Rivoluzione e disciplina


L’antitesi di queste due parole è evidente per chi sa dar loro il significato che hanno. Ma poiché molti predicatori di «disciplina rivoluzionaria» e di «rivoluzione ordinata» svisano il vero significato delle parole, creando così una confusione nelle menti di quei lettori che, senza troppo riflettere a ciò che leggono, si entusiasmano di frasi roboanti e contraddittorie, è bene chiarire l’equivoco.

Anzitutto la rivoluzione è, e deve essere, disordinata, indisciplinata, senza di che non sarebbe più rivoluzione. Il detto che «per creare un ordine bisogna formare un disordine» viene a confermare la nostra critica spassionata.

Ve la immaginate voi una rivoluzione senza sconvolgimenti in tutte le istituzioni attuali e in tutte le funzioni individuali e collettive? È appunto in ciò che sta la rivoluzione stessa, sia nel suo principio, come nel suo sviluppo.

Se il proletariato fosse tutto disciplinato sarebbe incapace di fare la rivoluzione. Perché questa avvenga e trionfi, abbisogna il concorso benefico d’una folla indisciplinata, audace, irrequieta. Si dovrà non ascoltare i capi, tutti i capi, anche quelli socialisti, anzi questi più degli altri, perché sono essi che dicono al proletariato di resistere e di prepararsi alla rivoluzione, salvo poi a richiamarlo alla «disciplina» quando scende in piazza e vuole farla sul serio. Disciplina significa insomma obbedire agli ordini di pochi e sottomettersi ai loro voleri.

Tutti gli anarchici e quanti sono dei rivoluzionari sinceri non possono essere che degli indisciplinati. Noi crediamo che nel momento della lotta sia bene intendersi per un dato lavoro di difesa e di offesa, di demolizione e di ricostituzione, ma questa libera intesa deve sorgere dai bisogni comuni e dagli interessi generali della massa, non essere dettata da capi partito o da dittatori. La massa per iniziare la rivoluzione, e per fare che questa duri e trionfi, avrà da associarsi spontaneamente ed intendersi per meglio risolvere quei problemi rivoluzionari che si presenteranno di giorno in giorno e d’ora in ora, mandando però al diavolo quanti volessero servirsene per costituire un loro potere o intendessero impartirle lezioni d’una falsa scienza o saggezza che non hanno.

Ascoltare i consigli dati da uomini di fede, che hanno un’esperienza storica e pratica della rivoluzione, è bene; ma disobbedire agli ordini di quanti si pretendono gli esclusivi rappresentanti legittimi del proletariato, è meglio, ed è nello stesso tempo una regola a cui ogni operaio cosciente, ogni rivoluzionario spregiudicato ha soprattutto da attenersi.

Quando un gruppo o partito si lamenta che vi è troppa schiavitù, che vi è un grande disagio fra le masse dei produttori, e che tutti i mali ond’è afflitta l’umanità si hanno da far scomparire con la imminente rivoluzione sociale, la sola che possa dare ad ognuno la libertà ed il pane, non deve imporsi poi come nuovo padrone, come provvidenziale dittatore, ostacolando il proletariato nella sua azione diretta. Noi anarchici non lo permetteremo mai e speriamo d’avere con noi le masse per non permetterlo.

Convinti che la libertà, nel più largo senso della parola, sarà il migliore stimolo al progresso ed alla civiltà, noi resteremo con l’arme al piede in sua difesa, finché gli uomini non cesseranno di parlare di dominio e di disciplina, di sfruttamento e di sottomissione, tutta roba che solo dei politicanti e degli arruffoni possono voler conservare ad ogni costo e propagare per le loro ambizioni ed il proprio esclusivo tornaconto.

Spesse volte ci sentiamo sussurrare da riformisti e massimalisti, che le masse non sono pronte, che non hanno ancora una coscienza rivoluzionaria, che per giungere ad una insurrezione trionfante è necessaria la disciplina del proletariato, tutte cose belle e buone sopratutto per chi vuole comandare e per chi anela alla rivoluzione sociale come Vittoriuccio n° 3 alla repubblica socialista.

La disciplina è soprattutto invocata dai capi partito per impedire la Rivoluzione se fosse possibile, o per fiaccarla, incepparla, sviarla quando sarà in marcia. Poiché la storia non ci mostra altra via d’uscita: o combattere con tutti i mezzi contro le autorità costituite vecchie e nuove, perché la Rivoluzione sia duratura; o essere buoni ragazzi disciplinati ad altri padroni, che poi ci consegnano, mani e piedi legati, ad un qualsiasi Napoleone, mentre si trasformano in nuova classe privilegiata.

A me il parlare di legami con quelle persone o capi partito che vogliano avere il monopolio della Rivoluzione sembra un’assurdità, un non senso.
Ma non vedete voi, cari compagni, che i rivoluzionarissimi massimalisti sono pronti ad associarsi ai riformisti della più bell’acqua, ai rinnegati di un tempo, a coloro insomma che desiderano la Rivoluzione come il fumo negli occhi ? Non avete capito che costoro detestano i rivoluzionari e gli anarchici pei primi? Perché?

Perché noi la Rivoluzione la vogliamo sul serio, a costo di qualunque sacrificio, e la vogliamo fare non da soli, ma con tutti gli sfruttati, i malcontenti, gli indisciplinati che sono stanchi di vegetare in questo corrotto regime borghese, che cercano infine con un’azione violenta di liberarsi da tutte le catene. Cosa possiamo avere di comune coi cattivi pastori che vogliono fare la Rivoluzione in Parlamento col regolare stipendio di 15.000 lire, in attesa d’un nuovo aumento! Certi nostri massimalisti ci vedono tanto di malocchio, che spesse volte cercano perfino dì gettare qualche manata di fango contro i nostri migliori compagni, di una fede, di un’abnegazione insuperabile, d’una volontà ferrea, che anche gli avversari più accaniti sono costretti di rispettare.

Con chi, come noi, è contro la dittatura, qualunque forma essa dovesse prendere, ai nuovi dittatori del proletariato non conviene far strada assieme, ed alla compagnia di coloro che sono rivoluzionari per davvero, preferiscono quella di certuni che hanno in orrore la Rivoluzione. Eppure, circa due mesi fa, l’Avanti! pubblicava un articolo di Bela Kun dal titolo “Rivoluzione e Rivoluzione”, in cui diceva che i riformisti come Turati e compagnia sono e saranno i boja della Rivoluzione – come lo furono in Ungheria i socialdemocratici – e che bisognava rompere ogni rapporto con loro, perché non possono essere altro, ad insurrezione scoppiata, che traditori coscienti. Bela Kun crede che si debba trattarli già oggi come nemici.

Leggano bene gli operai socialisti o simpatizzanti quell’articolo e non si meraviglieranno più tanto di quanto siam venuti dicendo. Ai massimalisti italiani la storia, anche se scritta da Bela Kun, non ha dunque insegnato nulla? Oppure vogliono essere con dio e col diavolo e dare un colpo al cerchio ed uno alla botte ?
Se certuni cercassero d’essere più coerenti con se stessi, e facessero meno promesse rivoluzionarie al proletariato, per poi abbandonarlo o lesinargli l’appoggio morale e materiale quando scende in piazza, sarebbe tanto di guadagnato per la causa della Rivoluzione e per tutti coloro che come noi anelano alla fine d’ogni strozzinaggio borghese.

La nostra parola d’ordine dovrà quindi essere ora e sempre: «Contro ogni forma di disciplina e di dittatura, e contro qualsiasi forma di autorità e di monopolio per la Rivoluzione Sociale, fìno a che tutte le libertà individuali e collettive non siano una realtà, fino a che ogni dominio dell’uomo sull’uomo non sia completamente sparito».

Fate largo alla teppa indisciplinata! È la marea che s’avanza, che tutto abbatte e travolge. Chi osa e sa distruggere, saprà ricostruire domani. Chi è incapace di creare un disordine, sarà anche incapace di creare un ordine.

Cerchi in se stesso il proletariato la forza, la volontà e l’audacia. Confidi in se stesso e la vittoria sarà finalmente sua.

(L’Avvenire anarchico – 1920)