Oltre la destra e la sinistra

bicchiereL’anarchismo è di destra o di sinistra?
Verrebbe subito da dire: è di sinistra. È di sinistra perché, secondo una tradizionale accezione del termine, la sinistra è stata quella parte storico-politica che ha sempre voluto impersonare i valori della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà e, se vogliamo, anche della diversità.
Detto questo, bisognerebbe concludere che la discussione è già finita. Invece la questione non è così semplice, come sembra proporsi nella sua immediata evidenza. Non solo perché questa definizione di destra e di sinistra è del tutto convenzionale (come tutte le cose di questo mondo), ma anche, e soprattutto, perché l’anarchismo è oltre la destra e la sinistra. L’anarchismo è, ontologicamente, una sintesi. Esso non è disponibile ad essere annesso e classificato in una sola direzione. L’anarchismo è universale.

L’anarchismo, infatti, è per definizione un’ideologia sineretica, è nato in contrapposizione al liberalismo e al socialismo proprio perché mentre liberali e socialisti hanno interpretato i valori della libertà e dell’uguaglianza in modo indipendente, esso li ha intesi come valori inscindibili. L’anarchismo ritiene impossibile pensare e attuare l’una, se non pensando e attuando, contemporaneamente, l’altra. Di qui, appunto, la natura sincretica dell’ideologia anarchica: appena si fa riferimento ad un valore, ad un concetto, immediatamente questo richiama tutti gli altri, e tutti non reggono, da un punto di vista anarchico, se non pensando l’uno in riferimento all’altro, e se non pensando l’altro in relazione all’altro ancora.

Quale libertà?
Dal punto di vista anarchico si realizza veramente la libertà individuale solo attraverso il completo dispiegamento dell’uguaglianza sociale e si realizza veramente l’uguaglianza sociale solo attraverso il completo dispiegamento della libertà individuale. Insomma, si afferma che per realizzare l’uguaglianza bisogna far leva sulla libertà, per realizzare la libertà bisogna far leva sull’uguaglianza. Per attuare l’una far leva sull’altra, vuol dire portare fino in fondo i loro presupposti, ma per attuare i presupposti di entrambe occorre accettarne del tutto le conseguenze.

L’anarchismo, in altri termini, rinfaccia al liberalismo di essere una dottrina parziale della libertà e al socialismo di essere una dottrina parziale dell’uguaglianza. La parzialità consisterebbe nel fatto che tutte due queste dottrine intendono realizzare i loro principi facendo dipendere temporalmente i due valori, nel senso che prima si dà corso all’uno poi all’altro, laddove l’anarchismo ritiene che solo nell’attuazione della loro contemporaneità stia proprio il segreto della loro riuscita.

Destra e sinistra, ovvero, sempre secondo la convenzione sopra accennata, una contrapposizione che è anche, e non potrebbe essere diversamente, un gioco delle parti. All’una, la destra, i valori della tradizione, della conservazione, della reazione, della disuguaglianza, dell’egoismo proprietario, dell’individualismo, della gerarchia comunque; all’altra, la sinistra, i valori opposti.

In modo particolare, secondo la nota interpretazione di Norberto Bobbio, ciò che divide la destra e la sinistra sarebbe il tema dell’uguaglianza perché, mentre esistono correnti di sinistra che rivendicano, oltre alla stessa uguaglianza, anche il valore della libertà individuale (è il caso, ad esempio, proprio dell’anarchismo), non si dà mai il contrario. In altri termini, il valore della libertà può stare anche a destra (il liberalismo classico, ad esempio), mentre non c’è mai, comunque, in questa parte politica, il valore uguaglianza. Fin qui Bobbio.
Il fatto è però, che per poter applicare questo schema, bisognerebbe essere prima di tutto universalmente d’accordo su cosa si deve intendere per libertà e uguaglianza, ciò, invece, che risulta assai controverso.

Non soltanto la libertà e l’uguaglianza sono concetti molto discutibili, ma anche, accettando l’accezione “tradizionale” inventata da Bobbio (cioè da un’espressione della sinistra), si deve osservare che l’esperienza storica ha molte volte letteralmente invertito questa interpretazione. Tanto per ricordare cose stranote: lo stalinismo e Pol Pot sono di destra o di sinistra?

Si vede insomma, già da questa banale domanda, la difficoltà di una risposta.
Il fatto è che, appunto perché destra e sinistra sono definizioni “spaziali”, esse non possono superare comunque la specificità di una parte, cioè la specificità di un punto di vista. Esse, infatti, sono all’interno di una stessa logica: c’è la destra perché c’è la sinistra, c’è la sinistra perché c’è la destra. Non è un gioco di parole, è un gioco di potere. Una parte rivendica di essere il tutto, ma non smette (né può farlo) di essere una parte, e poiché non smette di esserlo ha soltanto una logica per sottoppore l’altra parte, la logica, questa sì veramente universale, del potere.

Ecco dunque che, anche ammettendo che si possa dare un’interpretazione universale ai valori (qualunque essi siano), rimane pur sempre il fatto che, una volta calati in una situazione data, essi smettono di colpo d’essere quelli che sono e diventano, irrimediabilmente, del tutto particolari. Ciò vale se si analizzano tutte le ideologie di qualsiasi segno, in quanto, tutte, non riescono a superare l’unica costante universale che, sia pure in misura diversa, le accomuna: l’essere cioè, pervase dalla logica del potere, cioè esattamente da quella logica di parte, che, in quanto parte, vuole assumere la valenza di essere il tutto: il potere, appunto. Molte rivendicano la libertà (compreso il liberalismo), ma nessuna lo rivendica come principio informatore, cioè come negazione, “senza residui”, del potere.

Naturalmente i valori devono essere calati in una situazione data e in ciò nemmeno l’anarchismo può, ovviamente, sfuggire da tale determinazione. Tuttavia l’anarchismo ha un vantaggio immenso su tutte le le altre ideologie. Esso consiste in questo: che la sua universalità non deriva da un’iniziale particolarità, ma dall’unica universalità veramente possibile: la rivendicazione di un’assenza completa del potere. Perché è questa l’unica universalità possibile? Ma è ovvio: perché il potere, e come potrebbe essere diversamente?, divide. Poiché la divisione prodotta dal potere è insuperabile, ecco che, specularmente, destra e sinistra finiscono per rappresentarne comunque una parte, precisamente quella parte teorica che assume, realisticamente, la consapevolezza dell’impossibilità di questo stesso superamento. Il resto (e questo discorso vale soprattutto per la sinistra, visto che la destra è quasi tutta per l’idea di potere), è pura “ideologia”. L’anarchismo invece, partendo subito dal principio informatore della libertà (negazione del potere) non incorre in un simile impasse, cioè si sottrae a questa visione assiale della politica.

Nuovo criterio
Bisogna dunque cambiare criterio per interrogarsi su destra e sinistra perché il potere è veramente universale. In altri termini, la discussione deve passare da un’analisi spazio-orizzontale ad un’analisi spazio-verticale. Se rimane spazio-orizzontale (destra e sinistra) non supera il criterio immanente che unisce comunque le due parti, cioè il potere, visto che destra e sinistra non sono altro che rappresentazioni diverse di uno stesso principio. Spostando invece l’analisi in senso verticale (alto e basso, base e vertice) si uniscono immediatamente i due valori che prima stavano divisi, il valore della libertà e il valore dell’uguaglianza. In altri termini, mantenendo la prospettiva spazio-verticale si vede subito che la disuguaglianza e l’assenza di libertà sono la stessa cosa.

Però va subito aggiunto che, posta così, la discussione è totalmente ideologica, cioè priva di verifica empirica. Verrebbe da dire: una pura mozione d’affetti e d’intenti. Infatti è troppo facile concludere in tale senso. Troppo facile e del tutto improduttivo: l’anarchismo ogni volta che combatte il potere in quanto potere, rischia sempre di combattere lo stesso principio informatore della realtà, dato che quasi tutta la realtà è pervasa dal potere. Più combatte il principio informatore più si avvina alla logica dell’assenza di realtà, del principio di realtà. Cioè, passa dalla lotta al principio del potere alla negazione del principio di realtà (è questo, fra l’altro, ciò che è successo, grosso modo, negli ultimi cinquant’anni).

In altri termini, la discussione su destra e sinistra non può essere, per l’anarchismo, una discussione solamente ideologica. Infatti, una volta constatato che l’anarchismo è contro il potere, e che dunque esso è veramente universale, si deve pur sempre affrontare un’altra questione. Perché l’anarchismo dovrebbe essere oltre questo schema?

Per far ciò bisogna passare da una discussione ideologica ad una discussione politica, precisamente nel senso della metapolitica. Per pensare un anarchismo oltre il paradigma destra-sinistra occorre infatti concepire l’anarchismo svincolato dalla storia del movimento operaio e socialista e, più in generale, dalla storia del sovversivismo e del rivoluzionarismo. Ma staccare l’anarchismo dalla propria radice storica comporta uno strappo che porterebbe l’anarchismo a snaturarsi. Possiamo dunque concludere affermando che, da un punto di vista strettamente teorico, l’anarchismo è oltre la destra e la sinistra, mentre sotto il profilo storico è stato ed è in gran parte dentro la storia della sinistra. L’ennesima conferma, come si vede, che vuole l’anarchismo essere nella storia, ma contro la storia.