Politica fiscale dal vangelo grillino


Due aliquote, la massima al 35%. Una patrimoniale del 5% per gli ultra ricchi con patrimoni over 10milioni di euro. Progressività legata al sistema delle detrazioni fiscali. Estensione della Tobin tax. Parziale eliminazione del contante e una maggiore tracciabilità dei movimenti. Separazione tra le banche d’affari e quelle tradizionali. Infine, il reddito minimo garantito per 3 anni ai disoccupati. Queste sono le linee guida della politica fiscale grillina, secondo l’interpretazione del prof. Mauro Gallegati, considerato l’economista di riferimento di Grillo, docente di Economia al Politecnico di Ancona, formatosi a Stanford e al Mit in America e allievo del Nobel Joseph Stiglitz (oltre a Giorgio Fuà e Paolo Sylos Labini).

«Ci sarà una patrimoniale per l’1% circa dei patrimoni, quelli molto elevati, un aumento della tassazione sulle rendite, anche attraverso la Tobin Tax, la separazione delle banche d’investimento da quelle di affari per tornare a prima della riforma Clinton del 1999 – spiega il prof. Galleati in un’intervista. Infine, un alleggerimento del peso fiscale sul lavoro e una parziale eliminazione del contante e una maggiore tracciabilità dei movimenti». Inoltre, il M5S intende applicare un’imposizione massima al 35%, attraverso la tracciabilità dei movimenti: «dalle prime simulazioni pare che si riesca a raggiungere l’obiettivo di avere una doppia aliquota mantenendo la progressività con le sole detrazioni fiscali».

Vituperato, contestato e additato il reddito minimo garantito (rmg). «Non è un reddito di cui si beneficia per il semplice fatto di essere cittadini dello Stato. Per coprire una simile spesa servirebbero circa 200miliardi di euro l’anno – puntualizza il prof. Galleati -. Mentre, un reddito di cittadinanza dato alle persone disoccupate, pari a mille euro al mese per tre anni, costerebbe allo Stato tra i 20 e i 25 miliardi di euro l’anno. Ora, tenuto conto che sono i soldi che già spendiamo per la Cassa integrazione, direi che già ci siamo. Il reddito di cittadinanza è semplicemente una diversa gestione delle risorse che già spendiamo».

REDDITO MINIMO GARANTITO
In effetti, moltissime sono state le critiche da parte degli economisti sinistra(n)ti e delle meretrici mediatiche nei confronti della proposta grillina, come se fosse stata peggiore della trovata berlusconiana sull’accordo con la Svizzera per eliminare l’IMU. Purtroppo, le molteplici critiche sono state costruite sulla confusione e sulla mistificazione.
Basti pensare al programma elettorale di SEL, che a pagina 8 cita espressamente il reddito minimo garantito, anche se poi lo stesso Vendola ha più volte richiamato il reddito di cittadinanza. Il PD, invece, non ha espresso una posizione chiara nel programma sul reddito minimo garantito, anche se con linguaggio strettamente politichese lo stesso Bersani ha indicato un «salario o compenso minimo per chi non abbia una copertura contrattuale». Al contrario, pur citando (malamente) nel programma il reddito di cittadinanza (primo punto), il riferimento del M5S è al rmg, come confermato dalle interviste di alcuni parlamentari grillini.
Senza dubbio, se il reddito di cittadinanza è molto esoso, quello minimo garantito è sì più economico, ma anche difficile da stimare. Tra l’altro, dev’essere condizionato da clausole perentorie (es. una durata limitata, essere iscritti alle liste di collocamento, non rinunciare a più di un certo numero di offerte di lavoro, ecc.) per evitare che si trasformi in un a disincentivo al lavoro. Per questo motivo, il deputato grillino Alfonso Bonafede (avvocato di 36 anni) ha ipotizzato un rmg di 900-1000 euro che durerà tre anni, con un massimo di tre offerte ricevute dall’ufficio di collocamento in base alle proprie competenze (al terzo rifiuto il rmg sarà eliminato).

RMG IN EUROPA
Gli Stati membri dell’UE hanno adottato diverse forme di rmg (da circa 400 euro). Ad esempio, in Germania chi ha versato un anno di contributi e chi ha ottenuto un anno di disoccupazione (o chi non trova lavoro dopo la propria formazione scolastica o universitaria) gode dello Arbeitslosengeld II che garantisce un minimum per coprire i costi di vita, l’affitto e in parte il riscaldamento (per contrastare le truffe i procedimenti burocratici sono molto complessi a discapito della privacy del richiedente).
Lo Income Based Jobseeker’s Allowance inglese è una rendita individuale illimitata nel tempo, rilasciata a titolo individuale a partire dai 18 anni a tutti coloro i cui risparmi non siano sufficienti per un dignitoso tenore di vita, mentre in in Francia il Revenu de solidarité active (RSA) ha sostituito il reddito minimo e l’indennità di genitore solo.
Altre realtà europee sono il Revenu d’intégration belga (aiuto finanziario sociale soggetto a diverse condizioni, fra cui la disponibilità a lavorare, tranne quando sorge l’impossibilità per motivi di salute), la Sozialhilfe austriaca (reddito minimo garantito, aggiunto al sostegno per il cibo, il riscaldamento, l’elettricità e l’affitto per la casa), lo Stønad til livsopphold norvegese (reddito di esistenza, erogato a titolo individuale a chiunque senza condizione di età). Infine, il Bijstand (diritto individuale che si accompagna al sostegno all’affitto, ai trasporti per gli studenti, all’accesso alla cultura) e il Wik (reddito destinato agli artisti per «permettere loro di avere tempo di fare arte») olandesi.

ITALIA, RMG QUESTO SCONOSCIUTO
In Italia, la spesa per la protezione sociale si concretizza con programmi di aiuti alla povertà e di sussidi alla disoccupazione (es. assegni di assistenza, assegni familiari, indennità di frequenza minori, pensioni di inabilità, indennità di accompagnamento e la nuova ASPI): oggi, purtroppo, insufficienti e mal gestiti. L’introduzione del rmg consentirebbe non solo di eliminare la cassa integrazione, ma di riorganizzare e razionalizzare i programma nazionali.
Tra l’altro, prima di Grillo, Maurizio Landini, segretario generale della FIOM CGIL, aveva iniziato a discutere l’introduzione di un rmg anche in Italia. Lo stesso ex Governo Monti aveva pensato di introdurre una formula simile all’indennità di disoccupazione tedesca (dai 12 ai 18 mesi), senza però agganciare il sussidio successivo (sempre tedesco e europeo), limitato nella quantità, ma non nel tempo (limitato solo dalla pensione e da una nuova eventuale occupazione).

Purtroppo, solo di fronte alla proposta grillina si sono scatenate le buone forchette dell’informazione italiana che, per giunta, hanno iniziato a demonizzare anche le forme europee di rmg, omettendo non solo uno dei passaggi della famosa lettera della Bce (in cui si rinnova al Governo italiano l’invito a introdurre i sussidi di disoccupazione sul modello europeo), ma anche le continue raccomandazione dell’UE.
Questi alcuni estratti del testo della raccomandazione 92/441 CEE:
«Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla dimensione dell’impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza sociale ad un livello sufficiente.
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale.

Il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente la lotta contro la povertà nella Comunità europea, ha auspicato l’introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri.

Il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio 1989 in merito alla povertà, ha anch’esso raccomandato l’introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento.

Dunque, l’UE raccomanda a tutti gli stati membri] di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli orientamenti esposti in appresso.

L’Italia ha preferito dribblare la discussione in Parlamento, anzi la sinistra italiana, che avrebbe potuto accogliere l’invito europeo, ha continuato a poltrire e a gattonare nei suoi salotti soft&glamour.

Il rmg, se programmato e gestito nel modo migliore, potrebbe davvero favorire la corretta flessibilità lavorativa anche in Italia, non la macelleria sociale programmata e annunciata (ma mascherata) dai partiti di destra, centro e sinistra. Non occorre massificare il licenziamento, ma liberare le giovani menti brillanti dalle corporazioni e dalle varie rendite, puntando anche sulle liberalizzazioni, aprendo l’accesso alle professioni senza pagare tangenti, doversi fare un tessera di partito, scodinzolare dietro politici o industriali, essere parte di un sistema di potere, di una lobby famigliare, politica e religiosa. In sostanza, chi vuole fare il giornalista o l’avvocato non dev’essere figlio di un giornalista o di un avvocato, figlio di un riformista fasullo che ha regalato all’Italia solo una massa di imberbi imbecilli.