Storia del movimento No TAV della Valsusa


No-Tav.-PoliziaIl movimento No TAV non ha una vera e propria data di inizio in quanto è nato spontaneamente in seguito alle prime assemblee pubbliche sull’argomento tenutesi fin dai primi anni novanta.

La prima grande manifestazione contro il progetto risale al 2 marzo 1995 a Sant’Ambrogio di Torino, e successivamente le più importanti si tennero il 31 maggio 2003 con una marcia da Borgone Susa a Bussoleno, il 4 giugno 2005 con un’altra marcia da Susa a Venaus, il 5 novembre 2005 con una fiaccolata da Susa a Mompantero, il 16 novembre 2005 con un’altra marcia da Bussoleno a Susa.

Furono organizzati tre presidi permanenti a Bruzolo e Borgone Susa, luoghi in cui dovevano iniziare i primi sondaggi del 2005, ed a Venaus dove dovevano iniziare i lavori di una galleria geognostica del tunnel di base secondo il progetto originario del 2003, oggi in parte modificato.

Alla fine dell’ottobre 2005 le autorità decisero di sistemare una trivella nel territorio di Mompantero per fare dei sondaggi del terreno. Per l’esproprio dei terreni si rese necessario l’intervento delle forze dell’ordine, a causa della ferma opposizione di membri del movimento No TAV, dei sindaci e dei cittadini.
Le forze dell’ordine disposero posti di blocco nell’intero paese di Mompantero attraverso cui solo i residenti, dopo verifica dei documenti, potevano passare; anche gli alunni per recarsi a scuola dovevano mostrare i documenti ai carabinieri.

Nella notte tra il 5 e il 6 dicembre 2005 le forze dell’ordine fecero irruzione nel presidio di Venaus per porre fine all’occupazione dei terreni su cui doveva essere allestito il cantiere. Una ventina di manifestanti furono feriti.

L’8 dicembre 2005 si tenne una manifestazione di protesta contro tale sgombero: una marcia formata da circa 30.000 persone, partì da Susa con destinazione Venaus. Durante la manifestazione, in località Passeggeri, si verificarono alcuni contatti con le forze dell’ordine che non consentivano l’ingresso sulla strada provinciale per Venaus, ma la manifestazione proseguì la marcia. Giunta a Venaus, la popolazione rimosse le reti di recinzione del futuro cantiere e invase i prati, bloccando così l’inizio lavori. Fu costruito un nuovo presidio, situato di fronte al precedente, utilizzato come osservatorio nel caso fossero iniziati dei lavori.
Questi fatti portarono all’abbandono del progetto del 2003, criticato anche per i suoi problemi concettuali, ed alla formazione dell'”Osservatorio”.

Dopo le tensioni tra i cittadini della Val di Susa e il Governo seguite al blitz della polizia, la magistratura mise sotto sequestro le aree di Venaus, che furono subito abbandonate dagli occupanti e dalla stessa azienda incaricata per i lavori di scavo. Parallelamente il governo promise di istituire un tavolo di confronto tecnico e politico, con i sindaci dei Comuni coinvolti e esperti nominati da entrambe le parti.

Il tavolo di confronto è stato realizzato a partire dal 2006 sotto il nome di “Osservatorio”; il suo presidente Mario Virano, nominato direttamente dal governo, è contestato dal movimento No TAV per conflitto di interessi, in quanto riveste ruoli rilevanti all’interno di aziende coinvolte a vario titolo nel progetto del TAV: amministratore delegato uscente della Sitaf (che gestisce l’autostrada A32 e il Traforo stradale del Frejus), e consigliere di amministrazione ANAS.

Nell’Osservatorio, fino al 2011 sono avvenuti diversi incontri tra i sindaci, tecnici e proponenti, ma sono stati esclusi dalla partecipazione la maggior parte dei sindaci No TAV. Degli 8 sindaci convocati all’Osservatorio, hanno potuto partecipare solo 3 sindaci contrari all’opera, rispetto alla maggioranza di 5 favorevoli. Il movimento No TAV e le popolazioni della Val di Susa hanno contestato per queste ragioni l’attendibilità e serietà dell’Osservatorio, criticando il non aver coinvolto le popolazioni, l’eccesso di propaganda, e di non aver preso in considerazione l’opzione di non realizzare l’opera.