Una “malattia” chiamata politica

Il termine passione deriva dal latino pâssus che significa patire, soffrire.

Già dalla definizione ci accorgiamo che la passione è un modo di sentire quasi patologico. La politica è mossa dalla passione. Anche se esistono diverse motivazioni per appassionarsi alla politica e varie sfumature, più o meno comprensibili, che la rendono interessante nell’ambito dell’attività umana.

Fondamentalmente esistono due tipi di passione politica: una positiva ed esercitata da pochi, che è quella che vede l’impegno politico come servizio nei confronti della comunità, guidato da saldi valori ideali; l’altra negativa e decisamente patologica dove prevale l’egocentrismo del politico e il suo interesse personale. Nel nostro paese la gran parte dei personaggi politici appartiene alla seconda categoria.

Per quanto riguarda la prima possiamo dire che, pur nella sua positività, essa rischia sempre di trasformarsi in malattia se non si ha la capacità di mettersi spesso in discussione e se non si prende un salutare distacco rispetto alle cose della politica.

Il fondatore della psicologia del profondo C.G. Jung sosteneva che la passione è capace d’innalzare l’uomo e nello stesso tempo di scaraventarlo nell’abisso degli inferi. L’aspetto patologico della passione politica si manifesta quando il politico assume atteggiamenti e comportamenti che fanno trapelare un interesse narcisistico, una volontà di onnipotenza e di dominio che può essere svolta con modalità diverse. C’è il politico preso dal denaro e che persegue vantaggi personali; c’è il politico interessato esclusivamente al potere e che, indubitabilmente, non intende approfittare della cosa pubblica ma è schiavo dell’esercizio del potere; c’è il politico narcisista che cerca una ribalta per farsi adulare e per essere la prima donna del palcoscenico; c’è il politico che non avendo problemi economici o di altro tipo e pur non essendo interessato alla politica si sente annoiato e decide di sperimentare una nuova esperienza, qualcosa di nuovo che lo faccia sentire vivo, come in un gioco o per passatempo.

Come vedete molteplici possono essere le motivazioni, più o meno consapevoli, ma nessuna di queste ha a che fare con il bene della collettività. Può anche starci, per i risultati conseguiti, che il politico riesca a concludere qualcosa di buono per la comunità: ma a lunga distanza, verrà sempre fuori il negativo di una scelta sbagliata. Spesso il politico non si accorge nemmeno dei meccanismi psicologici che lo hanno spinto e lo spingono a perseverare “patologicamente” in un attività che invece richiede grandi doti di equilibrio e di maturità. Il politico narcisista, come in altre professioni pubbliche e non solo, può presentarsi con varianti sul tema, ad esempio quello che deve esibire la sua oratoria o la sua presunta cultura o la sua “indubitabile” capacità di scrittura, non potendo fare leva sul suo aspetto fisico o altra qualità della sua personalità.

Tutti questi comportamenti patologici trovano un comune denominatore: la ricerca del consenso personale come unica possibilità di riuscita e di realizzazione della loro attività politica. Non basta. In questi personaggi è così debordante la natura patologica della passione che li porta a coltivare, con fare sprezzante, i sentimenti di odio, di supponenza e di prepotenza nei confronti dei loro avversari politici o di chiunque osi contrastarli. Ma cosa succede nel cuore e nella mente di questi nostri consimili? Ci sono degli studi interessanti effettuati dagli psicoanalisti, da spunti ed indicazioni emersi dalla loro pratica clinica, che si
sono occupati dei meccanismi inconsci e delle complesse personalità degli uomini politici. Queste trovano riscontro puntuale nella schiera dei nostri politici locali.

Come ha scritto Aldo Carotenuto, psicoanalista junghiano, nel politico nevrotico, a sua insaputa, “agisce il bambino capriccioso e tirannico che si è realizzato nell’infanzia”. Una personalità immatura, un uomo bisognoso d’affetto che deve avere sofferto di notevoli carenze affettive. Un uomo-bambino solo, sperduto, abbandonato che non ha avuto una salda guida di riferimento e che ha sperimentato la dolente tirannia e violenza del proprio ego. Anche senza essere uno psicologo, un mio amico ha visto il lato oscuro di taluni personaggi politici: “sono esseri umani che si illudono di riempire i loro vuoti con il potere e il passeggero consenso della gente”.

L’aspetto strano e paradossale è che la gente li vota. Sembra un assurdo ma non lo è. Accade che la solitudine interiore è un sentimento molto diffuso e non è difficile accontentare con delle promesse i desideri delle persone, come in un gioco psicologico degli specchi: “la mia ricerca della pienezza è la tua cittadino, anche tu hai bisogno come me di riempire un vuoto”. La situazione si complica quando, dopo un pò di tempo, ciò che veniva richiesto non viene esaudito e il politico, che tanto bravo era stato nel cogliere il vento dei desideri, si ritrova ad essere odiato e rifiutato. E non si tratta di colmare un vuoto materiale importantissimo e vitale, nel rapporto fiduciario è venuta meno la funzione simbolica che aveva rivestito il politico affinché desse delle risposte di significato all’elettore.

Molti osservatori, infatti, non capiscono perché un buon amministratore, a volte, non viene premiato dai cittadini. Agisce nel rapporto politico-cittadino un livello profondo di scambio inconscio che fa della politica e della sua disillusione un terreno di malattia sociale. Da un lato abbiamo il politico infantile e nevrotico che fa violenza a se steso e agli altri, dall’altro ci sono i cittadini che, purtroppo, nella loro stragrande maggioranza vengono agiti da oscuri sentimenti di vendetta e di punizione. Quasi sempre la relazione politico-cittadino fa perno sulla coppia psicologica presenza-assenza. Dedicheremo un altro articolo al comportamento patologico dell’elettore, stando attenti a non generalizzare e considerando che spesso viene espressa dal cittadino
una richiesta di buona amministrazione della cosa pubblica.

Perché un politico navigato rimane incatenato dalle sue stesse pulsioni negative e dà corso agli istinti distruttivi della sua personalità? Se ne fosse consapevole forse il problema non si porrebbe. Il punto è un altro ed è di natura etica. Il politico se non è in grado di fare delle scelte limpide e non è capace di gratificarsi facendo il bene comune deve avere almeno l’intelligenza e il senso di responsabilità a non ricoprire delle cariche pubbliche. L’inganno che lo muove nella sua attività deve essere rimosso ed eliminato dal proprio orizzonte vitale per scongiurare danni alla propria persona e alla comunità.

Da un punto di vista umano, quando poi si realizza la situazione critica del meccanismo illusione disillusione il politico sconfitto mostra i limiti della sua fragilità umana e muove ad un sentimento di compassione e di solidarietà a chi è capace di provare simili sentimenti. Purtroppo la gente non perdona nulla e si
mette in scena la triste storia del capro espiatorio. Qualcuno deve pagare per le colpe di tutti. Ecco perché è consigliabile non fare l’eroe e non dichiararsi Salvatore della patria. L’attività politica può essere un occasione per crescere e maturare o diversamente per moltiplicare i problemi personali. Un sindaco non deve essere un genitore perfetto della famiglia comunità, pronto ad esaudire tutti i desideri infantili o a risolvere tutti i bisogni. Gli sarà difficile farsi carico di legittime aspettative, lanciando proclami avveniristici, per scoprire quanto prima i limiti imposti dalla realtà ai quali reagirà con fare puerile. Pensiamo piuttosto ad un padre di famiglia concreto che sappia lavorare onestamente, che sappia esprimere le qualità umane della sua personalità senza ricorrere all’inganno ma parlando il linguaggio della sincerità. Non a caso la politica oggi è molto discreditata e non mostra alcun fascino per le nuove generazioni, quando invece potrebbe diventare un occasione di trasformazione dei modelli sociali.

Il discorso sui comportamenti patologici dei politici è molto lungo e merita una trattazione specialistica, uno studio approfondito. Possiamo solamente definire i limiti e i confini di un modo di fare politica che causano malessere personale e sociale. Diversamente bisognerebbe comprendere che il leader di una comunità è una persona umana che rappresenta al meglio la sua gente, la cui autorevolezza viene riconosciuta per la realizzazione di atti chiari e trasparenti che siano distanti da pratiche teatrali di narcisismo esasperato. Basterebbe la semplicità dell’uomo!