In nome di chi?


Fin dai primi anni di vita ci viene imposto un Dio. Ci viene insegnato che lui è la nostra unica luce, e che nella sua sovranità è riposta la nostra salvezza. Questo Dio è stato inventato per spaventare le popolazioni, assoggettarle e quindi controllarle, ed è sempre servito come giustificazione per i progetti di espansione territoriale. In nome suo, infatti, la storia è stata bagnata dal sangue di milioni di innocenti, e ovviamente tutto ciò continua ancora.
La religione vive sulla menzogna, ha come unico scopo quello di mantenere buono il suo gregge per gli interessi di pochi privilegiati. Ci viene detto che dobbiamo rispettare il prossimo quando coloro che ci trasmettono queste parole sono gli stessi che traggono beneficio dalla nostra oppressione.
La religione vigila ed ha sempre vigilato nelle stanze dei luoghi dove ogni tipo di violenza viene amministrata e perpetrata: strutture psichiatriche, prigioni, ospizi, scuole, ospedali, collegi, caserme.

Prendiamo per esempio il cristianesimo, che basa tutta la sua struttura ideologica su gesù. C’è chi considera l’ipotesi che lui fosse un uomo comune che però decise di ribellarsi e che la sua figura è stata strumentalizzata per crearci attorno un impero, ma un individuo lo si può strumentalizzare soltanto se questo in qualche modo spicca sugli altri facendosi portavoce di qualcosa, annullando così il principio rivoluzionario ed egualitario stesso, ponendo le basi per la costruzione di una forma di potere tramite di esso.

Un ribelle non può essere ribelle se è un simbolo da seguire, questo vale per tutte le sfaccettature del sistema, che siano politiche, religiose o ideologiche, e se non è un simbolo da seguire non può essere strumentalizzato. Un individuo veramente rivoluzionario o che comunque ha veramente a cuore la libertà, agisce furtivamente senza mai porsi a capo né al centro di nessuno e di niente, e quando si accorge che sta diventando in qualche modo un punto di riferimento ritorna nell’ombra perché il suo obiettivo sta fallendo.

Se quindi le cose fossero andate in questo modo lui ha avuto comunque delle responsabilità, perché sono stati i suoi comportamenti a rendere possibile questa strumentalizzazione, e quindi tutto ciò che ne è derivato e continua a derivarne. Io non ho mai creduto e non credo tutt’ora che sia esistito, ma anche se così non fosse non cambia niente, perché vorrebbe dire che era soltanto un aspirante politico come tanti altri, un leader, un profeta, un egocentrico deceduto per la sua sete di gloria. In realtà, questo personaggio è soltanto l’immagine cadaverica della delega e dell’autocommiserazione: lui è morto per noi, quindi è giusto che ci sia sempre qualcuno che si sacrifichi per la nostra causa.

Una volta accettato il potere e con essa i suoi codici esistenziali, abbiamo forse la capacità di rifiutare quella dei nostri capi?
La moralità mista all’ipocrisia collettiva legittima l’esistenza dei padroni e dei servi. Attorno a queste figure idolatrate gravita ogni tristezza, ogni afflizione ed ogni paura. Un infinito e perverso processo esistenziale fatto di stenti, sofferenze, privazioni ed inganni.
Lui richiama la nostra attenzione e ci dice “liberatevi”, ma nel frattempo ci insegna a rimanere sottomessi.

…ma in nome di chi?


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