata, ma non può considerarsi determinante!
COMMISSARIO – Esatto. Quindi siamo innocenti.
MATTO – Bravi. Non si capisce perché poi quel poveraccio si sia buttato dalla finestra, ma non ha importanza, per adesso, importante è che voi risultiate innocenti.
QUESTORE – Grazie ancora. Le dirò con sincerità che temevo lei partisse prevenuto nei nostri riguardi.
MATTO – Prevenuto?
COMMISSARIO – Sì, che ci volesse colpevoli ad ogni costo.
MATTO – Per carità… è proprio all’opposto semmai: vi dirò che se mi sono comportato in modo un pò duro e provocatorio, è stato solo per indurvi a produrre prove e argomenti tali da mettermi in condizioni di aiutarvi il più possibile ad uscirne vittoriosi.
QUESTORE – Ne sono sinceramente commosso… E’ bello sapere che la magistratura è sempre la migliore amica della polizia!!!
MATTO – Diciamo collaboratrice…
COMM.-QUEST. – Sì, diciamo.
MATTO – Ma anche voi dovete collaborare perché io vi possa aiutare fino in fondo… e rendere inattaccabile la vostra posizione.
QUESTORE – Senz’altro.
COMMISSARIO – Con piacere.
MATTO – Per prima cosa dobbiamo provare, con argomenti inconfutabili che, durante quelle quattro ora l’anarchico aveva smaltito ogni più piccolo scoramento, il famoso crollo psicologico, come lo chiama il giudice archiviatore.
COMMISSARIO – Beh, c’è la testimonianza dell’agente qui, e anche la mia, in cui si dichiara che l’anarchico dopo un primo moto di sconforto si riprendeva…
MATTO – E’ a verbale?
COMMISSARIO – Sì, credo…
MATTO – Sì, sì, c’è, fa parte della seconda versione dei fatti… eccola: “il ferroviere si calma e dice che fra lui e lex ballerino non c’erano dei buoni rapporti”. Ottimo!
QUESTORE – Come a dire che non gliene importava un gran che di venire a sapere che fosse lui il dinamitardo assassino.
MATTO – Certo, non lo stimava molto, né come anarchico né come ballerino!
COMMISSARIO – Forse non lo considerava nemmeno anarchico.
MATTO – Io dico che lo disprezzava.
COMMISSARIO – Oh, che porta così male!
MATTO – E non dimentichiamo che il nostro ferroviere era a conoscenza del fatto che nel gruppo anarchico romano bazzicassero un sacco di spie e confidenti della polizia… lui gliel’aveva detto al ballerino: “la polizia e i fascisti vi adoperano per far scoppiare disordini… siete pieni di provocatori pagati… che vi portano dove vogliono… e poi chi ci andrà di mezzo sarà tutta la sinistra…”
COMMISSARIO – Può darsi che abbiano litigato proprio per questo!
MATTO – Già, e dal momento che il ballerino non gli aveva dato retta, forse il nostro ferroviere ha cominciato a sospettare che anche lui fosse un provocatore.
QUESTORE – Ah, può darsi.
MATTO – Quindi, non importandogli niente, prova inconfutabile: l’anarchico era sereno.
COMMISSARIO – Anzi sorrideva addirittura… si ricorda, l’ho dichiarato io stesso fin dalla prima versione.
MATTO – Già, ma c’è purtroppo il guaio, che nella prima versione siete anche andati a raccontare che l’anarchico s’era acceso una sigaretta “abbattuto” alla Francesca Bertini e che aveva commentato “sconsolato”:”è la fine dell’anarchia”. Ta-tata-ta! andiamo, ma che v’è saltato in mente di buttarla sul melodrammatico a ‘sto modo. Per dio!
QUESTORE – Ha ragione, signor giudice. E’ che è stata un’idea sua, del giovanotto qui; gliel’avevo anche detto: “le sceneggiate lasciamole fare ai cinematografi, noi facciamo i poliziotti”.
MATTO – Datemi retta, a ‘sto punto, l’unica, per capirci qualche cosa, se vogliamo trovare una soluzione organica, è buttare tutto all’aria e ricominciare da capo.
COMMISSARIO – Dobbiamo dare una terza versione?
MATTO – Per carità! basta rendere più plausibili le due che abbiamo già.
QUESTORE – Giusto.
bande MATTO – Dunque, punto primo, regola prima: Quel che è detto è detto e non si torna più in dietro. Perciò resta fisso che lei commissario e lei o chi per lei signor questore avete fatto il vostro saltafosso bidone… che l’anarchico s’è fumata la sua ultima sigaretta, che ha recitato la sua frase melodrammatica… ma, è qui che abbiamo la variante, non si è buttato dalla finestra perché non era ancora mezzanotte, erano solo le otto.
QUESTORE – Come da seconda versione…
MATTO – E si sa che un ferroviere rispetta sempre l’orario.
QUESTORE – Fatto sta che così abbiamo tutto il tempo di fargli cambiare umore… tanto da fargli rimandare l’intento suicida.
COMMISSARIO – Non fa una grinza!
MATTO – Sì, ma come è avvenuto questo cambiamento… il tempo da solo non basta a medicare certe ferite… qualcuno l’avrà aiutato… che so, con qualche gesto…
AGENTE – Io gli ho dato un chewingum!
MATTO – Bravo. E voi?
QUESTORE – Ma, io non c’ero…
MATTO – No, questo è un momento troppo delicato, lei doveva esserci!
QUESTORE – D’accordo, c’ero.
MATTO – Bene, tanto per cominciare possiamo dire che la costernazione in cui era caduto l’anarchico vi aveva un pò commossi?
COMMISSARIO – Sì, a me mi aveva proprio commosso.
MATTO – E possiamo aggiungere che vi era dispiaciuto l’averlo amareggiato… signor questore… lei un uomo così sensibile!
QUESTORE – Sì, in fondo m’aveva fatto una certa pena… mi era dispiaciuto.
MATTO – Perfetto! E scommetto che non ha potuto fare a meno di posargli una mano sulla spalla…
QUESTORE – No, non credo…
MATTO – Andiamo, è un gesto paterno…
QUESTORE – Beh, forse, ma non ricordo.
MATTO – Io sono sicuro che l’ha fatto! La prego… mi dica di sì!…
AGENTE – Sì, sì, l’ha fatto… l’ho visto io!
QUESTORE – Beh, se m’ha visto lui…
MATTO (rivolto al commissario) – E lei invece gli ha mollato un buffetto sulla guancia… così (gli dà un buffetto)
COMMISSARIO – No, mi spiace deluderla, ma sono sicuro che no… non gli ho dato buffetti…
MATTO – Certo che mi delude… e sa perché? …perché quell’uomo oltreché anarchico era un ferroviere! Se l’era dimenticato? E sa che significa ferroviere? Significa qualcosa che è legata per tutti alla nostra infanzia… significa trenini elettrici e a molla. Lei da bambino non ha mai avuto trenini?
COMMISSARIO – Sì ne avevo uno proprio a vapore… col fumo… un treno blindato, naturalmente.
MATTO – E faceva anche tu-tut?
COMMISSARIO – Sì, tu-tut…
MATTO – E’ splendido! Ha detto tu-tut… e le si sono illuminati gli occhi!! No, lei dottore non può che aver sentito affetto per quell’uomo… perché nel suo inconscio era legato al suo trenino… e se l’indiziato fosse stato, che so, un banchiere, lei non l’avrebbe nemmeno guardato, ma era un ferroviere e… lei, ne sono più che certo… lei gli ha dato il buffetto…
AGENTE – Sì, è vero… l’ho visto io… gliel’ha dato: due buffetti!
MATTO – Vede… ho i testimoni! E che cosa ha aggiunto mentre lo buffettava…
COMMISSARIO – Non ricordo…
MATTO – Glielo dico io cosa ha detto: gli ha detto: “su, su… non abbatterti così… (e l’ha chiamato per nome) vedrai, l’anarchia non morirà!”
COMMISSARIO – Ma, non mi pare…
MATTO – Eh, no… per dio… lei l’ha detto… se no mi arrabbio. Guardi il nervo sul collo. Ammette sì o no d’averlo detto?
COMMISSARIO – Eh, va bene, se le fa piacere…
MATTO – E allora lo dica… devo metterlo a verbale (comincia a scrivere).
COMMISSARIO – Beh, ho detto… su, su… (ragazzo), non te la prendere… vedrai… l’anarchia non morirà!
MATTO – Bene… e poi avete cantato!
QUESTORE – Abbiamo cantato…?
MATTO – Per forza, arrivati a ‘sto punto… s’è creato un clima di tale amicizia, di cameratismo… che non si può fare a meno di cantare… tutti in coro! Sentiamo cosa avete cantato? “Nostra patria è il mondo intero” immagino…
QUESTORE – No, scusi signor giudice ma sul fatto del canto in coro non la possiamo proprio più seguire…
MATTO – Ah, non mi seguite?… e allora sapete che vi dico?: io vi mollo e arrangiatevi… son fatti vostri… Ordinerà i fatti così come me li avete esposti… sapete cosa ne sortirà… scusatemi l’espressione vivace: ne verrà fuori un gran casino! Si proprio! Prima dite una cosa… poi la ritrattate… date una versione, dopo mezz’ora, ne date un’altra tutta diversa… non vi trovate nemmeno d’accordo fra di voi… qui c’è un appuntato che racconta addirittura che l’anarchico avrebbe già tentato di buttarsi una prima volta lo stesso giorno nel tardo pomeriggio, in vostra presenza… e voi di ‘sto particolare da niente non ne avete manco accennato… fate dichiarazioni a tutta la stampa e, se non mi sbaglio, addirittura al telegiornale, di questo tenore: “naturalmente” degli interrogatori fatti all’anarchico non esiste nessun verbale, non s’è fatto in tempo… e dopo un po’: miracolo, ne saltano fuori addirittura due o tre di verbali… e firmati da lui… di suo pugno, da vivo! Ma se un indiziato si contraddicesse una metà di come vi siete impapocchiati voi, l’avreste come minimo accoppato!
Sapete cosa pensa a ‘sto punto di voi la gente? Che siete dei gran cacciaballe… oltre che dei biricchini… ma chi volete che vi creda più ormai, oltre il Giudice archiviatore naturalmente. E sapete la ragione principale del perché la gente non vi crede?… perché la vostra versione dai fatti oltre che strampalata, manca di umanità… di calore umano… nessuno dimentica la risposta sgarbata e insolente data da lei commissario alla povera vedova dell’anarchico che le chiedeva perché non l’avessero avvisata della morte del marito. Non c’è mai un momento di commozione… nessuno di voi che si lasci mai andare… che sbraghi… magari che rida, pianga… canti!… la gente vi saprebbe perdonare tutte le contraddizioni in cui siete caduti a pié sospinto… ma se, in cambio, dietro a questi impacci, riuscisse ad intravedere un cuore… due “uomini umani” che si lasciano afferrare alla gola dalla commozione e, ancorché poliziotti, cantano con l’anarchico la sua canzone… pur di fargli piacere… “nostra patria è il mondo intero”… chi non scoppierebbe in lacrime… chi non urlerebbe i vostri nomi festanti ascoltando una simile storia! Vi prego! Per il vostro bene… perché l’inchiesta vada in vostro favore… Cantate!
(comincia a cantare sottovoce ammiccando ai poliziotti che impacciati uno dopo l’altro accennano a cantare con lui).

“Raminghi per le terre e per i mari
per un’idea lasciamo i nostri cari.”

Forza! voce! (li afferra addirittura per le spalle esaltandoli)
Nostra patria è il mondo intero… voce per dio!
nostra legge è la libertà ed un pensiero
ed un pensiero… nostra patria è il mondo intero…

(lentamente, sul coro a voce piena, scende il buio),

SECONDO TEMPO
Prima ancora che ritorni la luce i quattro riprendono a cantare come nel finale del primo atto, per terminare nell’acuto risolutivo con la luce che rimonta “totale”.

MATTO – (applaude e stringe le mani). Bravi, bravi! Adesso sì, che ci siamo. A questo punto nessuno potrà più mettere in dubbio che l’anarchico non fosse più che sereno!
COMMISSARIO – Io azzarderei che fosse contento.
MATTO – Certo, si sentiva come a casa. Fra i componenti di uno di quei circoli romani dove per l’appunto sono sempre di più i poliziotti travestiti che gli anarchici veri.
QUESTORE – Il fuoco di fila delle nostre contestazioni false, non aveva minimamente intaccato la sua psiche.
MATTO – Quindi niente raptus; il raptus viene dopo. (Indica il commissario). Quando?
COMMISSARIO – Verso mezzanotte.
MATTO – Causato da che cosa?
QUESTORE – Beh, io credo che la ragione…
MATTO – No, no, per dio! Lei non crede niente… Lei non deve saperne niente signor questore!
QUESTORE – Come, non devo sapere?
MATTO – Ma porco cane, siamo qui che facciamo i salti mortali per tirarla via di mezzo, per dimostrare che lei con la morte del ferroviere non ha niente a che fare… perché non era nemmeno presente…
QUESTORE – Ha ragione, mi scusi… ero distratto.
MATTO – Eh ma lei si distrae un po’ troppo dottore… Stia più attento… Dunque come diceva Totò in una vecchia farsa, “a quest’ora il questore in questura non c’era”! Ma c’era il commissario.
COMMISSARIO – Sì, io c’ero, però, di lì a poco me ne sono uscito…
MATTO – Ah, ci rifacciamo con lo scaricamento. Da bravo mi racconti cosa è successo intorno alla mezzanotte.
COMMISSARIO – Eravamo in questa stanza in sei: quattro agenti, io… un tenente dei carabinieri.
MATTO – Ah, sì, quello che poi hanno promosso capitano.
COMMISSARIO – Sì, lui.
MATTO – E che si faceva?
COMMISSARIO – Lo si interrogava.
MATTO – Ancora? “Dov’eri, cosa facevi? Parla! Non fare il furbo”… Accidenti, dopo tante ore, immagino, sarete stati un pò tutti sconvolti… su di nervi… esasperati.
COMMISSARIO – Nient’affatto signor giudice, eravamo calmissimi.
MATTO – Non l’avete manco scozzonato un pochino? Manco uno schiaffone manrovescio?
COMMISSARIO – No.
MATTO – Di piatto?
COMMISSARIO – Nemmeno.
MATTO – Di taglio?!
COMMISSARIO – Di taglio?
MATTO – Sì, come quando si fanno i massaggi alle donne per la cellulite… ta-ta-ta! (mima velocissimo con le mani a coltello) Ah, fa un bere cara-tè! ta!
COMMISSARIO – Ma no, signor giudice… neanche il massaggio. Noi lo si stava interrogando scherzosamente…
MATTO – Ma va, “scherzosamente”?
COMMISSARIO – Gliel’assicuro… domandi alla guardia… (e sospinge l’agente verso il giudice).
MATTO – Non c’è bisogno; è incredibile (mostra un foglio) ma c’è anche sulla deposizione fatta davanti al giudice archiviatore.
COMMISSARIO – Certo, e lui non l’ha messo minimamente in dubbio.
MATTO – Ah, ma ci credo anch’io… ma in che senso “scherzosamente”?
COMMISSARIO – Nel senso che si scherzava… lo si interrogava cercando di riderci sopra.
MATTO – Non capisco: giocavate allo schiaffo del soldato? Vi mettevate delle maschere, suonavate trombette?
COMMISSARIO – Beh, non proprio fino a quel punto… Ma insomma la si buttava sul ridere, si faceva il verso agli indiziati… qualche calambour… qualche lazzo…
AGENTE – Sì, sì, si scherzava moltissimo. Sa il commissario, non pare, ma è un burlone… vedesse quando è in vena che interrogatori spassosi che fa… ah ah ah che ridere!
MATTO – Adesso capisco perché da Roma hanno deciso di cambiarvi il motto.
QUESTORE – Il motto della polizia?
MATTO – Sì, il vostro, l’hanno deciso al ministero.
QUESTORE – Ce lo cambiano?
MATTO – Beh, diciamo piuttosto che ve lo completano… come fa adesso?
COMMISSARIO – La polizia è al servizio del cittadino.
MATTO – Ecco, e d’ora in poi sarà “la polizia è al servizio del cittadino per divertirlo!”
QUESTORE – Ah, ah, ma lei ci sta prendendo in giro.
MATTO – Nient’affatto, io sono più che convinto che voi trattiate gli indiziati scherzosamente come asserite… io mi ricordo, ero a Bergamo, dovrei dire San Francisco ma c’è la trasposizione, ero a Bergamo durante gli interrogatori a quella cosiddetta “banda del lunedì” – vi ricordate, c’erano di mezzo pure un prete, un medico, il farmacista… quasi tutto un paese che poi risultò innocente. Ebbene abitavo in un alberghetto proprio vicino alla questura dove si svolgevano gli interrogatori e quasi tutte le notti ero svegliato da urla e lamenti che in un primo tempo credevo di gente pestata, bastonata… ma poi ho capito che si trattava di risate. Sì, risate un pò sguaiate degli interrogati: “Ah ah, oh mamma! Basta, aha ah! Aiuto, non ce la faccio più! Commissario basta che mi fa morire dal ridere!”
QUESTORE – Ironia a parte, lei sa, che, appresso, dal comandante all’ultimo appuntato… furono tutti condannati? quelli!
MATTO – Certo, per eccesso di comicità! (i poliziotti fanno smorfie di sofferenza) No, no, non sto scherzando: voi non ve ne siete ancora resi conto di quanti, non colpevoli, inventino gabole per di riuscire a farsi portare in questura! Voi li credete anarchici, comunisti, potere operaio, sindacalisti… no, in verità si tratta solo di poveri ammalati depressi, ipocondriaci, malinconici, che si son camuffati da rivoluzionari pur di essere interrogati da voi… e farsi finalmente quattro belle risate sane! Farsi un pò di buon sangue, insomma!
QUESTORE – Io direi che lei ora, signor giudice, più che prenderci in giro, ci sta addirittura sfottendo!
MATTO – Per carità, non me lo permetterei mai…
COMMISSARIO – Eppure glielo giuro che quella sera… con l’anarchico noi si scherzava!
AGENTE – Sì, sì… si scherzava, glielo giuro anch’io.
MATTO – Zitto tu, solo i superiori possono giurare! (il questore toglie di mezzo l’agente, bruscamente) E va bene, ammettiamolo. E su chi… su che cosa si scherzava?
COMMISSARIO – Più che altro sull’anarchico ballerino.
MATTO – Ah, sul fatto che oltretutto era zoppo.. L’anarchico ballerino zoppo… Ah, ah.
COMMISSARIO – Sì, anche su quello…
MATTO – E avete fatto pure qualche malignità sul particolare che essendo ballerino e che come mestiere infilava perline colorate per farne paralumi “liberty”… magari, chi sa, può darsi fossa anche un po’ liberty anche lui?!
AGENTE – Ah, ah, l’anarchico liberty!!
QUESTORE – Zitto!
COMMISSARIO – No, veramente non abbiamo caricato a ‘sto punto.
MATTO – Su, su, non facciamo troppo i modesti. Ad ogni modo i fatti certo è che voi facevate dell’ironia un pò pesante sul suo amico ballerino, e che lui, il ferroviere s’è offeso! E’ così?
COMMISSARIO – Beh immagino sia successo proprio così.
MATTO – S’è alzato in piedi di scatto!!
COMMISSARIO – Sì, si è alzato di scatto…
MATTO – … e si è messo a gridare: “Basta! Non permetto certe insinuazioni, il mio amico è ballerino, d’accordo, infila perline, è zoppo… ma è maschio, per dio! E così dicendo è saltato sul davanzale, ha accennato ad un: “pas de duex” e s’è buttato!
COMMISSARIO – Sì, press’a poco dev’essere andata così… però non lo posso giurare: gliel’ho detto che ero appena uscito.
AGENTE – Ma io c’ero. Se volete posso giurare io!
MATTO – No, zitto, tu!
QUESTORE – Però, che permaloso st’anarchico, buttarsi dalla finestra solo perché gli sfottono l’amico!
MATTO – Ah, ma è perché gli si è toccato un punto delicato: gli anarchici ci tengono moltissimo alla virilità! Più di tutti! Non ha mai letto “Sesso e anarchia” di Otto Weininger? No? E’ un classico.
QUESTORE – Ma, offendersi per un amico con il quale poi non era più manco in buoni rapporti. Sue dichiarazioni testuali, non si dimentichi: gli aveva tirato perfino la saliera!
MATTO – E già! Bravo che me l’ha ricordato! Quindi non poteva essere indispettito, seccato!
QUESTORE – Eh, no!
MATTO – Ecco lì il macchiavello… allora ha finito!
COMMISSARIO – Ha finito?
MATTO – Ma certo: il furbacchione ha recitato tutta la commedia dell’offeso a morte per avere un pretesto logico al suicidio… logico per voi, ma assurdo per gli altri!
QUESTORE – In che senso: per gli altri?
MATTO – Ma non avete capito? Ha fatto il Kamikaze per rovinarvi! Lui si butta! voi ingenui riferite i fatti così come sono avvenuti… alla stampa e alla televisione… e nessuno vi crede, salvo l’amaro consigliere archiviatore, naturalmente… che fra l’altro sentite qui cosa scrive nel suo decreto: “il raptus è stato causato da <<orgoglio ferito>>!”. E chi la beve? Sembra troppo una balla!
QUESTORE – Certo, certo, sembra quasi uno scherzo.
MATTO – E’ così, voi vi ritrovate perduti dalla vostra stessa sincerità… e lui l’anarchico, maligno, è là nella sua tomba che sghignazza!
AGENTE – Che disgraziato! E dire che pareva un tipo così da fidarsi… brava persona!
QUESTORE – Zitto! (l’agente si zittisce rientrando in sé come una lumaca nel guscio) Lei non si offenderà, signor giudice, se le dirò che questa sua versione del ferroviere kamikaze… non mi convince granché.
COMMISSARIO – Anch’io avrei qualche riserva…
MATTO – A me invece non convince proprio per niente! Neanche in un giallo televisivo l’accetterebbero! E’ che cercavo di salvare la vostra di versione, che frana ancora peggio!
QUESTORE – (strofinandosi le spalle). Per favore, le spiace se faccio chiudere la finestra? E’ venuto giù un freddo tutto d’un colpo…
MATTO – Prego, prego… certo, fa freddo davvero!
COMMISSARIO – Dipende dal fatto che è appena andato giù il sole (l’agente, ad un gesto del commissario, è andato a chiudere).
MATTO – Già, ma allora, quella sera, il sole non è andato giù.
COMMISSARIO – Come?
MATTO – Dicevo, quella sera che l’anarchico s’è buttato, il sole è rimasto su, non c’è stato il tramonto? (i tre poliziotti si guardano attoniti):
QUESTORE – Non capisco? (il matto finge seccarsi).
MATTO -Dico, se pur essendo di dicembre, la finestra a mezzanotte era ancora spalancata, vuol dire che non faceva freddo… e se non faceva freddo, era solo perché il sole non era ancora tramontato… tramontava più tardi: all’una, come in Norvegia di luglio.
QUESTORE – Ma no, l’avevamo appena aperta… per far cambiare l’aria della stanza, vero?
COMMISSARIO – Sì, c’era molto fumo.
AGENTE – Sa, l’anarchico fumava molto!
MATTO – E avevate aperto i vetri, e pure le imposte?
COMMISSARIO – Sì, anche le imposte.
MATTO – Di dicembre? A mezzanotte con il termometro che scende sotto zero, la nebbia che ti ingessa…? “Via, via, aria! Ma chi se ne frega della polmonite”! Avevate almeno il cappotto?
COMMISSARIO – No, eravamo in giacchetta.
MATTO – Che sportivi!
COMMISSARIO – Ma non faceva affatto freddo gliel’assicuro!
QUESTORE – No, non faceva freddo…
MATTO – Ah, sì? Quella sera il servizio metereologico ha dato per tutta l’Italia temperature da far barbellare un orso bianco, e loro non avevano freddo, anzi… “primavera!” Ma che cosa avete: un monsone africano personale che passa di qui ogni notte, o è la “corrente del golfo” che vien su per il “tombone di san Marco” e vi passa sotto-casa con le fogne?!
COMMISSARIO – Scusi signor giudice, ma non capisco; poco fa ha asserito di essere qui apposta per aiutarci, e invece non fa che mettere in dubbio ogni nostra testimonianza, sfotterci, mortificarci…
MATTO – D’accordo, forse io esagero, forse metterò troppo in dubbio… ma qui pare d’essere davanti a uno di quei giochi per deficienti e ritardati che si leggono sulla settimana enigmistica: “trovare i trentasette errori e contraddizioni in cui è caduto il commissario Baciocchi Stupidoni”. E come posso aiutarvi? (i poliziotti si siedono muti sconsolati). Va bene, va bene… non fate quelle facce da funerale… Su con la vita! Vi prometto che da ‘sto momento non vi sfotterò più: Massima serietà! Lasciamo correre l’antefatto…
QUESTORE -Sì, lasciamo correre.
MATTO – …e veniamo al fatto vero e proprio: al salto.
COMMISSARIO – D’accordo.
MATTO – Il nostro anarchico, preso da raptus, vedremo poi di ritrovare insieme una causa un pò più credibile a questo folle gesto… si alza di scatto, prende la rincorsa… Un momento, chi gli ha fatto il “predellino”?
COMMISSARIO – Come: il “predellino”?
MATTO – Insomma, chi di voi si è messo accanto alla finestra con le dita intrecciate all’altezza del ventre: così. Per fargli appoggiare il piede… e :zam! Un colpo che gli fa sorpassare il parapetto al volo!
COMMISSARIO – Ma chi dice, signor giudice, vuole che noi…?
MATTO – No, per carità, non scaldatevi… io domandavo così… pensavo che, essendo piuttosto altino come salto, con così poca rincorsa, senza aiuto dall’esterno… io non vorrei che qualcuno potesse mettere in dubbio…
COMMISSARIO – Non c’è nulla da mettere in dubbio signor giudice gliel’assicuro… ha fatto tutto da solo!…
MATTO – Non c’era manco una predella di quelle da competizione?
COMMISSARIO – No…
MATTO – Bene, così, abbiamo: da una parte un uomo alto sì e no 1,60, solo, senza aiuto, privo di scale… dall’altra una mezza dozzina di poliziotti, che pur trovandosi a pochi metri, anzi uno addirittura presso la finestra, non fanno in tempo ad intervenire…
COMMISSARIO . Ma è stato così all’improvviso…
AGENTE – E lei non ha idea di come fosse agile quel demonio… io ho fatto appena in tempo ad afferrarlo per un piede.
MATTO – Oh! Vedete, vedete che la mia tecnica della provocazione funzione…: lei l’ha afferrato per un piede!
AGENTE – Sì, ma mi è rimasta in mano la scarpa, e lui è andato di sotto lo stesso.
MATTO – Non ha importanza. Importante è che sia rimasta la scarpa. La scarpa è la prova inconfutabile della vostra volontà di salvarlo!
COMMISSARIO – Certo, è inconfutabile!
QUESTORE – (alla guardia) Bravo!
AGENTE – La ringrazio signor quest…
QUESTORE – Zitto!
MATTO – Un momento… ma qui, qualcosa non quadra… (mostra un foglio ai poliziotti). Il suicida aveva tre scarpe?
QUESTORE – Come tre scarpe?
MATTO – E sì, una sarebbe rimasta tra le mani del poliziotto… L’ha testimoniato lui stesso qualche giorno dopo il fattaccio… (mostra il foglio) ecco qui.
COMMISSARIO – Sì, è vero… l’ha raccontato ad un cronista del Corriere della Sera.
MATTO – Ma qui, in quest’altro allegato, si assicura che l’anarchico morente sul selciato del cortile aveva ancora ai piedi tutte e due le scarpe. Ne danno testimonianza gli accorsi, fra i quali un cronista dell’Unità, ed altri giornalisti di passaggio!
COMMISSARIO – Non capisco come possa essere successo…
MATTO – Neanch’io! A meno che quest’agente velocissimo abbia fatto in tempo, precipitandosi per le scale a raggiungere un pianerottolo del secondo piano affacciarsi alla finestra prima che passasse il suicida, infilargli la scarpa al volo e risalire come un razzo al quarto piano nell’istante stesso in cui il precipitante raggiungeva il suolo.
QUESTORE – Ecco, vede: vede; riprende a fare dell’ironia!
MATTO – Ha ragione, è più forte di me… mi scusi. Dunque, tre scarpe… Scusate, non vi ricordate se per caso fosse tripede?
QUESTORE – Chi?
MATTO – Il ferroviere suicida… se per caso aveva tre piedi, è logico portasse tre scarpe.
QUESTORE (seccato) No, non era tripede!
MATTO – Non si secchi, la prego… a parte che da un anarchico ci si può aspettare questo ed altro!
AGENTE – Questo è vero!
QUESTORE – Zitto!
COMMISSARIO – Che guaio, per la miseria… bisogna trovare una ragione plausibile se no…
MATTO – L’ho trovata io!
QUESTORE – Sentiamo.
MATTO – Eccola: Senz’altro una delle scarpe gli era un pò grande, e allora, non avendo sottopiede a portata di mano, ha infilato un’altra scarpa più stretta, prima di infilare quella larga.
COMMISSARIO – Due scarpe nello stesso piede?
MATTO – Sì, che c’è di strano?… come con le calosce, vi ricordate? Quelle soprascarpe di gomma che si portavano una volta…
QUESTORE – Appunto, una volta.
MATTO – Ma c’è chi le porta ancora… anzi, sapete che vi dico?…che quella che è rimasta fra le mani dell’agente non era una scarpa, ma una caloscia.
COMMISSARIO – Ma no, è impossibile… un anarchico con le calosce! … roba da gente all’antica… da conservatori…
MATTO – Gli anarchici sono molto conservatori…
QUESTORE – Già, ed è per questo che ammazzano i re!
MATTO – Certo, per poterli conservare imbalsamati… se uno aspetta che i re muoiano vecchi, incartapecoriti, consunti dalle malattie, poi si disfano, si decompongono, non si riesce più a conservarli… Invece così, ammazzati di fresco…
COMMISSARIO – La prego signor giudice, su certi argomenti, non mi va proprio…
QUESTORE – Non accetto neanch’io…
MATTO – Oh, tu guarda, io vi credevo nostalgici, ma non della monarchia… Ad ogni modo, se non vi vanno né le calosce, né la storia delle tre scarpe… (squilla il telefono, tutti si arrestano, il commissario afferra la cornetta).
COMMISSARIO – Scusate… Si dimmi… un momento… (al questore) è il piantone, dice che giù alla porta c’è un giornalista che chiede di lei, signor questore…
QUESTORE – Ah, sì… le avevo dato un appuntamento per oggi… è quello dell’Espresso o dell’Europeo… non mi ricordo… chieda se si chiama Feletti?
COMMISSARIO – (parlando al telefono) Si chiama Feletti? (al questore) Sì, Maria Feletti.
QUESTORE – Allora è lei… voleva una intervista. La preghi di passare un altro giorno che oggi non ho tempo…
MATTO – Ma neanche per idea… non permetto che a causa mia voi abbiate delle grane.
QUESTORE – In che senso?
MATTO – La conosco quella, è una che conta… ed è capace d’aversela a male… è d’un permaloso… è capace, per ripicca di farvi uno di quegli articoli… La faccia passare per carità!
QUESTORE – Ma la sua inchiesta?
MATTO – Può aspettare. Ma non avete ancora capito che io mi trovo nella stessa vostra barca; e gente come quella, bisogna cercare d’averla amica, non contro! Mi dia retta.
QUESTORE – D’accordo (rivolto al commissario al telefono) la faccia passare.
COMMISSARIO – Accompagnala su da me (abbassa la cornetta).
QUESTORE – E lei che fa, ci lascia?
MATTO – Ma neanche per idea… io non abbandono mai gli amici, specie nel momento del pericolo!
COMMISS. e QUEST. – Resta?
QUESTORE – E in che veste? Vuole che quell’avvoltoio di giornalista venga a scoprire chi è lei, e che cosa è venuto qui a fare? Per poi scriverlo a tutta pagina sul suo giornale? Ma allora lo dica che ci vuol rovinare?
MATTO – Ma no, non vi voglio rovinare… state tranquilli: l’avvoltoio non saprà chi io sia veramente.
COMMISSARIO – Ah, ah, no?
MATTO – No, di certo, cambierò di personaggio… Per me è un gioco da ragazzi, credetemi: “Psichiatra, della sezione criminale, direttore dell’Interpol, dirigente della scientifica” a vostra scelta… Se l’avvoltoio vi dovesse mettere in imbarazzo con qualche domanda vigliacca, voi non fate altro che strizzarmi l’occhio e intervengo io… importante è che non vi compromettiate… voi…
QUESTORE – Lei è troppo generoso signor giudice… (gli stringe le mani commosso).
MATTO – Non mi chiami più giudice per carità… da questo momento sono il capitano Marcantonio Banzi Piccini della scientifica… Va bene?
COMMISSARIO – Ma esiste davvero il capitano Banzi Piccini… sta a Roma…
MATTO – Appunto, così se la giornalista scriverà qualcosa che non ci piace sarà facile dimostrare che s’è inventata tutto… chiamando a testimoniare il vero capitano Piccini.
COMMISSARIO – Ma lei è un genio! Se la sente proprio di recitare la parte di capitano?
MATTO – Non si preoccupi, durante l’ultima guerra ero cappellano dei bersaglieri.
QUESTORE – Silenzio è qui.
(Entra la giornalista).
QUESTORE – Avanti signorina, s’accomodi.
GIORNALISTA – Buon giorno, il Signor Questore per favore?
QUESTORE – Sono io, piacere signorina… noi ci conosciamo solo per telefono… Purtroppo.
GIORNALISTA – Piacere.. L’agente giù alla porta mi faceva qualche difficoltà.
QUESTORE – Ha ragione. la prego di perdonare, la colpa è mia che ho dimenticato di preavvertire del suo arrivo… Le presento i miei collaboratori: l’appuntato Pisani, il commissario dirigente di quest’ufficio…
GIORNALISTA – Molto piacere.
COMMISSARIO – Il piacere è mio… signorina (stringe la mano con piglio militaresco).
GIORNALISTA – Accidenti che stretta!
COMMISSARIO – Mi scusi…
QUESTORE – (indica il matto che sta armeggiando di spalle)… e per finire capitano… capitano?!
MATTO – Eccomi… (appare con baffi, finti, una pezza nera sull’occhio, e una mano coperta da un guanto marrone. Il questore resta attonito e non sa continuare. Il matto si presenta da solo): Capitano Marcantonio Banzi PICCINI della scientifica. Mi perdoni la mano rigida, ma è di legno, è un ricordo della campagna d’Algeri ex paracadutista della legione straniera… ma s’accomodi signorina.
QUESTORE – Desidera bere qualcosa?
GIORNALISTA – No grazie… Preferirei, se non vi spiace cominciare subito… Scusatemi ma avrei un pò fretta. Purtroppo dovrei consegnare l’articolo per stasera… va in macchina stanotte.
QUESTORE – Va bene, come crede, cominciamo senz’altro, noi siamo pronti…
GIORNALISTA – Avrei parecchie domande da fare… (ha estratto un block notes sul quale legge). La prima è proprio rivolta a lei commissario, e perdoni s’è un pò provocatoria… Se non vi spiace adopero il registratore… A meno che abbiate qualcosa in contrario… (estrae un registratore dalla borsa).
COMMISSARIO – Beh, veramente… noi…
MATTO – Ma per carità faccia pure… (al commissario)… prima regola: mai contraddire.
COMMISSARIO – Ma se ci scappa qualcosa… se vogliamo smentire… quella ha le prove…
GIORNALISTA – Scusino signori, c’è qualcosa che non va?
MATTO (tempista) – No, no, tutt’altro… il Commissario mi stava tessendo le sue lodi, dice che lei è una donna di grande coraggio… democratica convinta, amante della verità e della giustizia… costi quello che costi!
GIORNALISTA – Il dottore è troppo generoso…
COMMISSARIO – Dica pure.
GIORNALISTA – Perché la chiamano finestra-cavalcioni?
COMMISSARIO – Finestra-cavalcioni? A me?
GIORNALISTA – Sì, o anche “commissario cavalcioni”.
COMMISSARIO – E chi mi chiamerebbe così?
GIORNALISTA – Ho qui la fotocopia della lettera di un giovane anarchico inviata dal carcere di S. Vittore nel quale il ragazzo si trova imprigionato proprio nei giorni della notte del nostro anarchico e che parla proprio di lei commissario… e di questa stanza.
COMMISSARIO – A sì, e che dice?
GIORNALISTA – (leggendo) – Il commissario del quarto piano mi ha schiaffato a sedere sulla finestra le gambe penzoloni, e poi ha cominciato a provocarmi “buttati” e mi insultava… “perché non ti butti… non ne hai il coraggio eh? E falla finita!: cosa aspetti?”. Vi assicuro che ho dovuto stringere i denti per non soccombere per non lasciarmi andare…
CAPITANO – Ottimo, pare la sceneggiatura di un film di Hitchcok.
GIORNALISTA – La prego capitano… è al dirigente di questo ufficio che ho posto la domanda non a lei… cos’ha da rispondermi? (e avvicina il microfono alla bocca del commissario).
CAPITANO – (all’orecchio del commissario) – Calma e indifferenza!
COMMISSARIO – Non ho niente da rispondere… piuttosto è lei che mi deve rispondere… “in tutta sincerità”: “Pensa che io abbia messo a cavalcioni anche il ferroviere?”.
CAPITANO – Zitto, non ci cascare (canticchia). L’avvoltoio vola via… vola via dalla casa mia…
GIORNALISTA – Sbaglio o lei capitano sta facendo opera di disturbo?
CAPITANO – Nient’affatto… commentavo soltanto… E se mi permette, io chiedo a lei signorina Feletti se ci ha presi per dei propagandatori di detersivi… dal momento che ci vuol vedere ad ogni costo intenti a fare la prova finestra con ogni anarchico che ci capiti sottomano?
GIORNALISTA – Non c’è che dire lei è molto abile capitano.
COMMISSARIO – Grazie… m’ha tolto da un bell’impiccio… (gli batte la mano sulla spalla).
CAPITANO – Piano con ste manate dottore… ci ho l’occhio di vetro!! (indica la pezza nera).
COMMISSARIO – L’occhio di vetro?
MATTO – E vada piano anche a stringermi la mano, è posticcia.
GIORNALISTA – Sempre a proposito di finestre, fra gli incartamenti del decreto depositato dal giudice arhciviatore, manca la perizia delle parabole di caduta.
QUESTORE – Parabole di caduta?
GIORNALISTA – Sì, la parabola di caduta del presunto suicida.
QUESTORE – E a che serve?
GIORNALISTA – Serve a stabilire se, al momento dell’uscita in volo dalla finestra l’anarchico fosse ancora completamente in vita o meno. Se sia uscito cioè dandosi un minimo di slancio oppure se sia cascato inanimato come infatti risulta… scivolando lungo la parete… se si sia prodotte fratture o lesioni sulle braccia o sulle mani come infatti non risulta cioè a dire che il presunto suicida non ha portato le mani in avanti a proteggersi nel momento dell’impatto sul terreno… gesto normale e assolutamente istintivo…
COMMISSARIO – Sì, ma non dimentichi che qui ci troviamo di fronte a un suicida… a uno che si butta perché vuol morire!
MATTO – Ah, non vuol dire… qui devo dare purtroppo ragione alla signorina… Come vede io sono obbiettivo. Si sono fatti fior di esperimenti in merito: si sono presi dei suicidi, li si sono buttati di sotto… e si è notato che tutti… istintivamente al momento buono.. trach… con le mani in avanti!
QUESTORE – Ah bell’appoggio che ci dà… ma è matto?
MATTO – Sì, chi gliel’ha detto?
GIORNALISTA – Ma il particolare più sconcertante, del quale gradirei spiegazione, è la mancanza, sempre fra il materiale del decreto di archiviazione, del nastro apposito sul quale è stata registrata l’ora esatta della chiamata telefonica dell’autolettiga… Chiamata effettuata dal centralino della questura, e che, anche secondo la testimonianza del lettighiere della croce bianca, sarebbe avvenuta alle dodici meno due minuti. Mentre tutti i cronisti, che sono accorsi sul piazzale, hanno dichiarato che il salto è avvenuto alle 12 e tre minuti esatti… In poche parole, l’autolettiga è stata chiamata cinque minuti prima che l’anarchico volasse dalla finestra. Qualcuno di voi, mi può spiegare questo curioso anticipo?
MATTO – Beh, a noi succede spesso di chiamare le autolettighe, così, preventivamente… perché non si sa mai… e qualche volta ci azzecchiamo.
COMMISSARIO (gli molla una manata sulla spalla) – Bravo!
MATTO – Attento all’occhio… va a finire che mi schizza!
QUESTORE – D’altra parte non capisco di che cosa lei ci voglia accusare? E’forse reato essere previdenti? Appena, tre minuti d’anticipo, andiamo, nella polizia l’anticipo è tutto!
COMMISSARIO – E poi io sono più che convinto che la colpa sia da imputarsi agli orologi… quei cronisti avranno avuto gli orologi indietro… cioé, avanti…
QUESTORE – O forse sarà stato in ritardo l’orologio marcatempo del centralino telefonico che ha registrato la nostra telefonata…
AGENTE – Certo, più che probabile…
GIORNALISTA – Strana ecatombe di orologi!
MATTO – Perché strana? …mica siamo in Svizzera qua… Ognuno qui da noi, il suo orologio lo mette sull’ora che gli pare… uno preferisce essere in anticipo… un altro in ritardo… siamo in un paese di artisti, di individualisti tremendi, ribelli alle consuetudini…
COMMISSARIO – Bravo, formidabile! (gli sferra una manata, si sente il ticchettio di una biglia che saltella sul pavimento).
MATTO – Ha visto?! Che le dicevo… m’ha fatto schizzare l’occhio di vetro!
COMMISSARIO – (buttandosi gattoni a cercarlo) – Mi scusi… glielo ritroviamo subito…
MATTO – Meno male che ho la pezza che l’ha trattenuto… se no chissà dove finiva… mi scusi signorina, di cosa si stava parlando?
GIORNALISTA – Del fatto che siamo un paese di artisti ribelli alle consuetudini… E, le dò ragione: specie i giudici archiviatori sono ribelli: tralasciano di raccogliere le testimonianze dirette, i nastri con le registrazioni degli orari, le perizie di caduta, di chiedersi il perché di un’autolettiga chiamata in anticipo… tutte quisquilie! Comprese le ecgimosi al bulbo del collo del morto… delle quali non sono affatto chiare le cause.
QUESTORE – Attenta signorina… le consiglio di non parlare a vanvera… è pericoloso…
GIORNALISTA – E’una minaccia?
MATTO – No, no, signor questore… la signorina non credo parli a vanvera… Certamente vuole alludere ad una versione dei fatti che ho già sentito raccontare più di una occasione… e che stranamente è sortita proprio dagli ambienti di questo palazzo.
QUESTORE – Di che si tratterebbe?
MATTO – Si mormora che durante l’ultimo interrogatorio all’anarchico, uno dei presenti, giusto qualche minuto prima di mezzanotte, si sarebbe spazientito e avrebbe sferrato un gran colpo con la mano sul collo dell’anarchico suddetto… stia calmo dottore… costui sarebbe rimasto semiparalizzato. Per di più rantolava, non riusciva a respirare… allora si sarebbe chiamata l’autoambulanza, nel frattempo nel tentativo di rianimarlo, avrebbe spalancato la finestra; e portato l’anarchico al davanzale facendolo sporgere un pò, così che l’aria piuttosto fresca della notte potesse scuoterlo!… Si dice fossero in due a sorreggerlo… e come succede spesso in questi casi, ciascuno fidava nell’altro… lo tengo? lo tieni tu? Patapum è andato di sotto…
(il commissario avanza imbestialito slitta sulla biglia di vetro… e rovina al suolo).
GIORNALISTA – Esatto, proprio così.
QUESTORE – Ma è impazzito?
MATTO – Sì sedici volte questore.
COMMISSARIO – Per dio! ma su cosa sono slittato?!
MATTO – Sul mio occhio di vetro… ecco su che cosa! Guarda come me l’ha sporcato! Appuntato, le spiace procurarmi un bicchier d’acqua per lavarlo? (l’appuntato esce).
GIORNALISTA – Dovete ammettere che con questa versione si chiarirebbero un sacco di misteri: il perché della chiamata in anticipo dell’autolettiga, il perché della caduta a corpo inanimato… e perfino il perché del curioso termine usato dal Pubblico Ministero nelle sue argomentazioni conclusive.
MATTO – Che termine? Cerchi di essere più chiara che ho già mal di testa per conto mio!
GIORNALISTA – Il Pubblico Ministero, ha dichiarato, per iscritto, che la morte dell’anarchico, è da ritenersi: “morte accidentale”. Nota-bene, accidente, non suicidio come avete detto voi. E c’è una bella differenza fra i due termini. D’altra parte il dramma, così come l’ha esposto il capitano, volendo, si potrebbe definire proprio un “accidente”
(Nel frattempo è arrivato l’appuntato, consegna il bicchiere al matto che tutto preso dal racconto della donna ingoia la biglia di vetro come fosse un cachet).
MATTO – Per dio! l’occhio! accidenti: ho mandato giù l’occhio… e beh, speriamo mi faccia passare almeno il mal di testa.
QUESTORE (all’orecchio del finto capitano) – Ma a che gioco sta giocando ora?
COMMISSARIO – (alternandosi col questore) Non le sembra di averle dato un pò troppa corda a quell’avvoltoio? Adesso è sicura d’averci incastrato.
MATTO – Lasciatemi fare per favore! (alla giornalista). Ebbene io le dimostrerò signorina che quest’ultima versione è completamente inattendibile.
GIORNALISTA – Già inattendibile, inattendibile come per il giudice che ha archiviato il caso, sono inattendibili le testimonianze dei pensionati.
MATTO – Cos’è sta storia dei pensionati inattendibili?
GIORNALISTA – E’ strano che lei non ne sia al corrente! Nel decreto d’archiviazione il Giudice suddetto, ha dichiarato inattendibili le testimonianze dei tre avventori citati dal nostro anarchico, che asserivano d’aver trascorso quel tragico pomeriggio delle bombe in un’osteria del naviglio a giocare a carte con lui.
MATTO – Testimonianze inattendibili?… e perché?
GIORNALISTA – Perché, dice sempre il giudice archiviatore: “si tratta di persone anziane malferme in salute per di più invalidi”.
MATTO – E l’ha scritto pure nel decreto?
GIORNALISTA – Sì.
MATTO – Beh, come dargli torto? Come si può obbiettivamente pretendere che un pensionato di una certa età, per di più invalido di guerra o del lavoro, a scelta, ex operaio, si noti bene: ex operaio, possa trovarsi in possesso delle minime qualità psicofisiche richieste dal delicato ufficio della testimonianza.
GIORNALISTA – Perché un ex operaio non può? mi spieghi.
MATTO – Ma lei signorina, dove vive? Invece di andare a farsi i servizi in Messico, Cambogia, Vietnam, perché non si fa una volta Marghera, Piombino, Sesto San Giovanni, Rho? Ma ha idea lei di che cosa sia un operaio? quando arrivano alla pensione, e dalle ultime statistiche ci arrivano sempre meno, quando ci arrivano, sono ormai strizzati come limoni, delle larve con riflessi ridotti al minimo… allo straccio!
GIORNALISTA – Mi pare che ne stia facendo un quadro un pò troppo disperato.
MATTO – Ah, sì… e allora vada pure a dare un’occhiata in qualche osteria dove i pensionati giocano a scopa, e li sentirà: si insultano, si rinfacciano a pié sospinto, l’un l’altro, di non ricordarsi più le carte dello spariglio: “Disgraziato il settebello l’avevo già giocato io. Ma no, tu l’hai giocato la mano prima, non adesso”. “Ma quale mano prima, se questa è la prima partita che giochiamo quest’oggi… sei proprio rincretinito”. “No, rincretinito sei tu, se mai, che dovevi tenerti il sette come tallone… e invece lo sei andato a giocare sul tavolo dei nostri vicini”. “Ma che tallone, tallone stavolta era nientemeno che il re! Sei proprio svanito”! “Svanito a me? ma con chi credi di parlare?”. “Non lo so. E tu?”. “Neanch’io?”.
GIORNALISTA – Ah, ah, esagerato. Beh, ma a parte il piacere del grottesco… la colpa è da imputarsi a loro forse… se son così malridotti?
MATTO – No, senz’altro, la colpa è della società! ma noi mica siamo qui per fare il processo al capitalismo e ai padroni, siamo qui per discutere di testimoni più o meno attendibili! Se uno è malridotto perché l’hanno sfruttato troppo o perché gli è arrivato un accidente in fabbrica, a noi come gente di ordine e giustizia non deve interessare.
QUESTORE – Bravo capitano!
MATTO – Non hai i mezzi per procurarti vitamine, proteine, zuccheri, grassi e calciofosfati per la memoria? …ebbene peggio per te, io come giudice ti dico di no… mi spiace ma sei fuori gioco, sei un cittadino di seconda classe.
GIORNALISTA – Ah, vede, vede, lo sapevo che gira e rigira sarebbe saltato fuori il classismo, il discorso sui privilegi di classe!
MATTO – E chi ha mai sostenuto il contrario? si lo ammetto, è vero, la nostra è una società divisa in classi… anche per quanto riguarda i testimoni di prima, seconda, terza e quarta categoria. Non è mai questione d’età… puoi anche essere vecchio più di Noé e rimbambito più di Giosué… ma dal momento che viene fuori adesso dall’aver fatto la sauna, doccia calda e fredda, massaggio frizione lampada al quarzo, camicia di seta, foulard, Mercedes a sei posti con autista… voglio vedere se il giudice non ti dichiara subito attendibile. Per me ti bacia anche la mano: “altamente attendibile extra!”. Ptu! Infatti per il processo della diga del Vaiont,- nome di fantasia completamente inventato – gli ingegneri accusati, quei pochi che si son dati subito latitanti avvertiti chissà da chi!… quei cinque o sei ingegneri dicevo che, per guadagnarsi qualche miliardo in più, hanno fatto fuori annegati una cosa come duemila cittadini in una notte, quelli, con tutto che fossero anche più anziani dei nostri pensionati del Naviglio, quando hanno deposto davanti al giudice non sono stati affatto ritenuti non attendibili; anzi: gli è stata data la massima fiducia! E che, scherziamo per dio! uno si fa la laurea per che cosa? allora per che cosa si diventa azionista privilegiato? per essere trattato alla stregua di un pensionato morto di fame? E poi si dice che in Italia non si ha più fiducia nella lira. C’è chi racconta che prima della deposizione degli azionisti suddetti, il cancelliere non abbia nemmeno imposto la recitazione ad alta voce della classica formula: “Giuro di dire la verità, tutta la verità, ecc. ecc.”. Pare abbia detto solo: “Si accomodi ingegnere capo direttore delle costruzioni idrauliche S.A.D.E. e anche lei ingegnere progettista nonché consulente ministeriale, ambedue azionisti della S.A.D.E. suddetta con capitale di 160 miliardi, capitale iniziale interamente versato, accomodatevi, noi vi ascoltiamo e vi crediamo. Poi, solennemente, i giudici si sono levati in piedi, e con la mano destra ben in evidenza sul Vangelo, tutti in coro hanno declamato: “Giuriamo che state per dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Lo giuriamo!”.

Il matto-capitano esce da dietro la scrivania e scopriamo che ha una gamba di legno tipo pirata. Tutti lo guardano esterrefatti. Il capitano commenta imperturbabile:
MATTO – Vietnam, berretti verdi… brutto ricordo! Ma non parliamone più, roba passata!
(si apre la porta, si affaccia il commissario Bertozzo. Ha l’occhio bendato).
Scusate, disturbo?
QUESTORE – Venga, venga dottor Bertozzo… Si accomodi.
BERTOZZO – Dovrei solo deporre questa (mostra una cassetta in metallo).
QUESTORE – Di che si tratta?
BERTOZZO – E’ il facsimile della bomba esplosa alla banca…
GIORNALISTA – Oh, mio dio!
BERTOZZO – Non si preoccupi signorina è disinnescata.
QUESTORE – Ecco allora da bravo… l’appoggi pure lì… e stenda la mano al suo collega… anche lei commissario… venga qua e fate la pace.
BERTOZZO – Ma pace di che signor Questore… sapessi almeno perché se l’è presa con me da gonfiarmi l’occhio? (il questore gli dà di gomito).
COMMISSARIO – Ah, non lo sai eh? E il pernacchio?
BERTOZZO – Che pernacchio…?
QUESTORE – Basta insomma… ci sono degli estranei…
MATTO – Appunto…
BERTOZZO – Ma questore io vorrei solo capire.. che gli è preso… è entrato e senza dirmi manco buonasera… pom!
MATTO – Beh, almeno “buonasera” poteva dirglielo. Qui ha ragione, andiamo!
BERTOZZO – Ecco vede… Scusi ma lei… mi pare un viso familiare.
MATTO – Sarà per la pezza che abbiamo ambedue sull’occhio.
CORO – (risata) Ah, ah!
BERTOZZO – No, no, scherzi a parte…
MATTO – Permette, sono il capitano Marcantonio Banzi Piccinni.. della scientifica.
BERTOZZO – Piccini? Ma no… no è possibile… io lo conosco il capitano Piccinni…
QUESTORE – (gli sferra un calcetto) No, lei non lo conosce.
BERTOZZO – Non lo conosco? …Ma vuol scherzare?…
COMMISSARIO – No, che non lo conosci (calcetto).
BERTOZZO – Senti, non ricominciare su…
QUESTORE – Lasci correre… (calcetto).
BERTOZZO – Ma era mio compagni di corso… (riceve un calcetto anche dal capitano).
MATTO – Ma se gli dicono di lasciare correre! (e gli dà anche uno scappellotto).
BERTOZZO – Ehi ma dico!
MATTO (indicando il commissario) – E’ stato lui. (il questore lo trascina da una parte verso la giornalista).
QUESTORE – Se permette commissario vorrei presentarle la signorina… dopo le spiego… la signorina Feletti, giornalista.
Ha capito adesso? (giornalista).
BERTOZZO – Piacere, commissario Bertozzo… No, non ho capito
(calcetto del questore, calcetto del capitano, che ci sta prendendo gusto, dà un calcio anche al questore. Nello stesso tempo molla una pacca per uno sulla nuca al Bertozzo e al commissario, contemporaneamente).
BERTOZZO – (convinto sia stato il commissario sportivo) – Vede signor Questore, è lui che incomincia sempre!
(Per finire il matto dà una pacca sul sedere della giornalista e poi indica il questore).
GIORNALISTA – Ma dico? le sembra il modo?
QUESTORE – (che pensa voglia alludere al battibecco) Ha ragione, ma non so come spiegarmelo… Bertozzo, la smetta e mi ascolti! La signorina è qui per una intervista molto importante, capito? (calcetto, gli strizza l’occhio).
BERTOZZO – Ho capito.
QUESTORE – Ecco signorina, se vuol fare qualche domanda anche a lui… il commissario è oltretutto un ottimo esperto in balistica ed esplosivi.
GIORNALISTA – Oh sì, mi tolga una curiosità… diceva che in quella cassetta c’è il fac-simile della bomba della banca.
BERTOZZO – Beh facsimile molto approssimativo essendo andati perduti tutti gli ordigni originali… lei mi capisce…
GIORNALISTA – Ma una di bomba però, se n’era salvata, inesplosa…
BERTOZZO – Sì, quella della “banca commerciale”…
GIORNALISTA – E mi spiega perché invece di disinnescarla e di consegnarla alla scientifica come di regola, in modo che la si esaminasse a fondo, i ritrovatori sono subito corsi in un cortile, l’hanno seppellita e fatta scoppiare?
BERTOZZO – Perché me lo chiede scusi?
GIORNALISTA – Lei sa meglio di me, perché, commissario… in quel modo oltre la bomba, è andata distrutta anche la firma degli assassini…
MATTO – E’ vero.. infatti si dice: “dimmi come fabbrichi una bomba e ti dirò chi sei”.
BERTOZZO – (scuotendo la testa) Eh, no, ma quello non è il Piccinini (il matto ha afferrato la cassetta della bomba).
QUESTORE – Ma certo che non lo è! Stia zitto!
BERTOZZO – Ah, mi pareva bene. E chi è (riceve un ennesimo calcetto).
MATTO – Se il commissario Bertozzo mi permette, in qualità di dirigente della scientifica.
BERTOZZO – Ma a chi la dia a bere? Che fa?… lasci quella cassetta per favore… è pericoloso!
MATTO (gli sferra un calcetto) – Sono della scientifica… si faccia in là.
QUESTORE – Ma davvero se ne intende? (il matto lo guarda con disprezzo).
MATTO – Vede signorina, una bomba del genere è talmente complessa… guardi la quantità dei fili, due detonatori… il congegno a tempo… il trampeln d’innesco, leve levette… è talmente complessa dicevo, che ci si può benissimo nascondere un doppio congegno a scoppio ritardato senza che nessuno possa ritrovarlo, a meno di non smontare tutta la bomba pezzo per pezzo, e ci vorrebbe una intera giornata, mi creda… e intanto bumm!
QUESTORE – (al Bertozzo) Pare un tecnico davvero, che ne dice?
BERTOZZO – (testardo) Sì, ma non è il Piccinni…
MATTO – Ecco perché si è preferito perdere la firma degli assassini come lei diceva… e fare scoppiare la bomba in un cortile, piuttosto che rischiare di vederla esplodere in mezzo alla gente con relativo massacro più orribile del primo… Convinta?
GIORNALISTA – Sì, stavolta m’ha proprio convinta.
MATTO – Sono riuscito a convincere anche me.
COMMISSARIO – Anch’io sono rimasto convinto… bravo… è stata un’ottima pensata.
(Gli afferra la mano e gliela stringe con forza, la mano di legno gli resta fra le dita).
MATTO – Ecco, me l’ha staccata. Gliel’avevo detto che era di legno!
COMMISSARIO – Mi scusi.
MATTO – Adesso non le resta che la gamba da staccarmi. (così dicendo si riavvita la mano).
QUESTORE – (al Bertozzo) Dica qualcosa anche lei, Bertozzo, faccia vedere che anche nella nostra sezione non si dorme (e gli appioppa un colpetto d’incoraggiamento sulla spalla).
BERTOZZO – Certo. La vera bomba era piuttosto complessa. Io l’ho vista. Molto più complessa di questa. Opera senz’altro di tecnici di alta scuola… professionisti, come si dice..
QUESTORE – Ci vada piano!
GIORNALISTA – Professionisti? Militari forse?
BERTOZZO – E’ più che probabile. (Tutti e tre insieme gli affibbiano calcetti).
QUESTORE – Disgraziato…
BERTOZZO – Ahia! Perché cos’ho detto?
GIORNALISTA (ha finito di prendere nota) – Bene, bene, così voi, pur essendo a conoscenza del fatto che per fabbricare, oltre che per maneggiare, bombe del genere bisognasse possedere perizia ed esperienza da professionisti, preferibilmente militari, ciononostante dicevo, vi siete buttati alla disperata su un unico gruppo sparuto di anarchici, lasciando perdere completamente tutte le altre piste… ed è inutile vi stia a specificare di che colore e parte!
MATTO – Certo, se lei sta alla versione del Bertozzo, che però non può far testo… perché lui non è un vero tecnico d’esplosivi… se ne interessa così per hobby!
BERTOZZO (offeso) – Ma che hobby? come, non me ne intendo?… ma cosa ne sa lei?…. Chi è lei… (rivolto ai due poliziotti) Chi è… me lo volete dire? (altri calci che lo costringono a sedere).
QUESTORE – Buono…
COMMISSARIO – Calmati…
GIORNALISTA – Si calmi commissario… stia tranquillo; io sono sicura che tutto quello che ha detto è vero, così come è vero che tutta la polizia e la magistratura si è buttata ad incriminare… mi si passi l’espressione, la più folle e patetica combriccola di scombinati che si possa immaginare: il gruppo di anarchici che faceva capo al ballerino!
QUESTORE – Ha ragione erano scombinati, ma questa era la facciata che si erano fabbricati apposta per non dare nell’occhio.
GIORNALISTA – Infatti dietro la facciata, cosa si scopre? Che due su dieci della banda, due erano addirittura dei vostri: due confidenti, o meglio, spie e provocatori. Uno è un fascista romano, noto a tutti meno che al gruppo dei nostri sprovveduti, l’altro un vostro agente di pubblica sicurezza truccato da anarchico anche lui.
MATTO – Sì, per quanto riguarda l’agente truccato d’anarchico, non capisco come abbiano potuto credergli; lo conosco, è un’aquila che se gli domandi cos’è Bakunin ti risponde che è un formaggio svizzero senza buchi!
BERTOZZO – Che rabbia mi fa quello che sa tutto, conosce tutti… Eppure io lo conosco!
QUESTORE – Non sono assolutamente d’accordo con lei capitano: Quel nostro agente-spia, è un ottimo elemento invece! Preparatissimo!
GIORNALISTA – E ne avete molti altri di questi agenti spia preparatissimi seminati qua e là nei vari gruppetti extra-parlamentari?
MATTO (canta) – “L’avvoltoio vola via…”.
QUESTORE – Non ho nessuna difficoltà a svelarle che sì, ne abbiamo molti, un pò dappertutto!
GIORNALISTA – Oeh, oeh, adesso sta bleffando signor questore!
QUESTORE – Nient’affatto… anche questa sera fra il pubblico, le dirò… ne abbiamo qualcuno, come sempre… vuol vedere? (batte un colpo secco con le mani) (dalla platea si sentono delle voci provenienti da punti diversi).
VOCI – Dica dottore! Comandi! Agli ordini!
(Il matto ride e si rivolge al pubblico).
MATTO – Non preoccupatevi, questi sono attori… quelli veri ci sono e stanno zitti e seduti.
QUESTORE – Ha visto? Comodi, comodi! I confidenti e le spie sono le nostre forze.
COMMISSARIO – Servono a prevenire, tenere sotto controllo…
MATTO – Provocare attentati per poi avere il pretesto di reprimere (i poliziotti si voltano di scatto)… Ho voluto prevenire la battuta più che ovvia della signorina.
GIORNALISTA – Certo, più che ovvia! Ad ogni modo come mai, pur avendo completamente sotto controllo ogni componente di quel gruppo di pellegrini, costoro sarebbero riusciti a organizzare un colpo così complesso? senza che voi interveniste a bloccarli?
MATTO – Attenzione che adesso l’avvoltoio fa la picchiata!
QUESTORE – Il fatto è che in quei giorni il nostro agente spia… era assente dal gruppo…
MATTO -E’ vero, ha anche portato la giustificazione firmata dai genitori (è vero)!
COMMISSARIO – La prego… (sotto tono) signor giudice…
GIORNALISTA – Ma l’altro confidente il fascista? Quello c’era no… tant’è vero che il giudice di Roma lo ritiene il responsabile principale, organizzatore e mandante, che si sarebbe avvalso, è sempre il giudice che parla, della dabbenaggine di quegli anarchici per far loro compiere un attentato di cui non sospettavano certamente la criminale entità… Sono sempre parole e convinzioni del giudice s’intende.
MATTO – Bumpete… E’ arrivato l’avvoltoio!
QUESTORE – Tanto per cominciare le dirò che quel fascista di cui lei parla, non è affatto un nostro confidente.
GIORNALISTA – Come mai, allora, bazzicava così spesso in questura, specialmente alla sezione politica di Roma?
QUESTORE – Se lo dice lei… A me non risulta.
MATTO – (porgendo la mano al questore) Bravo, ottima parata! (il questore gli stringe la mano di legno e gli resta fra le dita).
QUESTORE – Grazie!… ma, la sua mano… mi dispiace!
MATTO – (indifferente) La tenga pure, ne ho un’altra! (ne estrae una seconda da donna).
COMMISSARIO – Ma è da donna!
MATTO – No, è unisex (e se la riavvita).
GIORNALISTA (che nel frattempo ha estratto da una cartelletta alcuni fogli) – Ah, non le risulta? E non le risulta nemmeno che su 173 ATTENTATI dinamitardi avvenuti fino ad oggi: dodici al mese, uno ogni tre giorni, su 173 attentati dicevo (sta leggendo su di un documento) ben 102 si è scoperto essere stati certamente organizzati da fascisti, e che, per più della metà dei rimanenti 71 ci sono seri indizi si tratti ancora di attentati messi in piedi da fascisti o comunque da organizzazioni parallele.
MATTO (gesticolando con la mano a ventaglio sotto il mento): Tremenda!
QUESTORE -Sì, più o meno le cifre dovrebbero essere probanti… Che ne dice dottore?
COMMISSARIO – Dovrei verificare, ma grossomodo mi pare coincidano con le nostre.
GIORNALISTA – Ecco, se le capita, cerchi un pò di verificare anche quanti di questi attentati sono stati organizzati con l’intento di far cadere il sospetto e la responsabilità su gruppi dell’estrema sinistra.
COMMISSARIO – Beh, quasi tutti… è ovvio.
GIORNALISTA . Già, è ovvio… E quante volte voi ci siete cascati? Più o meno ingenuamente?
CAPITANO – (sempre girando la mano da donna intorno al viso) Cattiva!
QUESTORE – Se è per quello, ci sono cascati anche parecchi sindacalisti e qualche dirigente del P.C.I. più o meno ingenuamente… Guardi ho qui l’articolo dell’Unità, che li accusa di “sinistrismo velleitario e avventuristico”… per un atto vandalico di cui poi si è scoperto che quei sovversivi accusati non avevano alcuna colpa.
GIORNALISTA – Lo conosco, è stato un giornale della destra a metterle in giro quelle notizie… col solito slogan: “scontro di opposti estremismi”, che funziona sempre… anche per voi!
MATTO – Vipera!
BERTOZZO – Eppure io quello lo conosco, adesso gli strappo la benda!
MATTO – (intervenendo ironico) Ma cosa si aspetta, signorina, con queste sue palesi provocazioni, che le si risponda ammettendo che qualora noi della polizia invece di perderci dietro a quei quattro anarchici strapellati ci si fosse preoccupati di seguire seriamente altre piste più attendibili, tipo organizzazioni paramilitari e fasciste finanziate dagli industriali, dirette e appoggiate da militari greci e circonvicini, forse si sarebbe venuti a capo della matassa?
QUESTORE – (al Bertozzo che smania) Non si preoccupi… adesso gli volta tutta la frittata d’un colpo… è la sua tecnica… la conosco ormai! dialettica gesuita!
MATTO – Se pensa a questo le dirò che sì… lei ha ragione… Se si fosse andati per quest’altra strada se ne sarebbero scoperte delle belle Ah Ah!
BERTOZZO – Ammazza la dialettica gesuita!
QUESTORE – Ma è diventato matto?
BERTOZZO – (illuminandosi) Matto? (scatta) Il matto… ecco chi è!! E’ lui!
GIORNALISTA – Certo che queste affermazioni ascoltate da un poliziotto… le assicuro… sono sconcertanti!
BERTOZZO – (tirando per la manica il questore) Signor questore ho scoperto quello chi è, lo conosco.
QUESTORE – Beh, se lo tenga per lei, e non lo vada a raccontare in giro (pianta in asso il Bertozzo e raggiunge il matto e la giornalista).
BERTOZZO – (prende in diparte il commissario sportivo) Ti giuro che lo conosco quello… Non è mai stato della polizia. S’è travestito.
COMMISSARIO – Lo so, non mi dici niente di nuovo. Ma non farti sentire dalla giornalista.
BERTOZZO – Ma è un maniaco… non capisci?
COMMISSARIO – Sei tu un maniaco, che non mi fai capire niente di quel che dicono, stai zitto!
MATTO – (che nel frattempo ha conversato animatamente coi due, continuando nel discorso) Certo, lei è giornalista e in uno scandalo del genere ci sguazzerebbe a meraviglia… avrebbe solo un pò di disagio nello scoprire che quel massacro di innocenti alla banca era servito unicamente per affossare le lotte dell’autunno caldo… creare la tensione adatta a far sì che i cittadini disgustati indignati da tanta criminalità sovversiva fossero loro stessi a chiedere l’avvento dello stato forte!
COMMISSARIO – Non ricordo se questo l’ho letto sull’Unità o su lotta continua.
BERTOZZO – (si avvicina alle spalle del matto e gli strappa la benda) Ecco qua! avete visto, ce l’ha l’occhio, ce l’ha!
QUESTORE – Ma dico, è impazzito? Certo che ce l’ha! E perché non dovrebbe averlo?
BERTOZZO – E allora, perché portava la benda, se ce l’ha l’occhio?
COMMISSARIO – Ma anche tu ce l’hai l’occhio sotto la benda… e nessuno te la strappa!
(Lo tira in disparte). Stai buono dopo ti spiego.
GIORNALISTA – Oh, che divertente, portava una benda per sfizio?
MATTO No, era per non dare nell’occhio (ride).
GIORNALISTA – Ah, ah… buona… Ma vada avanti, mi parli dello scandalo che ne sarebbe uscito.
MATTO – Ah, sì… un grande scandalo… molti arresti nella destra, qualche processo… un sacco di pezzi grossi, compromessi… senatori, deputati, colonnelli… I socialdemocratici che piangono, il corriere della sera cambia direttore… la sinistra chiede di mettere fuorilegge i fascisti… si vedrà… il capo della polizia viene elogiato per l’operazione coraggiosa… dopo un pò viene mandato in pensione.
QUESTORE – No, capitano… queste sono sue illazioni… me lo lasci dire… un pò gratuite…
GIORNALISTA – Questa volta sono d’accordo con lei signor questore… Io credo che uno scandalo del genere servirebbe a dar prestigio alla polizia. Il cittadino avrebbe la sensazione di vivere in uno stato migliore, con una giustizia un po’ meno ingiusta…
MATTO – Ma certo… e sarebbe più che sufficiente! Il popolo chiede una giustizia vera? e noi invece facciamo che s’accontenti di una un po’ meno ingiusta. I lavoratori gridano basta con la vergogna dello sfruttamento bestiale e noi procureremo che diventi un po’ meno bestiale e ci preoccuperemo soprattutto che non se ne vergognino più… vorrebbero non più crepare in fabbrica e noi metteremo qualche protezione in più, qualche premio in più per la vedova. Vorrebbero veder eliminate le classi… e noi faremo che non ci sia più questa gran differenza o meglio che non dia così tanto nell’occhio! Loro vorrebbero la rivoluzione… E noi gli daremo le riforme… tante riforme… li annegheremo nelle riforme. O meglio li annegheremo nelle promesse di riforme, perché neanche quelle gli daremo mai!!
COMMISSARIO – Sa chi mi fa venire in mente? Quel Marrone… quel giudice che è sotto processo per vilipendio della magistratura…
QUESTORE – No, no… questo è peggio, questo è tutto matto!
BERTOZZO – Ma certo che lo è… è un’ora che glielo sto dicendo!
MATTO – Vede, al cittadino medio non interessa che le porcherie scompaiano… no, a lui basta che vengano denunciate, scoppi lo scandalo e che se ne possa parlare… Per lui quella è la vera libertà e il migliore dei mondi, alleluia!
BERTOZZO – (afferrando la gamba di legno del matto e scuotendola) Ma guardate qua la gamba… non vedete che è finta?
MATTO – Certo che lo è… di noce per l’esattezza.
QUESTORE – L’abbiamo capito tutti.
BERTOZZO – Ma è un trucco, è legata al ginocchio! (e s’appresta a slacciare i cinturini).
COMMISSARIO – Incosciente.. mollalo! Me lo vuoi smontare?
MATTO – No lasci fare… mi slacci pure… la ringrazio… già mi stava prendendo il formicolio per tutta la coscia.
GIORNALISTA – Ma insomma, perché me lo interrompe sempre? Cosa credete di riuscire a farmelo apparire indegno per il solo fatto che non ha la gamba di legno?
BERTOZZO – No, è per dimostrarle che è un millantatore, un “ipocritomaniaco” che non è mai stato né mutilato né capitano…
GIORNALISTA – E chi è allora?
BERTOZZO – E’ semplicemente… (accorrono il questore, l’agente e il commissario e gli tappano la bocca trascinandolo via).
QUESTORE -Scusi signorina, ma lo vogliono al telefono.
(lo piazzano seduto sulla scrivania e gli appioppano la cornetta del telefono contro la bocca).
COMMISSARIO – (parlandogli all’orecchio) Ci vuol rovinare incosciente? (sul lato destro la giornalista e il capitano continuano a conversare senza badare al gruppo dei poliziotti).
QUESTORE – Non capisce che deve rimanere segreto? Se la signorina viene a scoprire della contro-inchiesta, siamo rovinati!
BERTOZZO – Che contro-inchiesta? (gli viene riportata la cornetta alla bocca) Pronto?
COMMISSARIO – E me lo domandi? Ma allora cosa sbroffavi di sapere tutto, che non sai niente? Chiaccheri, chiaccheri, fai casino…
BERTOZZO – No, io non faccio casino… io voglio sapere…?
QUESTORE – Zitto (lo colpisce con la cornetta su di una mano). Telefoni e basta!
BERTOZZO – Ahia… pronto chi parla?
GIORNALISTA – (che nel frattempo ha sempre chiaccherato con il finto capitano) Oh, che divertente! Signor questore, non si deve più preoccupare, il capitano… cioè l’ex capitano, m’ha detto tutto!
QUESTORE – Cosa le ha detto?
GIORNALISTA – Chi è veramente!
COMMISS. e QUEST. – Glielo ha detto?
MATTO – Sì, non potevo più continuare a mentire… ormai… l’aveva intuito da sé.
QUESTORE – Ma le ha fatto almeno promettere di non scriverlo sul giornale?
GIORNALISTA – Ma certo che lo scriverò! (legge fra gli appunti) Eccolo: “Negli uffici della polizia, ho incontrato un vescovo in borghese!”
COMMISS. e QUEST. -Un vescovo?
MATTO – Sì, scusate se ve l’ho tenuto nascosto (e con molta naturalezza si gira il colletto che appare tondo, classico dei religiosi, con la pettorina nera).
BERTOZZO – (danosi una pacca sulla fronte) Pure il vescovo, adesso! Non gli crederete per caso? (il commissario afferra un grosso timbro e glielo infila in bocca).
COMMISSARIO – E ci hai scocciato davvero!
(Il matto ha estratto una papalina rossa e se l’è piazzata sulla nuca, con movimenti austeri e studiati, si è slacciato il bottone della giacca così da scoprire una croce barocca d’oro e argento fabbricazione rancati, quindi, s’è infilato un anellone con pietra viola enorme)
MATTO – Permettete che mi presenti: Padre Augusto Bernier, incaricato della Santa Sede come osservatore di collegamento presso la polizia italiana.
(Ha offerto l’anello da baciare all’agente che subito è accorso goloso).
BERTOZZO – (venendo in avanti ed estraendo per un attimo il succhiotto) Collegamento con la polizia?
MATTO – Dopo il lancio di pietre a cui è stato fatto segno il santissimo padre, sia in Sardegna che ultimamente a Castel Gandolfo, lei mi capisce, è nostro dovere, quali legati responsabili della chiesa, di prevenire… avere contatti…
BERTOZZO – Eh no! Eh no! Questa è troppo grossa : pure il vescovo poliziotto adesso!
(il commissario gli rimette in bocca il succhiotto e lo trascina in disparte).
COMMISSARIO – Ma lo sappiamo anche noi che è tutta una balla!… però lui s’è fatto vescovo apposta per salvarci… capisci?!
BERTOZZO – Per salvarci? T’è presa la crisi mistica? L’anima da salvare?
COMMISSARIO – Piantala e bacia l’anello! (e lo costringe ad avvicinare la bocca alla mano del matto che, nel frattempo, con noncuranza, senza imporlo, è riuscito a costringere tutti a compiere l’atto di sottomissione).
BERTOZZO – No, per dio! L’anello, no! Mi rifiuto! Ma mi sembrate tutti pazzi! Vi ha contagiati!
(Rapidissimi il commissario e l’agente hanno approntato larghi cerotti che gli vengono applicati senza tante storie sulla bocca, al punto da coprirgli la faccia, dal naso in giù).
GIORNALISTA – Ma che gli è preso, poverino?
MATTO – Una crisi… credo. (Estrae da dentro un breviario una siringa e si appresta a fargli una iniezione). Tenetelo, questa gli farà certamente bene… è un calmante benedettino.
QUESTORE – Benedettino?
MATTO – Sì, arquebuse in fiala (Con rapidità da cobra gli effettua l’iniezione, poi, estratta la siringa, la osserva). N’è rimasto ancora un po’… ne gradisce anche lei? (Senza attendere risposta lo siringa con l’agilità d’un banderillero).
(Lamento soffocato del questore).
GIORNALISTA – Lei non ci crederà eminenza, ma quando, poco fa, ha declamato, a proposito degli scandali: “è sempre il migliore dei modi… alleluia!” Ho subito commentato… mi perdoni l’irriverenza…
MATTO – Prego, prego…
GIORNALISTA – Ho esclamato: “Oeu, ma che discorso da prete!” Non s’è offeso, vero?
MATTO – E perché dovrei offendermi? E’ vero, ho fatto davvero un discorso da prete, quale sono.
(Il Bertozzo ha scritto con un pennarello sul rovescio del ritratto del “Presidente” “E’ un mitomane, un matto” e lo mostra alle spalle del vescovo). D’altronde, San Gregorio Magno, quando, appena eletto pontefice, scoprì che si cercava, con intrallazzi e maneggi vari, di coprire gravi scandali, incollerito, si mise a urlare la famosa frase: “Nolimus aut velimus, omnibus gentibus, justitiam et veritatem…”
GIORNALISTA – La prego eminenza… sono stata bocciata tre volte in latino…
MATTO – Ha ragione, in poche parole, disse : “Lo si voglia o non lo si voglia, giustizia e verità io impongo, farò l’impossibile perché gli scandali esplodano nel modo più clamoroso; e non temiate che, nel loro marcio, venga sommersa ogni autorità. Ben venga lo scandalo, ché su di esso, si fonda il potere più duraturo dello Stato!”.
GIORNALISTA – Straordinario!… Le spiace scrivermelo per intiero… qui?
(Il matto si accingere a stendere la frase evidentemente adattata a San Gregorio sul taccuino della giornalista. Nel frattempo, il commissario ha tolto dalle mani del collega il cartone con il ritratto del presidente e l’ha strappato).
QUESTORE – (Aggredendolo). Ma che ha fatto? Ha stracciato il ritratto del presidente? Ma non sa che è reato? Cosa le è preso?
COMMISSARIO – Ma dottore, quello scrive certe cose!… (Indica il Bertozzo).
QUESTORE – Posso essere anche d’accordo con lei su una certa sua mania di scrivere messaggi melodrammatici al popolo… ma non era proprio il caso di arrivare a far scempio del suo ritratto… Si vergogni!
(Alle spalle del vescovo la giornalista ha seguito e considerato attentamente il significato della frase di San Gregorio).
GIORNALISTA – In poche parole, salta fuori che lo scandalo, anche quando non c’è, bisognerebbe inventarlo, perché è un mezzo straordinario per mantenere il potere scaricando le coscienze degli oppressi.
MATTO – Certo: la catarsi liberatoria d’ogni tensione… E voi giornalisti indipendenti ne siete i sacerdoti benemeriti.
GIORNALISTI – Benemeriti? Beh, non certo per il nostro governo che smania e corre come un matto a tamponare ogni volta che noi si scopre uno scandalo.
MATTO – Smania, appunto, il nostro governo… che è ancora borbonico… precapitalista… ma guardi invece quelli evoluti… tipo nord Europa?! Lei si ricorda dello scandalo “Profumo” in Inghilterra? Il ministro della guerra coinvolto in un giro di prostitute, droga, spionaggio…!!! Crollò forse lo stato? la borsa? Nient’affatto, anzi, borsa e stato non furono mai così forti come dopo quello scandalo, La gente pensava: “Sì, il marcio c’è, però viene a galla…” Noi ci nuotiamo in mezzo e lo beviamo pure, ma nessuno ci viene a raccontare che è the al limone! E’ questo quello che conta! (Coinvolti dalla trovata dei cartelli sventolati dal Bertozzo, il commissario, il questore e perfino l’agente, iniziano, loro volta, un serrato dialogo a commento del discorso del “vescovo” innalzando a turno cartelli).
CARTELLO COMMISSARIO – Sbaglio o questo è un discorso un pò marxista?
CARTELLO QUESTORE – No, è la classica dialettica gesuita: prima ti dà ragione e poi ti incastra.
CARTELLO BERTOZZO – No, questo, prima ci incastra e poi ci darà ragione!
MATTO – L’importante è convincere la gente che tutto va per il meglio… L’America che è un paese veramente evoluto… ci sguazza, si ingrassa con gli scandali… ammazzano un presidente… perché non è abbastanza conservatore… Nell’assassinio è coinvolta la CIA e l’EFFE-BI-AI… si ammazzano una ventina di testimoni… vengono aperte inchieste, processi, i giornali, la televisione strepitano, accusano, denunciano… E come diretto risultato, al posto dell’assassinato, vengono eletti, prima Johnson e poi addirittura Nixon!
GIORNALISTA – Come a dire che lo scandalo è il concime della reazione?
CARTELLO COMMISSARIO – Ha definito Johnson e Nixon reazionari! Sempre per via della dialettica gesuita?
CARTELLO BERTOZZO – “A quando Nixon boia?”
CARTELLO QUESTORE – ” Fraintendete, sta parlando con stima della democrazia USA”.
MATTO – No, lo scandalo è un antidoto al peggior veleno, che è la presa di coscienza della gente. Infatti il governo americano ha mai imposto qualche censura affinché il popolo non venisse a conoscenza dell’assassinio di tutti i capi dei movimenti negri, la strage di migliaia di cittadini inermi nel Vietnam? Nient’affatto: anzi per settimane televisione e giornale hanno battuto la grancassa dell’indegno massacro… dell’orrore… dell’indignazione… un quotidiano di New York è addirittura uscito con il titolo: “Siamo gli assassini del mondo”.
GIORNALISTA – Sì, mi ricordo, e sotto c’era una fotografia su cinque colonne di bambini trucidati, che è stata comprata in esclusiva per una cifra pazzesca, una montagna di dollari.
CARTELLO COMMISSARIO – “Infatti! Dice che, più affondano nella cacca, più godono, ne sono soddisfatti”.
CARTELLO QUESTORE – “Certo! In quanto è nella propria che affondano, e la propria non fa mai schifo!”
CARTELLO BERTOZZO – “Attenti all’onda!”
CARTELLO DELL’AGENTE – “A noi non fa schifo neanche la loro! Sempre roba americana è!”
CARTELLO BERTOZZO – “Se poi è pure in scatola!”
(Anche il matto, continuando imperterrito a parlare, solleva un proprio cartello con indifferenza, lo estrae da dietro un mobile).
CARTELLO DEL MATTO – “Ha ragione, piantiamola con certi discorsi: già m’è venuta fame!”
MATTO – Eppure mai come oggi l’America e il suo sistema hanno goduto dell’appoggio pieno e appassionato non solo degli industriali, ma della quasi totalità dei suoi lavoratori, gli operai in testa, disposti addirittura a scendere in piazza, se è il caso, a dare una lezione a quegli sporchi sovversivi bianchi e di colore che minacciano di rovesciare lo stato dei loro padroni!
CARTELLO BERTOZZO -“Morale: Lo Stato borghese s’abbatte, non si cambia!”
CARTELLO COMMISSARIO – “Dialettica gesuita: dal vangelo secondo Lin Piao?”
CARTELLO QUESTORE – “Comincio ad avere un dubbio!!!”
GIORNALISTA – (Sbirciando e quindi indicando divertita i cartelli, specie il primo). Perfetto è proprio la conclusione ovvia che si trae da tutto il suo discorso… eminenza.
(Bertozzo ha consegnato il proprio cartello all’agente. Quindi, rapidissimo estrae una pistola e la punta in direzione dei poliziotti, si strappa il bavaglio e urla deciso):
BERTOZZO – Su le mani… spalle contro il muro o sparo!
COMMISSARIO – Ma dico Bertozzo: sei impazzito?
BERTOZZO – Su le mani ho detto… Anche lei signor questore… vi avverto che non rispondo più di me!
GIORNALISTA – Oh mio dio!
QUESTORE – Si calmi Bertozzo!
BERTOZZO – Stia calmo lei signor questore e non si preoccupi… (Ha estratto dalla scrivania un mazzo di manette, le consegna all’agente e gli impone di ammanettare tutti quanti). Avanti, appendili uno per uno all’attaccapanni. (Sul fondo c’è infatti un’asta orizzontale sopraelevata alla quale uno per uno vengono incatenati i presenti: una manetta ad un polso l’altra agganciata all’asta)… E non mi guardate con quella faccia, fra poco capirete che questo è l’unico mezzo che mi rimaneva per farmi ascoltare. (All’agente che è in dubbio se ammanettare anche la giornalista). Sì, anche la signorina… e anche te. (Quindi rivolto al matto). Tu invece adesso mi fai il piacere caro il mio Fregoli del porcogiuda, di dire ai signori chi sei veramente… o siccome m’hai scocciato, ti sparo nelle gengive… chiaro? (I poliziotti e la giornalista vorrebbero accennare ad un certo risentimento per tanta irriverenza)… zitti …voi!
MATTO – Volentieri, ma temo che forse, se glielo dico così, a voce… non mi crederanno.
BERTOZZO – Eh, che, glielo vorresti cantare, forse?
MATTO – No, ma basterebbe mostrargli i documenti… il libretto clinico psichiatrico… ecc.
BERTOZZO – D’accordo… e dove sono?
MATTO – Lì, in quella borsa.
BERTOZZO – Muoviti, vai a prenderli, e non fare scherzi o t’ammazzo!
(Il matto estrae una mezza dozzina di libretti e cartelle).
MATTO – Eccoli (Li porge al Bertozzo).
BERTOZZO – (Li prende e li distribuisce agli ammanettati, ognuno di loro ha la mano sinistra libera). A voi signori… guardare per credere!
QUESTORE – Nooo! Un ex insegnante di disegno!? Mutuato? Affetto da esaltazione paranoica? Ma è un matto!
BERTOZZO – (Sospirando) E’ un’ora che glielo sto dicendo!
COMMISSARIO – (leggendo su di un altro libretto). Ospedale psichiatrico di Imola, Voghera, Varese, Gorizia, Parma, …li ha girati tutti!
MATTO – Certo, il giro d’Italia dei matti.
GIORNALISTA – Quindici elettrochock… isolamento per venti giorni… tre crisi vandaliche…
AGENTE – (Leggendo su di un foglio) Piromane! Dieci incendi dolosi!
GIORNALISTA – Faccia vedere? Incendiata la biblioteca di Alessandria. Alessandria d’Egitto! Già nel secondo secolo avanti Cristo!
BERTOZZO – Impossibile: dia quà! (Osserva) Ma gliel’ha aggiunto lui a mano… non vede? Da Egitto in poi…!
QUESTORE – Pure falsario è… oltre che mistificatore, simulatore… trasformista…
(Al matto che se ne sta seduto con la grande borsa sulle ginocchia, l’aria assente). Ma io ti sbatto dentro per abuso e appropriazione di cariche sacre e civili!
MATTO – (Sornione). Ztt, Ztt… (E fa cenni di diniego)
BERTOZZO – Niente da fare, è patentato… so già tutto!
GIORNALISTA – Peccato avevo in mente un così bell’articolo… e m’ha sfasciato tutto!
COMMISSARIO – Ma io sfascio lui— per favore Bertozzo, liberami da sta manetta…
BERTOZZO – Bravo, così sei rovinato davvero… da noi, dovresti saperlo, i matti sono come le vacche sacre, in India …se li tocchi ti linciano!
QUESTORE – Sto delinquente, matto criminale… si fa passare per giudice… la controinchiesta… se penso al colpo che m’ha fatto prendere!
MATTO – No, quello non è stato un gran colpo, specie se confrontato con quello che arriva adesso! Guardate qua!! (Estrae dalla borsa la cassetta che il Bertozzo aveva dimenticati sul tavolo) Contate fino a dieci e saltiamo tutti per aria!
BERTOZZO – Che hai combinato… non fare il fesso!
MATTO – Io sono matto, mica fesso… misura le parole Bertozzo… e butta la pistola… o qui infilo il dito nel “Trampur” e facciamo prima!
GIORNALISTA – Mio dio! La prego, signor matto…!
QUESTORE – Non ci caschi Bertozzo… è una bomba disinnescata.. Come fa a scoppiare?
COMMISSARIO – Giusto… non cascarci!
MATTO – E allora Bertozzo, tu che te ne intendi… anche se sei sgrammaticato… guarda se c’è o no… il detonatore… guardalo qua… non lo vedi? E’ un Longber acustico.
BERTOZZO – (Si sente mancare, lascia cadere pistola e chiavi delle manette). Un Longber acustico? Ma dove l’hai trovato? (Il matto raccatta chiavi e pistola).
MATTO – Ce l’avevo io… (Indica la grande borsa). Qui dentro io ho tutto! Avevo perfino un registratore sul quale ho registrato tutti i vostri discorsi da quando sono entrato. (Estrae un magnetofono e lo mostra) Eccolo!
QUESTORE -E cosa intende farne?
MATTO – Riverso i nastri un centinaio di volte e li spedisco dappertutto: partiti, giornali, ministeri, ah, ah,… questa sì che sarà una bomba!
QUESTORE – No, lei non può fare una cosa simile… lei sa benissimo che quelle nostre dichiarazioni sono state tutte falsate, distorte, dalle sue provocazioni di falso giudice!
MATTO – E chi se ne frega… importante che scoppi lo scandalo… Nolimus aut velimus! E che anche il popolo italiano come quello americano, inglese diventi socialdemocratico e moderno e possa finalmente esclamare “siamo nello sterco fino al collo è vero ed è proprio per questo che camminiamo a testa alta! ” Chi è conscio di cosa gli passa sotto il mento acquista sempre in dignità!
(Così dicendo mette le manette anche al bertozzo e lo appende).
COMMISSARIO – Va bene, faccia quello che crede… ma la prego… disinneschi subito quella bomba…
MATTO – No, la lascerò qui … servirà a bloccarvi finché non sarò completamente fuori dalle vostre sgrinfie… Prima di uscire abbasserò la levetta… e me ne uscirò in punta di piedi… mentre voi qui dentro dovrete starvene con il fiato sospeso… perché se uno fa appena il verso di muoversi per dare l’allarme… salta in aria tutto che di voi non si trova più manco un bottone!
(All’istante si spegne la luce)
GIORNALISTA – Che succede? Chi ha spento la luce?
MATTO – Chi è stato?… Non facciamo scherzi… No… aiuto!!!
(Si sente un grido che si prolunga al di fuori della scena, una esplosione, sempre fuori scena, come proveniente dal cortile).
QUESTORE – Accidenti… Il matto deve aver buttato la bomba di sotto! Accendete ‘sta luce?
COMMISSARIO – Dev’esserci stato un guasto… Bertozzo… tu che sei vicino all’interruttore, provaci un pò…
(Torna la luce all’istante e si nota Bertozzo con la mano sull’interruttore)
QUESTORE – Oh! Finalmente!
BERTOZZO – Già, chissà come è successo?
GIORNALISTA – Il matto? non c’è più?
COMMISSARIO – Sarà uscito…
GUARDIA – (Provando sulla maniglia) La porta è chiusa!
COMMISSARIO – … dalla finestra!
GIORNALISTA – Oh, guardate ho il polso talmente sottile che la manetta mi si è sfilata da sola!!!
QUESTORE – Beata lei… noi purtroppo… non ce la facciamo e le chiavi sono rimaste in tasca al matto! Ma presto, vada a vedere dalla finestra…
GIORNALISTA – (Corre ad affacciarsi)… C’è un mucchio di gente… intorno al poveraccio… è terribile, ma come può essere successo, (Rivolta al questore) ha qualche dichiarazione da fare dottore? (Rientra subito nel ruolo di cronista: gli porge il microfono).
QUESTORE – Ma, io ero appena uscito…
GIORNALISTA – Che dice? Come ha potuto uscire se era qui appeso con le manette?
QUESTORE – Ah, sì ha ragione… sono così frastornato… mi confondevo con l’altra volta…
COMMISSARIO – Ad ogni modo… lei è testimone della caduta di quel poveraccio, noi non ne abbiamo né colpa né responsabilità… alcuna!
GIORNALISTA – Certo… incatenati come vi trovavate… Ed ora mi toccherà anche rivedere tutte le mie posizioni riguardo all’altra caduta.
COMMISSARIO e QUESTORE – Per carità… tutti si può sbagliare! Credo che anche in questo caso il folle gesto sia da imputarsi a “raptus da buio” cioè a dire che il buio improvviso ha spaventato il matto, l’unica fonte di luce, se pur tenue, era la finestra e verso la finestra lui si è buttato come una falena impazzita, precipitando.
GIORNALISTA – Certo non può essere successo che così. Corro al giornale a dare la notizia.
QUESTORE – Prego prego… senza complimenti… (Tutti danno la mano sinistra da stringere alla giornalista)… arrivederla…
COMMISSARIO – Tanto piacere… e se avrà ancora bisogno di noi… sempre a disposizione.
BERTOZZO – Arrivederla signorina (Così dicendo, distrattamente sfila la mano dalla manetta e la offre da stringere alla donna e le bacia la mano, quindi torna ad infilare la propria mano nel bracciale). (La giornalista se ne rende conto e resta per un attimo perplessa).
(Il commissario lo colpisce con uno scappellotto). (La giornalista si riprende).
GIORNALISTA – Grazie ancora e arrivederci a tutti! ( Esce girando la chiave che è rimasta nella serratura).
BERTOZZO – Perché m’hai dato lo scappellotto? Secondo te non avrei dovuto baciarle la mano solo perché non è sposata? Oh, ma come sei sofistico!
Si spalanca la porta e appare di nuovo l’attore che recitava la parte del matto, ha una barba nerissima e ispida, una grande pancia, ha una aria austera, porta una borsa.
SIGNORE CON BARBA – Disturbo?… è qui l’ufficio del commissario… della prima sezione politica?
CORO – Ancora tu!
QUESTORE – Ma non s’era sfracellato…?
AGENTE – Ma che è un gatto?
BERTOZZO – S’è messo la barba finta e anche la pancia… s’è imbottito!
COMMISSARIO – Stavolta te la strappo e te la faccio mangiare.
(Lo aggrediscono trascinandosi dietro l’intero attaccapanni).
SIGNORE CON BARBA – (Urlando) Per dio!!! ma che maniere son queste!!! (E li scaraventa letteralmente contro la parete di destra).
COMMISSARIO – Ma non è finta!!! A meno che non si sia trapiantato tutti i peli uno per uno!
BERTOZZO – Certo, anche la pancia è vera!
QUESTORE – Ci scusi, ma l’avevamo scambiata per un altro… ci assomiglia tanto!
SIGNORE CON BARBA – Ma dico! E’ una vostra consuetudine, questa, di strappare ciocche di barba e di dare pizzicotti sul ventre a tutti i giudici che vengono per un’inchiesta?
COMMISSARIO – Giudice per un’inchiesta?
QUESTORE – Lei è giudice?
SIGNORE CON BARBA – Sì, che c’è di tanto sconvolgente? Giudice del consiglio superiore, mi chiamo: Antonio Garassinti e sono qui per riaprire un’inchiesta sulla morte dell’anarchico… Vi dispiace se cominciamo subito?
(Si siede, estrae dalla borsa un sacco di incartamenti).
(Tutti e quattro i poliziotti si lasciano cadere seduti a terra, ribaltando naturalmente l’attaccapanni al quale continuano a restare appesi).
CORO – Sì, sì… cominciamo subito!

Buio, stacco musicale. Fine della farsa.