Né con le loro uniformi, né coi loro camici bianchi


“…L’uomo muore in tutti coloro che mantengono il silenzio di fronte alla tirannia… in qualsiasi popolo che volontariamente si sottomette alla quotidiana umiliazione della paura, l’uomo muore”. (Wole Soyinka)

Nono si sa bene chi sia il nemico, ma siamo in guerra. Ancora una volta la paura ci sta sottomettendo al suo regno. Quella stessa paura che, precari nelle nostre condizioni di vita e insicuri rispetto al futuro, ci fa cercare un comodo capro espiatorio (il Diverso, lo Straniero) e accettare ancora più controlli, ancora più polizia, ancora più repressione. Quella stessa paura che minaccia la nostra normalità e ci spinge a chiamare “pazzi” o “malati” tutti coloro che si esprimono, vivono, soffrono in modo non conforme alle Norme. É la paura di cui si nutrono gli Stati e le guerre; la paura su cui si costruiscono i manicomi.
Le loro guerre assomigliano molto alla loro pace fatta di oppressione, di sfruttamento, di bombardamenti mediatici. I loro manicomi assomigliano molto alle loro finte comunità (famiglia, scuola, fabbrica, nazione…) – ne rappresentano il minaccioso rovescio.
Con la manipolazione della paura e delle coscienze, bombardare una popolazione già stremata (quella afghana) sarebbe una “Giustizia infinita” (come quella di Dio…); mente i terroristi sarebbero gli altri (ma gli altri chi?), solo perché hanno applicato in piccolo la stessa schifosa logica: accomunare nel terrore un governo e la sua popolazione, gli sfruttatori e gli sfruttati, i generali e le massaie.
Chi uccide in modo incomprensibile la propria amata è un pazzo da rinchiudere. Chi massacra un’intera popolazione è un eroe di guerra, addirittura un portatore di civiltà. Insomma, il numero legalizza.
Attaccare la paura è possibile: la loro forza, siamo noi. Smettiamo di collaborare con le loro istituzioni assassine, con la loro produzione nociva e alienante, con i loro mass media ruffiani e bugiardi. Inceppiamo la macchina del potere.
La situazione in cui ci troviamo è drammatica, ma semplice: finché faremo pace con la loro pace, saremo costretti a fare guerra alle loro guerre.

alcuni disertori di tutte le patrie
(testo di un volantino distribuito a Trento)