Il richiamo costante del nazionalismo


fuocoNel corso di questo secolo la morte del nazionalismo è stata proclamata a differenti riprese:

– dopo la prima guerra mondiale, con la frantumazione in nazioni autodeterminate degli ultimi imperi europei: l’Austriaco e il Turco; e con la fine di ogni nazionalismo ad eccezione di quello dei sionisti;

– dopo il colpo di stato bolscevico, quando fu proclamato che le lotte borghesi per l’autodeterminazione erano d’ora in avanti soppiantate dalle lotte dei lavoratori, i quali non avevano patria;

– dopo la disfatta militare dell’Italia fascista e della Germania nazionalsocialista, quando i genocidi interni al nazionalismo furono esibiti alla vista di tutti, quando fu considerato che il nazionalismo, come teoria e come pratica, era discreditato per sempre. Nondimeno, quarant’anni dopo la disfatta militare dei fascisti e dei nazionalsocialisti, possiamo vedere che il nazionalismo non solo sopravvive ma conosce una rinascita. Il nazionalismo è stato rimesso in essere non solamente dalla sedicente destra, ma, anche e prima ancora, dalla sedicente sinistra. Dopo la guerra nazionalsocialista, il nazionalismo ha cessato di essere una prerogativa dei conservatori ed è divenuto la teoria e la pratica dei rivoluzionari rivelandosi come il solo credo rivoluzionario che oggi si impone.

I nazionalisti rivoluzionari, e di sinistra, insistono nell’idea che il loro nazionalismo non abbia niente a che fare con quello dei fascisti e dei nazionalsocialisti, che il loro sia un nazionalismo degli oppressi, che offre una liberazione sia culturale che personale. Le rivendicazioni dei nazionalisti rivoluzionari sono state utilizzate dalle due più antiche istituzioni gerarchiche sopravvissute fino ad oggi: lo stato cinese e, più recentemente la Chiesa cattolica. I sostenitori del nazionalismo attuale lo presentano come una strategia, una scienza e una teologia della liberazione, il compimento del precetto illuminato — la conoscenza è il potere —, una risposta notevole alla domanda: Che fare?

Per contestare queste rivendicazioni e per piazzarle nel loro contesto, debbo porre la domanda su cosa sia il nazionalismo — non solo il nuovo nazionalismo rivoluzionario, ma anche quello vecchio conservatore. Non posso iniziare con una definizione del termine “nazionalismo”, poiché questa non è una parola che possiede una definizione statica: è un termine che ricopre una successione di esperienze storiche differenti. Comincerò tracciando un breve schizzo di alcune di queste esperienze.

Secondo una erronea concezione, largamente conosciuta (e facile ad essere manipolata), l’imperialismo è relativamente recente. Esso consiste nella colonizzazione del mondo intero, ed è lo stadio supremo del capitalismo.

Questa diagnosi porta a una cura specifica: il nazionalismo proposto come rimedio all’imperialismo, le guerre di liberazione nazionale si volgono verso la distruzione dell’impero capitalista. Questa diagnosi serve una causa, ma non rende conto di alcun avvenimento o situazione. Ci avviciniamo di più alla verità ridiscutendo questa concezione e dicendo che l’imperialismo fu il primo stadio del capitalismo, che il mondo è stato ulteriormente colonizzato dagli Stati-nazione, che il nazionalismo è lo stadio dominante, contemporaneo e (speriamo) supremo del capitalismo. La realtà di questa ipotesi non è stata scoperta ieri. Essa è altrettanto familiare quanto la falsa concezione che la nega.

Fu utile, per diverse buone ragioni, dimenticare che, fino a questi ultimi secoli, i poteri dominanti dell’Eurasia non erano Stati-nazione, ma Imperi. Un Impero Celeste, diretto dalla dinastia dei Ming, un Impero Islamico, diretto dalla dinastia Ottomana e un Impero Cattolico diretto dalla dinastia degli Asburgo, hanno rivalizzato per il possesso del mondo conosciuto. Dei tre, i cattolici non furono i primi imperialisti, ma gli ultimi. L’Impero Celeste dei Ming ha dominato la più gran parte dell’Asia orientale e ha disseminato sui mari vaste flotte commerciali un secolo prima che i cattolici prendessero i mari per invadere il Messico.

Gli stranieri non sono nemmeno uomini
Coloro che celebrano i grossi fatti cattolici dimenticano che, tra il 1420 e il 1430, il burocrate imperiale Cheng Ho comandava spedizioni navali di 70.000 uomini e navigava non solo verso Malesia, Indonesia e Ceylon, ma si allontanava fino al Golfo Persico, fino al Mar Rosso e all’Africa. I cantori dei conquistatori cattolici fanno anch’essi poco caso al fatto che l’Impero Ottomano, che conquistò anche le province occidentali dell’Impero Romano, dominò l’Africa del Nord, l’Arabia, il Medio Oriente e la metà dell’Europa, controllò il Mediterraneo e arrivò alle porte di Vienna. Fu per sfuggire all’accerchiamento che i cattolici imperiali si misero in marcia verso l’ovest al di là delle frontiere del mondo conosciuto.

Comunque sia, furono essi che “scoprirono l’America”, e cambiarono gli equilibri di forza in seno agli Imperi dell’Eurasia con il saccheggio, la distruzione e il genocidio della loro “scoperta”.

Gli imperialisti turchi o cinesi sarebbero stati meno assassini se fossero stati loro a “scoprire l’America”? I tre imperi non consideravano gli stranieri esseri umani e conseguentemente li trattavano come preda legittima. I cinesi consideravano gli altri come barbari, i musulmani e i cattolici come miscredenti. Il termine “miscredente” non è tanto brutale quanto il termine “barbaro”, poiché un miscredente cessa di essere preda legittima e diviene completamente umano tramite il semplice atto della conversione alla vera fede, mentre un barbaro resta una preda fino a quando questa conversione sia stata compiuta dal civilizzatore.

Il termine miscredente, e la moralità che lo sostiene, entrano in conflitto con la pratica degli invasori cattolici. La contraddizione tra le dichiarazioni e gli atti fu ben presto messa in luce da un critico, un prete di nome Las Casas, il quale notò che le cerimonie delle conversioni erano dei pretesti per la discriminazione e lo sterminio dei non convertiti, e gli stessi convertiti non erano trattati come cattolici amici, ma come schiavi.

Le critiche di Las Casas imbarazzarono un poco la Chiesa cattolica e l’Imperatore. Vennero allora promulgate leggi e furono fatte inchieste, ma senza alcun effetto, perché i due scopi delle spedizioni cattoliche, conversione e saccheggio, erano contraddittori. La maggior parte degli uomini di chiesa si riconciliarono per salvare l’oro e dannare le anime. L’Imperatore cattolico dipese in modo crescente dalle ricchezze rubate per finanziare la casa imperiale, l’esercito e le flotte che eseguivano i saccheggi.

Il saccheggio continua ad avere la meglio sulla conversione, ma i cattolici continuavano ad essere imbarazzati. Non potevano rivestire la pratica con la loro ideologia. I cattolici effettuarono le loro principali conquiste a partire dal loro primo incontro con gli Aztechi e con gli Incas, che essi descrivevano come Imperi le cui istituzioni erano simili a quelli dell’Impero degli Asburgo, avendo pratiche religiose demoniache come quelle del loro nemico ufficiale, il detestato Impero dei Turchi Ottomani. La maggior parte delle guerre di sterminio condotte dai cattolici non furono d’altronde mai dirette contro comunità senza imperatori, né eserciti costituiti. Tali fatti, ancorché penetrati regolarmente, entravano in contraddizione con l’ideologia e non avevano niente di eroico.

La contraddizione tra le professioni di fede degli invasori e i loro atti non fu risolta dagli imperialisti cattolici ma dai precursori della nuova forma sociale, gli Stati-nazione. Questi precursori apparvero a due riprese nell’anno 1561, quando uno degli avventurieri d’oltremare dell’imperatore proclamò l’indipendenza del suo Impero, e quando molti dei banchieri e fornitori dell’Imperatore lanciarono una guerra d’indipendenza.

L’avventuriero d’oltremare, Lope de Aguirre, non ottenendo il sostegno di una mobilitazione fu giustiziato.

I banchieri e i fornitori dell’Imperatore mobilitarono gli abitanti di parecchie province imperiali e riuscirono a separarle dall’Impero (si tratta delle province che costituirono in seguito l’Olanda). Questi due avvenimenti non erano ancora lotte di liberazione nazionale. Erano segni precursori dell’avvenire. Si trattava anche di reminiscenze del passato. Nell’antico Impero Romano erano state ingaggiate delle guardie pretoriane col compito di proteggere l’Imperatore e alla fine queste avevano esercitato il potere al posto dell’Imperatore. Nell’antico Impero Islamico, il Califfo aveva ingaggiato guardie del corpo turche per proteggere la sua persona: queste, come precedentemente avevano fatto i pretoriani, si erano impadronite delle funzioni del Califfo e avevano preso possesso del Palazzo Imperiale e del potere relativo.

Lope de Aguirre e gli altri personaggi olandesi non erano guardie del corpo della monarchia degli Asburgo, ma l’avventuriero delle Ande e le case commerciali e finanziarie olandesi compivano importanti funzioni imperiali. Questi ribelli, come le antiche guardie romane e turche, volevano liberarsi dell’indegnità spirituale e della carica materiale di servire l’Imperatore. Essi, avendo già preso il potere di quest’ultimo, lo consideravano un parassita.

I grandi personaggi olandesi non erano inetti, e il loro tempo era venuto. Non rovesciarono l’Impero, lo razionalizzarono. Le case commerciali e finanziarie olandesi possedevano già la maggior parte delle ricchezze del Nuovo Mondo. Le avevano ricevute in pagamento per l’approvvigionamento delle flotte, degli eserciti e della casa dell’Imperatore. Potevano adesso consacrarsi al saccheggio delle colonie a loro proprio nome e beneficio, senza l’ostacolo di un sovrano parassita. E, poiché essi non erano cattolici, ma protestanti calvinisti, non erano imbarazzati da nessuna contraddizione tra gli atti e i principi. Non facevano professione di salvezza di anime. Il calvinismo dettava loro che un dio impenetrabile aveva salvato o dannato tutte le anime sin dall’inizio dei tempi e nessuna delle preghiere avrebbe potuto modificare il piano divino.

Gli olandesi non erano crociati. Si dedicavano ad un saccheggio senza eroismo, né humour, ad un affarismo calcolato e regolato. Le flotte preposte al saccheggio partivano e ritornavano così come previsto. Il fatto che gli stranieri saccheggiati fossero miscredenti divenne meno importante del fatto che non fossero olandesi.

I precursori del nazionalismo dell’Eurasia occidentale avevano forgiato il termine “selvaggio”. Questo termine era sinonimo di “barbaro”, termine utilizzato nell’Impero Celeste dell’Eurasia orientale. I due termini definivano gli esseri umani come preda legittima.

Nel corso dei due secoli successivi, le invasioni, gli assoggettamenti e le espropriazioni iniziati dagli Asburgo, furono imitati dalle altre case reali europee.

Visti con le lenti degli storici nazionalisti, i risultati dei primi colonizzatori, così come in seguito dei loro imitatori, hanno l’apparenza di nazioni: Spagna, Olanda, Inghilterra, Francia. Ma, piazzandosi piuttosto dal punto di vista di questa epoca, i poteri colonizzatori sono gli Asburgo, i Tudor, i Borboni, gli Orange — cioè famiglie dinastiche identiche a quelle che avevano spianato i coltelli per la ricchezza e il potere sin dalla caduta dell’Impero Romano d’occidente. Gli invasori possono essere considerati da questi due punti di vista in quanto era in corso una transizione.

Non si era più in presenza dei regimi feudali, ma si era ancora in presenza delle nazioni con tutte le loro caratteristiche. Queste entità possedevano già alcuni attributi, ma non tutti, dello Stato-nazione. Il più importante elemento mancante era l’esercito nazionale. I Tudor e i Borboni organizzavano gli elementi anglicizzati e francesizzati dei loro sudditi, particolarmente nel corso delle guerre contro i sudditi di un’altra monarchia. Ma, né gli Scozzesi né gli Irlandesi, né i Corsi, né i Provenzali, erano reclutati per combattere e morire per “amore del loro paese”. La guerra era un’onerosa carica feudale, una corvée. I soli volontari erano gli avventurieri che sognavano oro, i soli patrioti erano i patrioti dell’Eldorado.