La pletora dei miserabili


Questa è l’Italia del terzo millennio, l’Italia che era una delle più grandi potenze industriali del mondo. Per questa società finire in povertà significa diventare miserabili, in questo tempo di miseria e meschinità.

Ma se per chi è scivolato dal ceto medio alla povertà parliamo di miseria, i veri miserabili sono tutti quei partiti e organismi politici che dovrebbero avere il coraggio di dare un pugno al tavolo e rovesciarlo una volta per tutte.

Invece no.

Continua il balletto dei politicismi, del partitismo, del sopravvivere a qualunque costo, anche se il prezzo più alto dell’ignavia o del garantire le proprie rendite di posizione e la spartizione del potere attraverso la conta dei candidati da piazzare nelle liste, ricadrà su quel poco che resta di questo paese.

Miserabile chi continua ad usare slogan demagogici che mirano ancora una volta solo ad ingannare e defraudare migliaia di persone del diritto alla ribellione.

Miserabile chi non ha visione e neanche un progetto politico ma usa quelle persone come merce per modificare i rapporti di forza all’interno di un altro progetto non suo.

Miserabile è quella politica marcescente che non vuole morire.

Miserabile chi la pratica senza dignità e uno straccio di vergogna.

Miserabile chi usa tatticismi per fare a sua volta profitto anche a costo di fottere chi soffre.

Miserabile chi si sente superiore della sua furbizia politica.

E allora miserabili politicanti che vi difendete dai processi e non nei processi, spiegateci chi ha deciso di forzare la legge e perché non vi siete presi la responsabilità di quello che avete fatto?

Semplice, è perché siete dei miserabili politicanti, ed usate la pletora di fanatici a vostro uso e consumo per mantenere i vostri miserabili privilegi.

Per tutti noi non resta che la miseria, quella vera, quella autentica, quella dignitosa che fa tenere la schiena dritta. Saremo sempre dalla parte della miseria perché in essa è contenuta una nobiltà che i miserabili politicanti non potranno mai nemmeno capire.


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