Quando la pelle parla

educazione-siberiana-nicolai-400x646Da piccolo mi piaceva disegnare. Disegnavo sempre, mi portavo dietro un quadernetto e disegnavo tutto quello che vedevo. Mi piaceva vedere come i soggetti si trasferivano sulla carta, a incantarmi era il processo del disegno, mentre mi davo da fare con la matita. Stavo come dentro una bolla, chiuso nel mio mondo, e Dio solo sa cosa succedeva in quegli istanti nella mia testa.

Tutti noi bambini volevamo assomigliare agli adulti, e quindi li imitavamo in tutto, nel parlare, nel vestire, e anche nei tatuaggi. I criminali adulti in mezzo ai quali crescevamo – i nostri padri, nonni, zii e vicini – erano pieni di tatuaggi.

Nelle comunità criminali russe esiste una forte cultura del tatuaggio, e ognuno di essi ha un significato. Il tatuaggio è una specie di carta d’identità che serve per comunicare la propria posizione all’interno della società criminale: il tipo di «mestiere» criminale, informazioni varie sulla vita personale e sulle esperienze carcerarie.

Ogni comunità ha una sua tradizione del tatuaggio, simbologia e schemi diversi, secondo i quali i segni vengono posizionati sul corpo e alla fine letti e tradotti. La più antica cultura del tatuaggio è quella siberiana, perché sono stati proprio gli antenati dei criminali siberiani a tramandare la tradizione di tatuare i simboli in maniera codificata, nascosta.

Poi questa cultura è stata copiata da altre comunità e si è diffusa nelle prigioni di tutto il Paese, trasformando i significati principali dei tatuaggi e il modo in cui vengono eseguiti e tradotti. I tatuaggi della casta criminale più potente in Russia, chiamata Seme nero, sono interamente copiati dalla tradizione degli Urea, ma hanno significati diversi. Le immagini possono essere uguali, ma solo una persona capace di leggere un corpo può «raccontare» con precisione quello che nascondono e spiegare perché sono diverse.

A differenza delle altre comunità, i siberiani fanno tatuaggi solamente a mano, usando vari tipi di bacchette. I tatuaggi fatti con le macchinette o in altri modi non vengono considerati degni.

La tradizione del tatuaggio degli Urea siberiani ha un processo lungo quanto la vita di un criminale. Si cominciano a tatuare alcuni segni all’età di dodici anni, e solo dopo essere passati attraverso varie esperienze e periodi della vita queste cose si possono raccontare con i tatuaggi, codificati e nascosti in un quadro che negli anni diventa sempre più completo.

Ecco perché nella comunità criminale siberiana non esistono persone giovani che hanno tatuaggi grandi e completi come nelle altre comunità; in Siberia la schiena e il petto vengono tatuati per ultimi, quando il criminale raggiunge i quaranta-cinquanta anni, e lo schema principale somiglia alla struttura di una spirale che partendo dalle estremità, cioè dalle mani e dai piedi, arriva al centro del corpo.

Per leggere i corpi con tatuaggi così complessi bisogna avere molta esperienza e conoscere perfettamente la tradizione del tatuaggio; per questo nella comunità criminale siberiana la figura del tatuatore ha un posto speciale: è come un sacerdote autorizzato da tutti gli altri a operare in nome loro.

Mi piaceva questa tradizione, ma ne sapevo poco, giusto quello che mi avevano raccontato mio nonno, mio padre e mio zio, e io volevo saperne di più, m’interessava l’idea di riuscire a leggere tutto quello che era scritto sui loro corpi.

Così passavo molto tempo a copiare i tatuaggi che vedevo in giro, e più li copiavo più ero disperato, perché non riuscivo a trovare neanche un tatuaggio uguale a un altro. Si ripetevano i soggetti principali, però i particolari cambiavano. Dopo un po’ ho capito che il segreto doveva essere proprio nei particolari e allora ho cominciato ad analizzarli: però era come cercare d’imparare una lingua straniera senza nessuno che te la insegna. Avevo notato che in alcune parti del corpo venivano messe certe immagini e in altre no. Ho provato a fare dei collegamenti tra le immagini, azzardando qualche ipotesi, ma tutto era molto instabile e sfuggente, come sabbia che passa tra le dita.