Siete pronti a distruggere tutto?

Che balzo terrificante essere liberi!Qual è la nostra reazione al collasso ecologico?

Gli ecologisti radicali o anarchici mi dicono che esiste una resistenza militante organizzata contro le atrocità compiute a danno del mondo naturale e di tutto quello che è selvaggio (umani compresi).

Li vedete alle manifestazioni gridare più forte, ci dicono qual è il modo giusto di vivere, come relazionarci gli uni agli altri e quale ideologia dobbiamo seguire.

Ma queste azioni militanti stanno davvero abbattendo la civiltà e la sua incarnazione più recente, il capitalismo centralizzato globale, oppure, con le loro ideologie e visioni utopistiche, stanno solo svolgendo fedelmente il ruolo di rafforzare la società, consolidando il proprio ruolo nello spettacolo?

Vedo attivisti (spesso io compreso) con buone intenzioni e un sincero desiderio di resistenza reale cadere vittima dello spettacolo della società, perché hanno paura dei loro stessi desideri, passioni ed esperienze.

Attraverso la socializzazione diffidano delle loro esperienze e passioni e le sottomettono a specialisti, a ideologie, al “pensiero razionale” o ai leader.

Non importa quanto cerchiamo di resistere: finché seguiamo le orme della sinistra siamo destinati a fallire, come lei.

L’ideologia di sinistra non può comprendere una critica o una resistenza all’industrialismo nella sua totalità.
Come ogni altra società industriale, anche la sinistra vorrebbe “razionalizzare” ogni cosa vivente, inclusi gli esseri umani, in rapporto all’industrialismo. La sinistra è materialista per negazione, crede ancora alla massima industria e alla massima produzione. L’unica differenza è l’intenzione di distribuire una maggiore quantità di merci a una fascia più larga della popolazione umana, senza mettere in discussione le merci e i livelli di consumo e di distruzione della società occidentale.

La sinistra è troppo legata al suo “pensiero razionale”, figlio dell’Illuminismo del ’700. L’Illuminismo ha scorto l’importanza dell’analisi razionale e scientifica come via per liberare l’uomo dalle catene della superstizione, dell’irrazionale e della natura. Il pensiero illuminista sosteneva che il mondo selvaggio e pericoloso dev’essere analizzato, classificato e domato dall’uomo razionale occidentale. Il conflitto tra il suo mondo culturale interiore e la minacciosa selvatichezza della natura si può risolvere solo addomesticando e dominando la natura stessa. Discendendo da questa tradizione, “la soddisfazione è misurata in termini di acquisizione di beni materiali.” Così, le montagne diventano ghiaia, i laghi liquido refrigerante per le industrie e le persone vengono radunate e sottoposte a trattamento nella fabbrica d’indottrinamento che gli europei amano chiamare scuola.” (Means, 1987)

Persino gli ecologisti che hanno alle spalle una tradizione di sinistra credono ancora di essere “simili agli dei”, con la loro razionalità scientifica. Così come molti cristiani sono convinti che gli esseri umani siano la crema del creato, il culmine della volontà divina, allo stesso modo ogni azione che gli esseri umani compiono in relazione al nostro dominio sul mondo naturale (e spesso sugli esseri umani), è compiuta secondo il volere di dio. Gli umanisti o i razionalisti di sinistra ritengono che gli esseri umani siano lo stadio finale dell’evoluzione, l’apice della natura; quindi, addomesticare il selvaggio o considerare il mondo selvatico come una risorsa, significa semplicemente essere “il portavoce della natura”. Elogiano “l’ascesa dell’umanità dallo stato bestiale” (Bookchin, 1989), sostenendo che questa separazione rende gli esseri umani superiori.

Questa superiorità è anche affermata nei confronti dei “primitivi”, che non vogliono o “non possono” entrare a far parte della società moderna. Vivere in modo simile a quello tradizionale dei nativi americani è un’atrocità per la maggioranza dei razionalisti di sinistra, perché “la società in generale sarebbe rimasta impantanata per un periodo indefinito in una brutale economia di sussistenza, vivendo cronicamente al limite della sopravvivenza” (Bookchin, ’91).

Penso che a suscitare il disprezzo della sinistra per il selvatico sia la paura di ciò che non si può controllare, sia l’ignoto, il caos del mondo reale, che provoca reazioni quali “la natura… di solito è “avara”, è una “madre” ingenerosa e ingannevole.” (idem) Data la loro rigida padronanza della “teoria razionale”, non possono abbandonare la visione hobbesiana della natura, sebbene alcune scienze, quali l’antropologia e l’ecologia, abbiano dimostrato che il mondo selvaggio e le società anteriori all’agricoltura erano l’esatto opposto di quanto risultava dagli errori di giudizio dell’Illuminismo .

la presunzione che l’uomo sia la grande intenzione recondita dell’evoluzione animale. Egli non è affatto il coronamento della creazione: ogni creatura è su un identico gradino della perfezione accanto a lui… E dicendo questo, diciamo ancora troppo: l’uomo è relativamente parlando, l’animale peggio riuscito, il più malato, quello che più pericolosamente si allontana dai suoi istinti. (Nietzsche, L’Anticristo, 1890)

L’altra notte parlavo con un amico in un piccolo bar qui a San Francisco, bevendo gin e ascoltando Johnny Cash. “Lascia perdere quei comunisti. Non voglio lavorare nelle loro fabbriche. Chissà perché tutti questi intellettuali e ricchi universitari pensano che il lavoro sia una bella cosa. Io voglio semplicemente vivere con alcuni amici e con mia moglie nei boschi, coltivandomi il cibo, cacciando e godendomi la vita con la famiglia e gli amici. Solo chi non ha mai avuto un’occupazione senza prospettive pensa che a noi classe lavoratrice freghi qualcosa di chi dirige la fabbrica. Il lavoro è lavoro; non importa se il capo è un capitalista oppure tutti noi. Vorrei che la smettessero di cercare di salvarmi e di dirmi come liberare me stesso”. Ciò che afferma il mio amico Craig rivela altre due grandi pecche dell’ideologia di sinistra. La prima è la devozione al lavoro e alla cultura del lavoro. La seconda è il bisogno costante di salvare tutti i membri della classe lavoratrice, le donne e le persone di colore: se solo aderissimo tutti a quella ideologia, saremmo liberi.

Per molti di noi che lavorano (e non hanno un’istruzione universitaria) è difficile comprendere la visione romantica del lavoro. Non ci vuole un genio – basta un lavoratore – per vedere l’alienazione nel lavoro.

In realtà, pochi lavoratori che conosco pensano in termini di destra e sinistra, la maggioranza pensa in termini di liberale e conservatore. Associano i liberali con la sinistra e in genere li detestano e li vorrebbero morti. Mi chiedo quanti sinistri abbiano effettivamente parlato con un lavoratore questa settimana. Questi non distinguono la destra dalla sinistra e se ne fregano, vogliono semplicemente fare più soldi possibile lavorando il meno possibile. E sanno che in questo i liberali non li aiuteranno di certo.

Introduco questo discorso perché i sinistri cercano in continuazione di prendersi cura di noi lavoratori per migliorare le nostre condizioni. Il problema è che non ci stanno mai ad ascoltare. Se lo facessero, capirebbero che in sostanza noi non vogliamo lavorare, e non vogliamo lavorare specialmente in un mondo socialista (o anarcosindacalista, né in qualsiasi altro programma di autogestione dei lavoratori). Rimandiamo l’esame del perché ad un altro momento, ma credetemi: non vogliamo lavorare in un sistema capitalista e tanto meno in uno socialista. L’idea di autogestire la nostra schiavitù è ancor meno allettante dell’avere un nemico che fa schioccare la frusta. NOI sappiamo che l’industria non ci offre felicità né appagamento, perché ci viviamo dentro e perché l’abbiamo costruita.

Questa storia della sinistra che ci dice che solo nelle fabbriche gestite dai lavoratori possiamo trovare la liberazione deve finire. Credete che la vostra utopia eliminerà l’inquinamento e le sostanze tossiche prodotte dall’industria, l’abuso dei bambini e delle donne prodotto dal disprezzo che si prova per se stessi lavorando come bestie, e l’abuso di se stessi con droghe e alcol per riuscire a sopportare il lavoro o per essere più efficienti (l’uso di amfetamine per lavorare più sodo)? A tutto questo la risposta è NO! L’apparato industriale non può funzionare senza nocività. Contrariamente a quanto crede la maggior parte dei sinistri, non esiste una tecnologia eco-compatibile, il computer senza il quale non potete vivere non può essere fabbricato senza sostanze tossiche. Così, mentre liberate voi stessi, avvelenate anche l’aria che respirate e l’acqua che bevete, oltre a uccidere molte altre specie.

Anche senza i capitalisti, il lavoro servile, duro, noioso, ripugnante continuerà ad esistere finché avremo bisogno di lavorare. Un’economia mercantile non può funzionare senza che la maggioranza delle persone continui a svolgere lavori di routine. So che ci dicono che l’unica ragione per cui i lavoratori cercano con tale forza di accumulare ricchezza è perché i capitalisti allungano la carota di fronte a noi; tuttavia la maggior parte dei lavoratori sa che non potremo mai avere quello che hanno loro. Ora, create un mondo in cui possiamo disporre di qualsiasi merce vogliamo: credete che la gente lavorerebbe meno? A quel punto lavoreremmo per la merce stessa, diventando quindi schiavi della merce e non più dei capitalisti.

Non stiamo lottando per ottenere il nostro posto nella catena di montaggio (che molti sinistri non hanno mai visto né sentito) e passare la vita lavorando.
Non crediamo che gli esseri umani siano i razionali “eredi del pianeta”.

La sinistra non ha niente da offrire alla nostra rivolta quotidiana.

Allora che cosa dobbiamo fare?

Ci hanno fatto credere che per cambiare dobbiamo andare a destra o a sinistra.

Fottetevene.

La risposta è l’insurrezione selvaggia, il SELVATICO.