indifferenti

Non per nulla Dante si scaglia contro coloro che vissero «senza infamia e senza lodo».

Costoro sono nati per far numero ed ombra; sono la massa bruta che intralcia il cammino dell’umanità; sono la palla di piombo ai piedi del progresso.
Giustamente scrisse Inkyo nel dramma Giustizia è fatta: «Non è provato che gli indifferenti non siano peggiori degli altri. È in grazia loro che tanti mali si perpetuano e diventano destino di tutti.

La loro indifferenza alle ingiustizie, la loro insensibilità alle sofferenze di chi è oppresso e che anela al loro aiuto per scuotere il giogo e sollevarsi alla vita, è bene una responsabilità.

Perché questa gente non sa mai dire una parola contro i prepotenti che dominano, in appoggio ai deboli che si dibattono?
Questa gente che vive la piccola vita materia di egoismi e di tornaconti e non alza mai gli occhi per accorgersi della miseria del vicino, perché dovrebbe salvarsi quando questi scuote la sua pazienza e urla la sua protesta?».

C’è ancora di più.

Oggi la qualifica d’indifferente, che si danno questi individui equivoci, non è esatta.
Essi non sono dei veri neutrali o degli ignavi, come ai tempi di Dante.
La maggior parte di essi appartengono alla razza servil dei pagnottisti.

Sono chiusi nel loro egoismo, ma imbevuti del veleno di quella stampa corrotta e corruttrice, di cui è invasa tutta la cosiddetta classe dei benpensanti.
Se fossero veramente degli indifferenti, non dovrebbero leggere nessun giornale, oppure ne dovrebbero leggere di tutti i colori: dai clericali ai repubblicani, dai conservatori agli anarchici, dai domenicali illustrati della borghesia agli opuscoli di chi soffre e lotta contro i nemici dell’umanità.
E allora, se essi al posto del cuore vi hanno una pietra e rimangono impassibili, tanto se trionfa la menzogna, quanto se trionfa la verità, allora possono affermare veramente di essere degli indifferenti, e meritano di essere trattati come li tratta Dante.

Ma essi, non solo si guardano bene dal non leggere nessun giornale o libro che non sia ad usum delphini, ma ancora evitano di avvicinare qualche operaio intelligente, che potrebbe insegnare loro molte di quelle cose che il codardo indifferente sconosce addirittura, o finge di non capire.

E molti di loro non sono che qui famosi intellettuali, figli di operai, o figli di villani arricchiti con l’abigeato o di bottegai ingrassati col furto legale.
Figli alle volte d’una società anonima, che prendono tale prosopopea, come se fossero saliti sopra un mucchio di concime.

Con un avversario dichiarato, spesso si può discutere; ma con un sedicente indifferente, no.

Rivestiti della più ributtante ignoranza, finiscono col dire: «mondo è stato e mondo è», come se ancora fossimo all’età della pietra.
Ma essi, rettili insidiosi, intendono giustificare in quel modo l’opera del birbante, del prepotente e del traditore che trionfa.

Sono essi i peggiori nemici dell’umanità.

[Il Vespro Anarchico, 1923]