Pecorismo sovversivo

Dopo tanto scalpore, dopo tanto frastuono di propositi bellicosi, dopo tanto clamore di trombe rivoluzionarie, dopo lo scrosciare di tanti discorsi insurrezionali, la promessa e la minaccia di tante barricate, adesso, la parola d’ordine per la rivolta a scadenza fissa è cambiata improvvisamente, la disciplina di partito trionfa, l’obbedienza passiva alla ingiunzione dei santi padri, la rinunzia prudenziale, la rassegnazione e la pace fra gli uomini di buona volontà!

Partita rimandata? Necessità di ragionevolezza in momenti difficili? Vigliaccheria nel popolo?

Se ne son dette tante e tante altre se ne diranno di queste cose amene per giustificare l’ingiustificabile: ma per noi è chiaro che i dirigenti del partito hanno avuto paura del loro coraggio sovversivo di poco tempo fa, paura delle conseguenze, paura di affrontare una situazione nella quale potevano compromettere, con le loro persone, le prebende parlamentari, le sinecure nelle magne organizzazioni, le loro speranze e le ambizioni di arrivisti della politica. Sono pieni di prudenza, pieni di diplomazia, quando fa loro comodo, quei meravigliosi ragazzi immagine. Ne hanno dato prova ovunque, nelle stanze chiuse del potere, nei media asserviti al sistema e nella rete ormai divenuta l’ultima frontiera per aggregare tifosi, impedendo violentemente la parola alle persone libere di rivendicare quella lotta alla rivoluzione culturale e non per il potere, è chiara l’aggressione verso coloro che vogliono un vero cambiamento del sistema, lo si comprende nei vari comizi dei politicanti subendoli per timor di peggio, ma discreditando sempre i sovversivi e sempre osteggiando nelle loro giuste e sincere intenzioni, nella loro volontà determinata di parlare alle masse senza reticenze e senza riguardi per nessuno: senza paura del pecorismo sovversivo.