Distruggiamo Cartagine!


La Cartagine moderna; quella dei ricchi, dei preti e dei militari! Questo deve essere il grido dei ribelli e il dilemma della rivoluzione sociale. Il grido dell’errante che è spossato, dell’affamato che si strugge nell’inedia, degli assetati di giustizia, degli stroncati nella giusta critica, colpevoli di ribellione!

Distruggiamo Tartufo!
Che ci tortura col pungolo della prepotenza, ci raddoppia la soma già troppo pesante, ci obbliga a sopportare la sua insipienza imbellettata e il suo rito carnevalesco!

Distruggiamo gli antri!
Orridi e paurosi, dove si nascondono loro, i tiranni. Nelle cui tenebre congiurano contro la luce, rubano i diritti e creano gli aborti del nostro malessere. Là decretano il nostro assassinio in massa, la loro legge di sfruttamento; là tentano di dividerci nell’idea, spezzarci negli affetti, bruciarci nel pensiero!

Distruggiamo le corti!
Di tutte le fatture e di tutti i colori. Siano monarchiche o repubblicane, siano emanazioni di dittature o di plebisciti. Perché nelle corti si banchetta in risposta all’urlo delle plebi affamate; il grido di giustizia per tutti si ricambia col piombo; si bara, si mercanteggia e si tagliuzza l’anima, il lavoro e la flemma della sterminata schiera dei senza nome!

Distruggiamo le caserme!
Dove si fa scuola alle gioventù, conculcando nelle loro menti i principi oscuri dello stupro, del cainismo, dell’ambizione e della distruzione di ogni progresso umano. Si inietta la degenerazione delle intelligenze, si realizza un lavoro faticoso che non produce; crea solo una stirpe superba di tradizioni di sangue e di conquista, sottomessa anima e forza ad un regime ingiusto e che cospira contro la natura, seminando ovunque il saccheggio e lo sterminio!

Distruggiamo i tribunali!
Covi di barattieri, ciechi nella giustizia e avidi nelle prepotenze. Mercanti delle false bilance pullulano negli oscuri corridoi fetidi, enigmatici, neri; orribili e ridicoli nelle loro cerimonie intrise di dogma tragico e di parate coreografiche. In aula il ladro millenario carico di blasoni e di ricchezze accumulate dagli avi gloriosi attraverso le sanguinose stragi o nei saccheggi nefandi, accusa l’affamato che gli rubò un pane e con la sua influenza lo fa condannare privandolo per anni della libertà. In nome d’un Dio che non esiste e di un padrone che regna in suo nome, uomini senza diritto né discernimento giudicano altri uomini, rei solo di essere tali, relegandoli, suppliziandoli e torturandoli con un cinismo che nulla ha di umano!

Distruggiamo infine le chiese!
Con tutte le bontà malefiche e tutte le false potenze. Quelle che si camuffano da padre, quelle che creano fratellanze teologiche, quelle che organizzano pretocrazie apostoliche o eremitaggi segreti e appartati. Quelle che hanno alzato templi degni di secoli perlacei o marabutti da trogloditi adamici!

Spezziamo gli idoli di cartapesta e gli oracoli di carne; diamo alle fiamme i sacri codici che ci legano nelle azioni e nel pensiero, le bibbie che favoleggiano impaurendo i bimbi e le vecchie bigotte con descrizioni apocalittiche, i messali voluminosi di cabale indecifrabili. Irrompiamo nelle loro catacombe dove danzano una ridda macabra nell’orgia mostruosa, fra teschi, ossari e cilici ingannatori; e alla luce del sole sfolgorante scopriamo queste coscienze puzzolenti che vivacchiano nell’ombra dei lucignoli fetidi e degli incensi e con le nostre unghie strappiamo i grassi lardi che ricoprono i loro cuori di pietra.
Compiamo la nostra vendetta per tutti i perseguitati del libero pensiero, della moderazione, della tolleranza, della non-violenza.
Attendere cosa?
Non siamo forse divisi da un abisso, i poveri da una parte e i ricchi dall’altra?
Tutti i poveri sanno che, se soffrono e crepano, è a causa dell’esistenza dei ricchi. Tutti i ricchi sanno che, se godono e gozzovigliano, è grazie alla mansuetudine dei poveri.
Esiste un solo ricco che non sappia perché mangia?
Esiste un solo povero che ignori perché viene mangiato?
Non c’è più tempo per le ipocrisie.
Non si può più fare spallucce.
I non-violenti predicano una religione di pace…
vogliamo forse la pace, noi? No di certo!
È la guerra, la guerra senza quartiere contro l’ordine sociale imposto dall’Autorità e dal Mercato.
I non-violenti ci aspettano al varco per rammentarci che tutte le rivoluzioni del passato sono fallite, finendo col dar vita a nuovi regimi ancora più oppressivi. Da quale pulpito elevino questa loro predica, lo abbiamo già visto.
Non ci risulta che esista un’idea o un metodo che possa vantarsi di aver dato la felicità all’uomo.
E allora, dovremmo per questo rinunciare a cercare di raggiungerla?
Già udiamo la seconda obiezione: non si può eliminare la violenza con altra violenza!
Ma benedette creature, noi non vogliamo affatto eliminare la violenza.
Mica siamo frati.
Vogliamo che essa sia una delle tante occasionali espressioni dell’Individuo nei suoi rapporti diretti con ciò che lo circonda, e non la perenne intimidazione dello Stato che impone la propria autorità.
D’altronde, senza la violenza come si potrà costringere il Potente e il Ricco a rinunciare ai propri privilegi, come si potranno neutralizzare i loro cani da guardia?
I non-violenti lo sanno.
Sono astuti, loro.
Pensano che alla fine la virtù trionferà sul vizio. «La nostra santità li fulminerà», blateravano anni fa alcuni di loro.
Macchè! I tiranni non hanno una coscienza da convertire e godono di ottima salute, almeno finché non finiscono sotto un mirino.
È solo la nostra dignità a rimanere fulminata.
Bisogna condannare ogni forma di violenza, dicono i politici che votano in favore della guerra. Bisogna farla finita con ogni forma di violenza, dicono i militari mentre sganciano le loro bombe. Bisogna contrastare ogni forma di violenza, dicono gli sbirri dal manganello facile. Anche loro sono contro la violenza, ma solo quella degli oppressi.
La violenza in uniforme, quella sempre pronta a scattare sull’attenti, la adorano e la praticano con fervore. Cos’altro è lo Stato se non il monopolio della violenza?
Anziché sfidare questo monopolio, i non-violenti lo ribadiscono.
Sappiate che solo noi possiamo usare la violenza, tuonano i funzionari di Stato.
Sappiate che noi non useremo mai la violenza, tuonano gli ideologi della non-violenza.
Gli opposti si attraggono e fanno una coppia perfetta.
Lo Stato e la non-violenza sono fatti per intendersi, come il sadico e il masochista.