Lettera aperta a Matteo Renzi

Caro Matteo,

ti do del tu perchè so che sei un tipo molto “yeah” o così dicono. Sono un giovane europeo, o meglio, un giovane italiano con tendenze a definirsi cittadino d’Europa, anzi ti dirò di più, l’ambizione più grossa è sentirmi semplicemente me stesso, uomo, vita umana nel mondo.

Viaggio spesso, ho studiato e continuo a formarmi, ho più amici all’estero (dove più volte mi sono ritrovato a vivere) che in Italia, faccio lavori saltuari e screditanti per le mie ambizioni e per il mio percorso formativo. Vivo in un 40 mq di Roma insieme alla mia ragazza, dilapidando tutto quello che possiamo guadagnare, anzi, raccattare, nell’affitto. Vivo travolto dal fango quotidiano in un Paese stuprato e maltrattato, dove le menti più incolte vengono sabotate davanti alla tv e diventano la miglior carne da macello. Persuasi e soggiogati dai mass media, dalle curve politiche (chiamarle tribune sarebbe follia, ormai si tifa e basta) e dagli hashtag, rincorriamo un mondo diverso e spesso impossibile. Un mondo dove non si rincorrano modelli clamorosamente sbagliati, di cui nessuno in politica se ne è accorto, o forse si ed è solo corrotto, dove non si rincorre la quantità ma la qualità, dove non si spreca ma si consuma, dove non si produce ma si ricrea, dove non si costruisce ma si distribuisce.

Capita di vivere l’Europa, non quella dei Palazzi che tu,  con occhiaie evidenti e con cappotti mal abbottonati vivi, (ne segui le orme ma non sei il bomberone Berlusconi da oggi anche Mr B Gambardella, rassegnati). L’Europa, quella dove ho lavorato e studiato, quella dove i miei compagni, amici ed ex colleghi vivono è fatta da Paesi che voi avete diviso in virtuosi e non. Questi Paesi sono semplicemente diversi e voi, o chi per voi, avete cercato di renderli standard, di imprimere un marchio di dare una forma comune a Paesi tremendamente diversi.

Avete provato a dirci che la flessibilità nel mondo del lavoro poteva aiutarci, certo, bravi, avete distrutto tutto e sai perchè? semplice, perchè siamo diversi dal mondo anglosassone, e ancora di più lo siamo dalla Cina o dal Brasile: abbiamo strutture, cultura, educazione e logiche diverse. La vostra flessibilità, quella che ci avete costretto a sostenere, (quella per cui avete fatto mangiare solo le lobby della formazione e degli intermediari) è quella che ci obbliga ad entrare in un posto di lavoro, avere due mesi di tempo per ambientarci, imparare il mestiere, svolgerlo per quattro mesi e andarcene; risultato? Il datore ha perso due mesi per formare, il lavoratore appena entrato a regime deve andarsene e la giostra continua a girare svuotando di efficacia ed efficienza i nostri sistemi aziendali. Avete abbandonato un sistema, quello molto più consono al nostro Stato e simile ai modelli giapponesi, dove l’ambiente di lavoro, la stabilità e la familiarità con la professione doveva solo evolvere e migliorarsi, impregnarsi di meritocrazia e di trasparenza. Quel modello, maledettamente stabile, avrebbe, e potrebbe ancora oggi, garantire minori spostamenti e minor traffico (se uno sa dove andare a lavorare può comprare, magari, casa vicino al posto di lavoro) maggiore sviluppo di professionalità, minor tempo speso per formare e più tempo per lavorare ed ancora maggiore condivisione di professionalità ed aumento qualitativo dell’organico (se uno lavora per 10 anni a costruire auto sarà il migliore a farlo, se uno lo fa per tre mesi e poi va a costruire cellulari sarà mediocre nell’uno e nell’altro).Pensa ad un politico, in poco tempo non ne capisce niente, se ci sta per un po impara tutto, purtroppo…forse non è l’esempio migliore.  Ci avete obbligato a credere che flessibile è figo e stabile è noioso, avete imposto modelli che neanche conoscevate e ne pretendete il rispetto. Avete trasformato il diritto a licenziare in obbligo a non assumere.

Siete al potere, siete e dovreste essere l’esempio. Come un bambino si forma dai genitori e dalle scuole, già quelle che come il tuo idolo Obama hai da subito messo nel mirino per una non gradevole campagna pubblicitaria, il popolo, la cittadinanza, si forma e si modella con l’esempio dello Stato. Ecco allora spiegata la società dei magnaccioni, dei fisici gonfiati e dei tatuaggi ovunque, la società degli smartphone e delle smart car. La società delle veline e dei calciatori, della ricchezza facile quella falsa, fittizia, momentanea. La società della sintesi e non dell’analisi, la società del raccomandato e non del preparato.

Caro Matteo, ai tuoi esordi mi dissi “se non vince subito verrà sporcato, contagiato e manomesso”. Chi sei adesso? sei quello del nuovo contro il vecchio o del nuovo vecchio ? Ho paura, tanta, di aver visto già questa storia: promesse, effetti mirabolanti, campagne di comunicazione, aggregazione dei principali opinion maker, coinvolgimento dei maggiori stake holder nazionali e poi? poi tutto come prima, anzi peggio, con un sogno non esaudito, una preghiera non ascoltata ed un Paese che piange non l’assenza di leader, quelli ne abbiamo avuti fin troppi, ma la carenza di ideologie proprie, forti e valide.

Ora basta Matteo, basta parole, basta giubbotti di pelle, bombe alla Maurizio Mosca, slide e cinguettate varie. Esigo rispetto, esigiamo noi tutti rispetto. Hai preso il potere con un vero e proprio colpo di Stato, in un Parlamento illegittimo con un Presidente dello Stato che non fosse lì sarebbe saltato il carrozzone, con una sfilata degna di “uomini e donne” hai voluto la bicicletta e ora non devi pedalare, devi correre. Sai Matteo, essere Presidenti del Governo della Repubblica Italiana significa essere rispettati e rispettabili, non giocosi, burloni e simpatici, la maglietta di Gomez non è molto diversa dalle corna fatte da Berlusconi, il Nostro Stato esige rispetto!

Esigo di doverti rispettare, di chiamarti Presidente e non Matteo, di impegnarmi per lo Stato quanto lui si deve impegnare per me. Esigo che si torni a parlare la nostra lingua, che il pensionato non sia un pensionato ma un ex lavoratore, che un laureato non sia sinonimo di studente o disoccupato ma che si dica Dottore, che non si dica flessibile ma incerto e che non si dica stabile ma solido, che le escort tornino puttane, che i bamboccioni tornino ragazzi e che i choosy tornino ambiziosi.

Non è più tempo di forma ma di contenuto, di mirabolanti aste su ebay di sfilate in bici (ormai lontano ricordo dei tempi distanti dalle auto blu), di F35 usati per coprirci dalle forze del male. Non è più tempo caro Matteo.

Tu che colpe hai? già troppe per il solo fatto di essere lì dove sei e anzi dimenticavo di ringraziarti per gli 80 euro in più che darai a mia mamma così potrò chiamarla e dirle “mamma mi presti i soldi che ti ha dato Matteuccio?” grazie davvero di cuore per un ulteriore umiliazione Matteo, anzi #matteononstareserenosiamotuttinellamerda.