Scopami. Poi ti spiego.

Deggio un’approfondita analisi del testo al Maestro Daniele che me ne ha fatta esplicita richiesta. Venendomi in ausilio (Piero) con una delle più belle perle delle scritte murali urbane di tutti i tempi, il Poeta qui vi porta un esempio supremo del significato a più livelli, che nell’epoca dei social network potremmo definire ‘meta-tag’.

Dunque, a’ più questa scritta appare come un’esplicita richiesta di compartecipazione fisica della Musa, alla quale viene richiesta una focosa prestazione sessuale in cambio di (eventuale) motivazione lirica al termine della copula. Non sfugge la vena minimalista del Poeta, che se da un lato viene a far cadere in un solo colpo di pennarello un’intera corrente romantica, prevalentemente teutonica, dall’altro aderisce allo stile di un prestigioso novero di autori che comprende anche nomi quali Raymond Carver e Chuck Palahniuk, per non dire di leggende del calibro (12, precisamente) di Ernest Hemingway. Ma, ed è qui che il Poeta vi fa capire il significato variegato di Arte, a pochissimi è chiaro il vero significato recondito della poesia. ‘Scopami’ non è da riferirsi a pratica sessuale diretta e probabilmente di grande intensità & scarsa durata, ma si interpreta nel quadro della figura retorica più prelibata: quella della figura di significato (o tropi, a seconda di come li vogliamo considerare) che riguarda il cambiamento del significato delle parole. Ecco quindi che ‘Scopami’ è molto più liricamente un riferimento alla pratica dello spazzare il pavimento. E quindi il Poeta dice: ‘Scopami, spazza le macchie dalla mia anima, ripulisci il pavimento del mio sentimento da tutte le sozzerie della vita quotidiana’. Non solo. ‘Poi ti spiego’ non è un All-In da gioco di azzardo, che prefigura l’incasso di una cambiale senza nessuna garanzia di pagamento, ma ci viene in soccorso direttamente la Treccani riguardo al verbo ‘spiegare’: ‘Svolgere, distendere ciò che era ripiegato o avviluppato, in modo che l’intera superficie risulti aperta e distesa’ (cfr. anche ‘spiegare le lenzuola al sole’, ‘spiegare le ali’). Dunque il Poeta è qui mutuale, e vuole dire: ‘Tu prima spazza la mia anima dello sporco accumulato, e poi io aprirò al mondo la tua anima fino a questo momento avviluppata’. In un contesto ermetico che prende spunto dalle opere di Ungaretti (come l’arguto Luca Pisanu aveva saggiamente fatto notare in sede di pre-analisi), ecco quindi un intero paradigma sentimentale, ridotto magistralmente in una duplice interazione che si svolge tra il pavimento della cucina e lo stendino dei panni.