Un Paese in cerca di tutela


giudizioQuando leggiamo sui giornali che improvvisamente delle persone escono di casa e hanno la sensazione che il futuro o il presente non parli a loro, la sensazione di doversi riprendere in mano qualcosa che hanno perduto, dobbiamo pensare che non siamo un Paese che ha già perso tutti i connotati, ma un Paese a rischio, fortemente a rischio, che si riprenderà e può riprendersi se riesce a avere anche uno scatto culturale di orgoglio e non solamente economico, non solamente in ripresa materiale.

La Francia degli anni ‘30 viveva con gli occhi tirati indietro, aveva la sensazione che il passato fosse glorioso, il presente incerto, il futuro terribile e soprattutto aveva la convinzione che non c’era un domani!

Oggi abbiamo una possibilità se siamo in grado di riflettere su come noi siamo e non semplicemente se riduciamo quell’espressione a un elemento di devianza, di pazzia, di cattiveria, di non controllo o di emozioni non controllate. Ciascuno di noi fa degli atti inconsulti spesso di generosità, non perché ha calcolato che ne avrà un ritorno, ma perché fanno parte della sua natura umana. Si può essere naturalmente insofferenti della presenza di qualcuno, oppure anche naturalmente molto generosi con la presenza di qualcuno, non è detto… dipende da molti fattori e dal fatto se si riesce a fare un’analisi di sé senza darsi costantemente ragione, ma interrogandosi sul perché la nostra condizione attuale è quella in cui ci troviamo, del perché siamo decaduti economicamente, del perché non abbiamo una produzione culturale scientifica, tecnica all’altezza di un Paese, come 50 anni, del perché non abbiamo un sistema scolastico che funzioni, del perché non abbiamo più un sistema sanitario che funzioni, del perché la nostra qualità sociale sia diminuita. Non è solamente un problema di risorse, spesso è un problema di esserci, di sapere che quella cosa di cui fai parte riguarda anche te e la costruisci tu.

Noi a lungo da questo ci siamo allontanati, abbiamo avuto la sensazione che non ci appartenesse, che fosse un aspetto della nostra quotidianità su cui non pesavamo, che ci era stato dato una volta e che naturalmente non era più in discussione. E’ tornato a essere in discussione ed è un modo di interrogarci sul perché e sulla finalità di stare ancora insieme!

Proviamo a fare una lista di questioni che distinguono un Paese in crisi da uno in crescita.

Il paese in crisi è a forte disoccupazione, in cui le giovani generazioni non vedono un futuro, che ha memoria del suo successo precedente e vede davanti invece una difficoltà di crescita.

Un Paese che non percepisce una classe politica che stia facendo un mestiere a suo favore, ma solamente a vantaggio personale di chi sta in politica, non a servizio di un cittadino, è un Paese in cui non sente più la necessità di vivere collettivamente dentro un unico territorio, ma la necessità di andarsene via perché non si sente tutelato, perché si sente tutelato maggiormente da un suo vicino e non da un’idea di nazione.

Un Paese che ha una crisi di ideale e in cui la differenza, le distinzioni tra destra e sinistra, sono molto lontane e ha un’idea di tecnici come se fossero degli alieni che lavorano per un fine che non si comprende, comunque che non sono al mio servizio.

Un Paese che, quando vive tutte queste condizioni insieme, è spaventato, sfiduciato, in cerca di qualcuno che lo conforti, non è adulto, è un Paese bambino, un Paese in cerca di tutela.

Di solito è una dimensione che non porta a uno sviluppo e a un accrescimento del tasso di democrazia politica, porta invece alla ricerca di un sistema autoritario di controllo, perché gli fornisce dei canoni in cui sentirsi certo, sicuro, che non deve preoccuparsi di cosa accadrà!

Tutti questi punti forse ci riguardano. Nella storia dell’Europa hanno riguardato un Paese che è vicino a noi, non aveva leggi razziali all’inizio, le la avute dopo, non aveva e non applicava discriminazioni, era fortemente abitato da stranieri e immigrati, mal sopportati, era la Francia, Paese che noi abbiamo sempre assimilato come paladino della libertà, che non è mai stato un paese razzista, sanguinario.

Nella nostra mente i paesi razzisti in Europa sono altri!

Bisognerebbe pensarci!