Peppa pig e la politica.


E bene si, Peppa pig ormai è in politica. Chi ha a che fare con il marketing potrà capire meglio di cosa si parla, a chi invece risulta una materia sconosciuta tra qualche riga apparirà tutto più chiaro.

Dopo l’avvento dell’impero della comunicazione berlusconiana in politica, il modo di esprimersi, di documentare, raccontare e descrivere il proprio partito, la propria opinione politica è cambiata. Chi non si ricorda durante le tribune politiche i foglietti in mano, i consiglieri alle spalle dei politici passando per i tablet e finire con l’accesso spasmodico a social e blog.

Il marketing in politica ha preso il sopravvento, chi ha capito come Berlusconi ha dominato l’opinione pubblica nell’ultimo ventennio, ha intuito, con colpevole ritardo, che ciò che creava consenso (e lo fa tutt’ora) è l’orchestrazione di un marketing olistico ed integrato.

Tv, giornali, radio, web tutte insieme ad uniformare e passare le notizie, coerenza tra immagini e dichiarazioni, strategie di smentita (la notizia smentita è una notizia due volte) o di finto gossip ( cani, fidanzate ecc.) , la cura maniacale di gestualità, effetti frame, stream e tanti altri effetti che aiutano la notizia a diventare tale.

Così accade che grandi manager e tecnici di marketing e comunicazione sfilino nei corridoi dei palazzi e delle ville dei nostri politici; così succede, sempre “magari”, che Berlusconi e Renzi si trovino ad Arcore per avere dritte dagli stessi esperti, praticamente a scuola insieme.

L’evoluzione del marketing insegna ed impone un passaggio dalla visione di interazione a quella di relazione. Coinvolgere in una relazione “comandata” il proprio interlocutore, pone il politico davanti all’esigenza di ricreare un ambiente, un mondo possibile e sebbene pieno di menzogne sempre un mondo pieno di valori, aspettative, benefici promessi e appartenenze da sognare e ricercare.

Dopo Berlusconi, Renzi è stato il primo a carpire il segreto del consenso diffuso. E’ pacifico che i mass media sembrino supportare il sindaco di Firenze, ad egli si associano immagini sempre molto dinamiche: la mattina alle sette presso il Nazareno, la bicicletta onnipresente o l’arrivo tra curiosi che danno la mano al Sindaco. Ancora: opinion leader che anche se criticano usano aggettivi identici per descrivere Renzi, “decisionista” sopra a tutti.

Il parallelismo con Berlusconi è evidente: immagini sempre positive, sorrisi, strette di mano, bandiere e situazioni di folla manifestante, così come non può sfuggire “ex-premier”, “cavaliere”, “presidente” invece che un più modesto “Silvio Berlusconi”.

Questa è comunicazione spiccia, invece, Renzi, si è spinto oltre. La sua squadra di marketer, ha da subito intuito che il riflesso della campagna di Obama poteva servire da “case history”. Allora ecco qui un bel copia-incolla della campagna di Obama (gli addetti marketing la studiano nelle università di tutto il mondo). Nasce il brand, “l’Italia cambia verso” o il claim “Adesso” contornato dai colori USA (degno del peggior copia-incolla) appare figura più “casual” e “social”: giubbotto di pelle, smartphone, smart car, e poi perchè no, apparizioni in talent show, discorsi che alludono al sogno e alla speranza, l’endorsement di vip (guarda Jovanotti tra i tanti) insomma un obamino all’italiana.

E Peppa pig? Già proprio lei, accostata, da “screditanti” o fin troppo lungimiranti giornalisti,  a Matteo Renzi, non si capisce bene se essi abbiano rintracciato anche somiglianze fisionomiche, è la novità del momento. Walt Diseny ha dimostrato con delle enormi campagne di marketing,  “Harry Potter” giusto per citarne uno, come sia possibile, creando un mondo parallelo avere un grande consenso (incassi per Disney, voti per un politico). Una presunta, vera, università per maghi, le scope volanti, i codici magici.  La magificazione, sperimentata nel mondo del consumo di beni e servizi si sposta nella politica, ed è così che dalla retorica di Platone, alla propaganda d’indipendenza americana, passando ai comizi della prima Repubblica si arriva all’adozione di questa tecnica: la magificazione. Crea un mondo possibile, un’aspettativa, un’immagine condivisa, un sogno, un desiderio. La camicia bianca senza cravatta e magari con le maniche in su , pulito, serio ma non istituzionale, la bicicletta, le frasi disconnesse dalla realtà, senza mai dire esattezze e pratiche tanto basta dare dei richiami emozionali-affettivi. Dinamico, coinvolgente, applaudito e reazionario, giovane e simpatico. L’ambiente è quello della rottamazione, la magia del cambiamento, la volontà alla lunga paga. Insomma, non una persona, non dei fatti, delle pratiche, delle azioni ma un nuovo mondo, già come quello di Disney, un mondo possibile, possibile tanto quanto avere Peppa Pig in Parlamento.