Solidarietà all’uomo


“Nel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai in una selva oscura, che la dritta via era smarrita”.
Così scriveva il sommo Poeta addentrandosi mentalmente negli inferi.

Io ho senza dubbio superato la metà del cammino della mia vita, ed il conto alla rovescia è iniziato inesorabilmente. Per ben che vada arriverò a quella minima pensione di 500 euro guadagnata in 40 anni di lavoro e di versamento di buona parte del mio reddito e dovro’ cercare di lavoricchiare in nero per sopravvivere.

Oggi ho assistito ad una delle pagine politicamente più infami che riesca a ricordare: il voler ledere i diritti e le libertà altrui rappresenta qualcosa di ignobile ed inimmaginabile, se non da chi ha vissuto la dittatura. Ho avuto la fortuna di avere come insegnante il prof. Gino Baratta, potevi non essere d’accordo con lui, ma la dialettica verbale ed il diritto di manifestare le tue idee, te le inculcava giorno dopo giorno, lontano da ogni tentativo di reprimerle con l’autorità che aveva e men che meno con la violenza.

Dei giovani, di orientamenti politici differenti, sono approdati in parlamento con la volontà di lottare per il loro futuro, fino ad ora deciso da persone che sono nate, praticamente, onorevoli e mai hanno saputo sporcarsi le mani con il lavoro o dover vivere cercando di arrangiarsi. Avremmo dovuto tessere le lodi di tanta forza, ed invece, la reprimiamo. Certo la violenza verbale non è sempre bella, ma la viviamo ogni giorno in uno stadio che è la società. La vivevano anche i Romani all’arena, e, a parte i leoni, nulla è cambiato allo stadio. Poi arrivo’ la Chiesa ed il catechismo dicendoti che era peccato dire le parolacce. Ed improvvisamente il linguaggio “violento” fu sdoganato da un sistema di informazione televisivo importato da berlusconi dall’ America. Quindi oggi viviamo un modo di parlare che è stato “ autorizzato” da quel sistema che ora lo vuole reprimere. Io lo ricordo perfettamente che ti arrivava uno sganascione da tuo padre se usavi “ le parolacce”, e penso sia nella memoria di tanti anziani come me. Di che stupirci quindi? Di un vaffa o di un pompino? Ma quando guardavo la tv, ho finalmente disdetto il canone e imballato la televisione, questo linguaggio era ormai all’ordine del giorno. Giusto? E chi puo’ dirlo, tutto si evolve su dei binari creati da ogni azione quotidiana.

Sono qui a difendere a gran voce e con tutta l’anima, l’azione di questi giovani.

Un’amica mi ha detto: “ma di che ti impicci, hai un’attività non immischiarti, devi lavorare”.

Vedete io avevo un’attività e trenta secondi di tremito me l’ hanno distrutta, senza che nessuno sia venuto ad aiutarti o a solidarizzare. E senza aiuto sono, o meglio ho voluto ripartire, per dire a me stesso che se volevo potevo. Quindi l’avere un’attività è del tutto irrilevante di fronte al cosmo degli eventi. Ma se io ora dicessi a me stesso di cercare di vivere, alla meglio, con cio’ che mi è rimasto, non sarei più in grado di guardare negli occhi mio figlio e gli altri giovani, la cui dignità è calpestata non dando loro un lavoro e violando la nostra costituzione che lo stabilisce come un diritto.

In Italia troppe volte abbiamo fatto come i Don Abbondio dei promessi sposi, i ponzio Pilato della storia: ce ne siamo lavati le mani. Nei films di Don Camillo e Peppone, questa tendenza a non immischiarsi traspare continuamente, e Guareschi lo filma, nei suoi racconti, in modo subblime.

Non immischiarti che arrivano i fascisti, stai zitto che ci sono i comunisti, non farti sentire che potresti aver bisogno del sindaco…

Quante frasi di questo tipo abbiamo sentito o pronunciato per il quieto vivere. Questo nostro silenzio, questa nostra colpa ha legittimato la casta a far cio’ che piu’ gli aggradava. Mea culpa, mea culpa.

No giovani, ribellatevi, lottate per la vostra libertà e dignità, diventate artefici della vostra vita, fate che sia una rivolta pacifica, e poi se scappa qualche vaffa, non è la fine del mondo, e Dio vi perdonerà perchè non ha mai voluto che la sua creatura fosse schiava, ma l’ ha creata libera.

E per quel che serve, la mia parola, il mio pensiero è con voi, alla salvaguardia della vostra dignità, …e della mia di uomo

Carlo Breviglieri