La ballata del Re dei Mendicanti

Venite a me, straccioni,
derelitti, suonator di cornamusa,
fannulloni, parassiti, delinquenti, meretrici,
E mocciosi, e mocciosette,
ammasso di uomini coi pantaloni alle caviglie,
razza d’indipendenti irosi!
Sono anch’io di questo paese:
Il poeta è il Re dei Mendicanti.

Voi che il vento del mattino
che la pioggia più sferzante,
che i gendarmi, i mastini,
i pestaggi, le febbri, la scarsità di cibo
prendete sempre per inezie,
voi il cui abito leggero e lercio
sembra fatto di vecchi giornali,
Il poeta è il Re dei Mendicanti.

Voi che il sole caldo ha arrossato,
scemi del villaggio dalla pelle screpolata
che somiglia all’oro del pane gratinato,
servette di riccioli la vostra fronte è piena,
bimbette nude e senza camicette,
vecchi con l’occhio cavato, il naso rugoso
e il mento a schiaccianoci,
il poeta è il Re dei Mendicanti.

Oh Mendicanti, sudditi miei, uomini e donne,
io sarò il vostro capofuoco.
Vivrai, mondo d’inerti!
Il poeta è il Re dei Mendicanti.